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Recensione “Uscita di sicurezza” di Carla Anzile

“Può un libro avere il valore di una persona?”

Uno dei maggiori pregi dei libri per ragazzi è quello di saper trattare tematiche importanti usando un linguaggio semplice e diretto. Parlare di handicap facendo attenzione a non urtare la sensibilità dei lettori né a risultare troppo superficiali secondo me è davvero difficile. Mi vengono subito in mente i libri di Wonder di R.J. Palacio, e de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon, acclamati dal pubblico e dalla critica e amati dai bambini.

Il libro che vi presento oggi racconta di un bambino autistico della Cornovaglia che mi ha profondamente colpito per tanti aspetti.

Uscita di sicurezza è il romanzo di esordio di Carla Anzile, edito da Pelledoca editore. Per chi non lo sapesse, Pelledoca rappresenta una ventata di aria fresca nell’editoria per ragazzi , in quanto si prefigge il compito di far provare dei brividi ai giovani lettori, con libri che vanno dal mistero al poliziesco. Io l’ho scoperta grazie al libro illustrato Blu, un’altra storia di Barbablù di Beatrice Masini, e da lì ho iniziato a  interessarmi a tutte le sue uscite.

Ma di cosa parla Uscita di Sicurezza?

È la storia di quattro ragazzi che vivono in una località balneare della costa sud-orientale della Cornovaglia: Luca, Charlie, Sasha e Jimmy. Luca e Charlie sono fratellastri in quanto il loro padre, una sera di undici anni prima, aveva avuto la brillante idea di generare due figli con due donne diverse. Jimmy è uno fissato con i pirati, mentre Sasha è un bambino autistico che ama suonare la batteria. Proprio quest’ultimo diventa protagonista involontario della storia. Durante una gita di famiglia, infatti, Sasha scompare improvvisamente, lasciando sgomenti tutti gli abitanti della tranquilla cittadina di Fowerro. Respingendo la possibilità che gli sia accaduto qualcosa di veramente brutto, Luca, Charlie e Jimmy iniziano a seguire delle piste e a ricostruire gli eventi che hanno preceduto la scomparsa del loro amico. Insieme a loro, faremo la conoscenza di tanti personaggi interessanti, come la stramba zia Adelaide, il taciturno Hector con il suo inseparabile furetto Ginger, e il simpatico cane Fox Terrier che di mattina si chiama Toby e di pomeriggio Tragedia. 

Tra fumetti di inestimabile valore, visite alla centrale della polizia, viaggi in Italia e castelli che ospitano una montagna di libri, i ragazzi vivranno insieme delle esperienze che ricorderanno per tutta la vita.

La prima cosa che mi ha colpito di questo romanzo è stata la scelta narrativa di scrivere in prima persona. Le vicende infatti sono raccontate attraverso gli occhi di Luca, e questo porta il lettore a un maggior coinvolgimento nelle indagini. Stranamente, ma forse è una scelta voluta, l’autrice mette a fuoco più i caratteri degli altri personaggi che non quello del protagonista. È come se lasciasse libero il lettore di calarsi nei panni di Luca senza farsi sopraffare dalla sua identità, provando a risolvere il caso con le informazioni che vengono fornite pagina dopo pagina.

Al contrario di Sasha, che all’inizio ha un ruolo quasi marginale ma che con la sua assenza diventa presto il protagonista indiscusso della storia (ricordate Laura Palmer in Twin Peaks?). Con il bambino autistico, la scrittrice lascia passare un bel messaggio, che è anche il secondo motivo per cui amo questo romanzo.

“Sasha ha una vera e propria ossessione per le porte e le uscite, ogni volta che arriva in un luogo deve controllarle tutte, come se volesse farsi una mappa mentale. Credo che abbia a che fare con il suo spiccato senso dell’orientamento. Poi adora le uscite di sicurezza, non so bene perché, ma suppongo che sia attratto da quelle belle scritte a caratteri cubitali, dalle insegne luminose di quel verde brillante, dall’omino che corre con la freccia davanti”.

Sasha è un bambino autistico. Per chi non lo sapesse, l’autismo è un disturbo del neuro sviluppo che si manifesta con determinate caratteristiche quali, ad esempio, il poco interesse di avviare una comunicazione sociale o una difficoltà nella produzione verbale e non verbale. A dispetto di queste limitazioni, però, Sasha è molto creativo: gli piace disegnare le frecce e l’omino (praticamente li disegna su qualunque cosa gli capiti sotto mano), ed è fenomenale alla batteria (non si separa mai dalle sue fidate bacchette).

“Sasha si era perso. Si era perso nel bosco ed era solo. Solo. Il pensiero della sua solitudine mi scaricò addosso come una scossa elettrica”.

Pur se pensato per un pubblico giovane, devo ammettere che in alcuni punti il libro mi ha lasciato molta ansia. Il pensiero della brutta situazione che i personaggi sono costretti ad affrontare porta il lettore a riflettere su un tema così delicato come quello dei rapimenti di bambini, ora più che mai attuale. Se lo scopo della Casa Editrice è quella di far venire la pelle d’oca, con me c’è riuscita alla grande. Certo, non dico che sia un libro crudo come “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti ‒ anzi, lo stile leggero e brioso di Anzile fa scappare più di una risata ‒ però trovo bello che anche un libro per ragazzi possa trattare argomenti impegnativi.

“Mentre sfrecciavo in discesa con la bici sulle stradine ancora vuote, ammiravo il poetico paesaggio della mia Fowerro. Tutte quelle casette vecchio stile sembrano stare attaccate per un pelo sulle colline che scivolano fino a mare, la baia alterna calette di spiaggia ad altri scogli di roccia scura che strapiombano sull’acqua schiumeggiante, i dorsi delle colline sono decorati da una vegetazione bassa ma tenace alle offese del vento, come un bambino che si stringe alla gamba di sua mamma.”

Un altro punto di forza è sicuramente l’ambientazione. Parlando con l’autrice ‒ una persona molto disponibile, tra l’altro ‒ ho scoperto che Fowerro non è altri che una mescolanza di due cittadine reali che ha visitato prima di scrivere il libro: Fowey e Polperro. Entrambe avevano caratteristiche interessanti (Fowey con una baia molto grande, Polperro con case molto caratteristiche), così di due ne ha fatta una. Dopo aver letto il libro e visto le foto dei due paesi, ho deciso che diventeranno le prossime mete delle mie vacanze. Vi lascio alcune foto per rifarvi gli occhi!

In definitiva, posso dire che il libro mi ha conquistato. Pelledoca ha il pregio di pubblicare libri di qualità e con un genere che nell’editoria italiana mancava. Carla Anzile ha dato prova di essere una scrittrice molto talentuosa da tenere d’occhio.

Se volete saperne di più sulla Casa Editrice e sul libro, vi invito a guardare la video recensione che ho caricato su YouTube (e se non lo avete già fatto, iniziate a seguirmi anche lì).

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Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se conoscete già questa Casa Editrice e se avete altri libri da suggerirmi che affrontano dei temi simili.

Alla Prossima!

Autore:

Autore di libri per ragazzi.

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