Pubblicato in: Recensioni

Recensione Clinamen, di Sara Gavioli

“È vero, gli somiglio: a mio padre. C’è una parte di lui, qui con me. C’è sulla mia faccia, sulla piega delle labbra. Una parte di quell’uomo ce l’ho addosso, che io voglia o no. Porto avanti quel che è stato. Mi guardo: lui è lì. Ciao, papà, penso. Tranquillo, mi occupo io di esistere ancora.

Seguo Sara Gavioli ormai da parecchi anni. Ho dei ricordi speciali legati a lei. Se ve li svelassi probabilmente potreste trovarli inutili; per me, invece, hanno un significato molto profondo.

Il primo, per esempio, è di lei sfiancata che parla su Instragram di quanto sia difficile scegliere una bara economica per suo padre e di tutte le pratiche burocratiche che sta sbrigando. Il secondo, invece, è di lei corrucciata che parla del mercato della mafia nei parcheggi che inquina il turismo della sua amata Sicilia.

Sono istantanee di fotografie che magari, lì per lì, mentre la ascoltavo parlare, non ci ho neanche fatto caso; quei discorsi poi si sono sedimentati in me, sono diventati parte integrante dei miei ricordi, il mio vissuto.

Questo è il significato che Sara ha voluto dare al suo nuovo libro, intitolato Clinamen. La nostra vita è fatta di tante piccole istantanee cui non facciamo nemmeno caso: il nostro vicino di casa che urla dalla gioia, un tamponamento a cui assistiamo mentre andiamo a fare la spesa, il nostro collega che inventa una scusa al capo per giustificare la sua assenza. Sono quelle che ci rimangono nel cuore.

Un aspetto del romanzo che mi ha colpito molto è che l’autrice non ci rivela né il nome della protagonista, né quello degli altri personaggi secondari. All’inizio avevo pensato che avesse scelto questo escamotage per tutelare la sua privacy; cioè, mi ero auto convinto che il suo libro fosse una sorta di autobiografia. E in effetti ci sono degli indizi che portano a pensare proprio questo: lei, che dalla Sicilia giunge a Milano e che come professione corregge romanzi, che affronta la perdita del padre, che si ingozza di sushi …  Però, a pensarci bene, posso immaginare che la scelta sia stata fatta per aiutare i lettori a identificarsi meglio con i personaggi del libro. A un certo punto, dopo aver finito di leggere un capitolo, mi sono fermato, ho preso il cellulare e ho mandato un messaggio a Sara: “Ma lo sai che anche a me è successo? Ho fatto un colloquio per un lavoro e mi sono ritrovato a fare il porta a porta con degli sconosciuti. Proprio come la tua protagonista!”  Lei è scoppiata a ridere: “Credo sia successo a chiunque abbia cercato lavoro”.

Sono sicuro che chiunque leggerà il libro, infatti, ritroverà un pò di sè in alcuni capitoli. Sara ha la capacità di dare valore alle piccole cose, e lo fa con uno stile preciso. Senza fronzoli. Diretto.

In alcuni punti, mi è sembrato di rivedere lo stile di Elena Ferrante, coi suoi dialoghi asciutti e la sua potenza narrativa.

La seguo con lo sguardo mentre, indaffarata, sistema la moka sul fornello. Guardo le sue spalle. È così piccola, mia madre, nella cucina pensata per una famiglia intera. Forse tutte le famiglie finiscono in questo modo: perdono pezzi, man mano, e alla fine rimangono solo le cose della notte.

E azzardo un altro accostamento con un grande della letteratura italiana. In alcuni punti, Clinamen mi ha riportato alla mente “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani. In quel libro, l’autore ha avuto l’abilità di mettere in evidenza le piccole cose della vita, portando il lettore a porsi delle domande grazie alla sua scrittura colta e mai banale. Quel libro è un gioiellino di saggezza e semplicità, così come lo è stato per me Clinamen.

Se dovessi proprio trovare una mancanza, direi che, a differenza del libro preso in esame la volta scorsa, Dreamscapers di Dario Orilio, il quale era riuscito a farmi dimenticare la “faccia dell’autore”, grazie al ritmo incalzante della sua storia, in questo, invece, si sente la personalità importante dell’autrice. Eccome se si sente. Sara è presente in ogni pagina, in ogni riga. Mentre leggevo, non riuscivo proprio a staccarmi dalla testa l’immagine di lei, e questo, secondo me, ha reso il suo libro troppo personale. Non so se mi spiego: Sarebbe stato molto più interessante vedere l’autrice fuori dalla sua comfort zone, con una protagonista col carattere completamente diverso dal suo. Però, c’è da dire una cosa: se quello di Dario è un libro di avventura, e quindi ci sta che l’autore si metta da parte per dare spazio alla storia e ai suoi protagonisti, quello di Sara invece è un libro introspettivo, fatto di attimi.

Per capire meglio la sua scrittura, ho in programma di leggere “Un certo tipo di tristezza”, il suo primo libro pubblicato. Sono sicuro che dopo riuscirò a sbrogliare questo dubbio.

A parte questo, consiglio a tutti di leggere Clinamen perché è un libro che merita. Io ho adorato ogni singola pagina. Ci sono stati dei capitoli che mi hanno commosso, in special modo quando la protagonista parla del suo rapporto con la madre. Se lo leggerete (o se lo avete già fatto), ricordatevi di dirmi cosa ne pensate. Sono davvero curioso.

A presto!

Autore:

Autore di libri per ragazzi.

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