Pubblicato in: Recensioni

Recensione “Gli Inadottabili” di Hana Tooke

Sotto le stelle ti ho trovata. Sotto la luna ti ho perduta.

Se qualcuno vi chiedesse: “Cos’è per voi la famiglia?”, voi cosa rispondereste? Molti di noi sono abituati ad associare la famiglia ai nostri genitori, ai nostri fratelli e sorelle, e diamo per scontato che anche per tutti gli altri sia questo il concetto assoluto del nucleo sociale. Non lo facciamo per insensibilità o egoismo, certo, però sarebbe bene avere in mente che la famiglia non è solo questo. Ci sono per esempio tanti bambini che vivono in orfanotrofio o nelle case famiglia, che potrebbero rispondere nei modi più disparati possibili. “Io non ho mai conosciuto la mia mamma e il mio papà”, dirà qualcuno, “La mia famiglia sono i miei amici”, dirà qualcun altro. E se ci pensate è così. Il nostro cuore identifica l’amore in tante forme diverse che non sempre rispondono ai canoni che la società ci impone.

Grazie a Gli Inadottabili, il libro di Hana Tooke edito da Rizzoli, ho imparato questa bella lezione. Dopo averlo letto, anch’io mi sono sentito speciale come i cinque orfanelli, perché in qualche modo grazie al libro si è creato un legame particolare tra me e loro, li ho adottati, sono entrati a far parte della mia famiglia. Mi sono sentito il cuore colmo di gioia. Questa è la magia dei libri per ragazzi, e questo è il motivo per cui continuo a leggerli anche se ho ormai superato i trent’anni.

La storia parte da un orfanotrofio chiamato Il Piccolo Tulipano. Siamo ad Amsterdam, nel 1880. Elinora Gassbeek, la direttrice dell’orfanotrofio, ha imposto tre semplici regole che le persone che vogliono abbandonare i neonati sono tenute a rispettare:

  • Il neonato dev’essere avvolto in un lenzuolino di cotone.
  • Il neonato dev’essere sistemato dentro un cesto di vimini.
  • Il neonato dev’essere lasciato sul gradino più alto.

In tutti i suoi anni di servizio, la direttrice non ha mai riscontrato problemi con le Regole per l’Abbandono finché, un giorno, iniziano ad arrivare cinque neonati nei modi più impensabili possibile. Questi orfanelli hanno tutti una caratteristica peculiare che li contraddistingue gli uni dagli altri ma che ‒ ahimè ‒ diventa un ostacolo per la loro adozione. Quando i pretendenti genitori arrivano all’istituto e si ritrovano davanti una bambina con sei dita per mano oppure un ragazzino con la pelle scura, preferiscono andare sul sicuro e acquistare (sì, esatto, perché nel libro i bambini vengono venduti proprio come oggetti) un bambino da loro considerato normale.

Ma gli inadottabili, così vengono chiamati proprio dalla perfida signora Gassbeck, non si perdono d’animo; un giorno, infatti, uno di loro ha un’idea geniale: se nessuno ci vuole, ci adotteremo da soli!

Milou rimise tutto nel cesto e prese il suo pupazzo, stringendoselo al cuore che le batteva forte. Da piccola, era stata certa che anche al gatto di pezza battesse il cuore.

La vera forza di questo libro sono sicuramente i giovani protagonisti, uniti tra di loro da un destino comune. Dita, Finny, Milou, Oval e Sem sono degli orfani che hanno ormai compiuto i dodici anni e sono ben coscienti che, se già è difficile che un bambino venga adottato, per loro, che hanno ormai superato l’età massima, è praticamente impossibile! L’unica occasione che sembra riaccendere in loro una speranza si presenta sotto forma di un ricco signore di nome Rotman, che all’apparenza sembrerebbe intenzionato ad adottarli addirittura in un unico pacchetto. Ma Milou, dotata di un senso speciale che l’avverte di un pericolo imminente, caratterizzato da un formicolio alle orecchie, sa che qualcosa non va e avverte i suoi compagni. Ed è da questo momento che ha inizio l’avventura, la loro occasione per essere liberi.

I ragazzini sono tutti caratterizzati ognuno in modo diverso e con una propria personalità; in fondo, l’amicizia è questo: accettarsi l’un l’altro per quello che si è, andare oltre le apparenze. Loro sono una famiglia, pronti a sostenersi a vicenda e ad affrontare le avversità con coraggio e determinazione.

Nel corso della storia, alcuni dei protagonisti si ritroveranno a fare i conti con il proprio passato mentre altri scopriranno la semplicità di un sorriso, troppo a lungo dimenticato.

Tra tutti, la mia preferita è senza ombra di dubbio Finny, la piccolina che non parla e che spesso è messa in ombra da personalità ben più ingombranti. Non so perché ma mi sono molto affezionato a lei, amante dei topolini e dei gufi, che riesce a comunicare coi suoi amici con dei semplici gesti.

“Non ho avuto altro che delusioni, finora, quindi che importa se ce ne sarà ancora qualcuna? Nel bene o nel male, io devo sapere come sono andate le cose. Ho bisogno di risposte”.

Al contrario, e qui so già che mi attirerò probabilmente l’antipatia di molti lettori, il personaggio che mi è piaciuto di meno è stranamente Milou, la protagonista indiscussa di tutto il romanzo. Come mai, vi chiederete voi? A causa delle sue orecchie! Sì, esatto, non sto scherzando!

Come ho scritto sopra, Milou ha questo “dono”, chiamamolo così, un prurito alle orecchie, che scatta quando c’è qualcosa che non va. Purtroppo, però, l’autrice tende a rimarcarlo troppo spesso, e se all’inizio questo formicolio può risultare anche divertente, dopo un po’ annoia. Mi ha ricordato molto un altro libro bellissimo, l’Attraversaspecchi, dove l’autrice ci ricordava ogni secondo di quanto il protagonista maschile fosse alto. Peccato, anche perché questa per me è comunque l’unica nota stonata che ho trovato.

Per il resto, ho amato ogni pagina di questo libro. Le atmosfere rurali di Amsterdam, il mulino di Bram Poppenmaker, i burattini, il gufo, anche la vita difficile all’orfanotrofio. Tutto è scritto in modo perfetto. Mi si è stretto il cuore quando mi sono accorto che mi stavo avvicinando alla fine. La particolarità di questo romanzo è quella di farci affezionare così tanto agli orfani che fa venire davvero la voglia di poterli adottare. Secondo me, chi avrà la fortuna di poterlo leggere, potrà orgogliosamente dire di aver preso anche lui parte alla loro storia.

I disegni, poi, meritano un elogio a parte. Ogni inizio capitolo ha una cornice al cui interno viene raffigurata una scena che il lettore andrà a leggere. Opera di Ayesha L. Rubio, le illustrazioni sono cupe, particolari, bizzarre. In una parola: magnifiche. Mi hanno ricordato molto il talento visivo di Tim Burton, un po’ “La sposa cadavere”un po’ “Frankenweenie”, ma non nello stile, quanto nelle intenzioni. Forse perché mentre leggevo il libro mi immaginavo un’eventuale trasposizione cinematografica e la mia testa passava in rassegna tutti i film del maestro. Fatemi sapere se anche voi avete avuto quest’impressione.

Vi ricordo che su YouTube potete anche trovare il video in cui continuo a parlarvi del libro. Se avete voglia di vedere come mi impappino, cliccate qui sotto:

Ringrazio di cuore la Casa editrice Rizzoli per avermi fatto scoprire questa meraviglia e per aver accettato di collaborare con me. Fatemi sapere se lo avete letto, se avete intenzione di farlo o, perché no, di regalarlo a qualcuno in vista del Natale!

Ci vediamo alla prossima!

Rizzoli: https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/gli-inadottabili/

  • Marchio: Rizzoli
  • Collana: Ragazzi
  • Prezzo: 17.00 €
  • Pagine: 416
  • Formato libro: 21.0×13.5×3.3
  • Tipologia: CARTONATO
  • Data di uscita: 01/09/2020
  • ISBN carta: 9788817146814

Autore:

Autore di libri per ragazzi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...