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Recensione “Millennials” di Fabio Cicolani

“Quando un rimedio non esiste, bisogna estirpare il male alla radice. È sempre stato così.”

Cosa succederebbe se un giorno ti svegliassi e scoprissi che tutto quello che sapevi di te stesso in realtà è una finzione, che sei solo il frutto di un esperimento genetico e che ci sono altre persone simili a te? Sicuramente avresti voglia di saperne di più, vorresti comprendere il perché ti ritrovi con dei poteri che ti rendono diverso dagli altri tuoi coetanei, anche a costo di fare del male alle persone a te care.

È quello che succede a Jennifer, una delle protagoniste di Millennials, il romanzo per ragazzi scritto da Fabio Cicolani e pubblicato da La Corte Editore, che ringrazio per questa collaborazione.

Questo libro mi ha conquistato sin da subito per l’ambientazione tutta italiana e per la scrittura molto precisa. Prima di procedere con la recensione, come di consueto partiamo con la quarta di copertina:

Cosa farebbero undici ragazzi in Italia, se scoprissero di avere dei superpoteri? Si infilerebbero davvero delle tutine, cercando di salvare il mondo? No, non i Millennials. Loro, che sono stati creati da un programma di ingegneria genetica, sono adolescenti senza genitori a cui rendere conto e senza particolari responsabilità. Ma il destino presenta sempre il conto, e quello per i Millennials sarà particolarmente salato. Si troveranno infatti costretti a districarsi tra i fili di una macchinazione che è stata tessuta intorno a loro e, tra inseguimenti nel tempo alla ricerca della verità, paradossi e loop temporali che potrebbero mettere a rischio la loro stessa esistenza, i Millennials dovranno imparare a collaborare e a capire il significato più vero di avere amici su cui contare e una casa a cui tornare. Età di lettura: da 11 anni.

Alcuni lettori hanno indicato i Millennials come la risposta italiana agli X-Men. In realtà, pur attingendo a piene mani dal sottobosco mutante, Fabio Cicolani riesce a imprimere una forte personalità al suo romanzo, data dagli obiettivi del tutto diversi dei protagonisti: se i mutanti infatti sono dei supereroi che combattono i malvagi per proteggere un mondo che li teme e li odia, al contrario, ai Millennials non frega proprio niente di mettere i loro poteri al servizio di un bene superiore, anzi, da questo punto di vista sono molto egoisti. A loro importa soltanto scoprire il perché sono nati con delle abilità particolari e senza una mamma e un papà, per cui si mettono alla ricerca delle loro vere origini, intralciando chiunque ostacoli il loro piano. Più che agli X-Men, in realtà io accosterei questo romanzo a Heroes, il telefilm americano andato in onda con successo nel lontano 2006. Ve lo ricordate? Raccontava di un gruppo di persone che scoprivano di avere dei poteri particolari e di come questi avessero effetto sulle loro vite. In special modo, mi ricordo di un persona giapponese, Hiro Nakamura, che aveva l’abilità di viaggiare nel passato e nel futuro ed era un po’ il collante dell’intera serie (ecco, ora mi è venuta la voglia di fare un bel rewatch). Anche in Millennials c’è un viaggiatore del tempo: si chiama Jikan Okawa e anche lui è asiatico (secondo me, è un chiaro riferimento a Heroes).

Inutile dire che Jikan è il mio personaggio preferito, in quanto sin da piccolo ho sempre desiderato andare avanti e indietro nel tempo per sistemare alcuni errori commessi. Ma si sa, meglio non giocare con il passato, non sai mai cosa potrebbe cambiare!

Teaser di Millennials

Infatti, come gli X-Men insegnano, modificando il passato si vengono a creare dei loop temporali in cui i protagonisti sono costretti a vivere lo stesso periodo di tempo in un ciclo continuo senza apparente via di uscita.

“Essere usato per far sparire i nemici e nasconderli nel tempo, è far parte di un piano criminale, vuol dire diventare un mostro che strappa una persona alla sua vita e ai suoi cari e io non voglio più starci”.

Ed è proprio grazie ai continui sbalzi temporali presenti nel libro che viene fuori tutta la bravura dello scrittore. Impegnato a tenere insieme la matassa da lui stesso creata, Fabio Cicolani, insegnante di scrittura creativa che ha già all’attivo diverse pubblicazioni, tra cui Il bambino dei draghi e la serie Monsters’ Park (che voglio assolutamente recuperare), riesce nell’arduo compito di non ingarbugliarsi tra le pieghe spazio-temporali, saltando da un punto di vista a un altro e facendo interagire ben undici personaggi, tutti diversi tra loro.

Vi dico la verità: a un certo punto, ho rischiato di perdere anche il filo del discorso, e precisamente quando alcuni dei personaggi vengono catapultati nel 1984, in Francia. State molto attenti a quella parte, perché io l’avevo presa sottogamba e alla fine invece si è rivelata la storyline più importante!

Se all’inizio il romanzo è ambientato nella Bologna del 2016 (scelta molto azzeccata tra l’altro, in quanto è raro leggere di ragazzi italiani con superpoteri) e ci presenta con molta calma i primi protagonisti – tra i quali Jennifer, la ragazza raffigurata in copertina, e Bennet, che ha il potere mentale di connettersi a qualsiasi rete internet – a mano a mano inizieremo a prendere confidenza con i salti nel tempo, e assisteremo anche alla nascita dell’anomalia avvenuta nel 31 Dicembre del 1999, quando il Millennium Bug aveva mandato in tilt i computer della GenHome che stavano elaborando un DNA ricombinante, capace di alterare i geni di un embrione in modo da renderlo immune alle malattie genetiche.

“I segreti sono come tessere del dominio allineate. Dai un colpo e tutti gli altri vengono giù senza sforzo”.

Ho trovato la penna di Fabio Cicolani asciutta e precisa, capace di esprimere senza giri di parole lo stato d’animo dei vari protagonisti, tutti con un carattere diverso ma tutti accomunati da un unico desiderio: trovare un posto da poter chiamare casa. Non hanno scelto loro di avere dei superpoteri, sono nati così. Non sono dei super eroi e non hanno alcuna voglia di fare i paladini della giustizia. Il loro unico scopo è quello di sconfiggere colui che li ha creati: il misterioso uomo chiamato Magnus Atlas, e per farlo non esiteranno a mettere a repentaglio la loro stessa vita.

Guardate anche il video che ho pubblicato su YouTube!

Promuovo questo libro a pieni voti e mi auguro che la storia dei ragazzi coi superpoteri non si esaurisca qui. L’epilogo infatti lascia uno spiraglio per un eventuale sequel, e io già non vedo l’ora di sapere quale nuova trama tirerà fuori il buon Fabio dal suo cilindro!

Se la recensione vi è piaciuta lasciate un like o condividetela sui vostri Social. Se invece anche voi avete letto il libro scrivetemi cosa ne pensate e se vi trovate d’accordo con me.

Noi ci vediamo alla prossima!

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Recensione “Un Drago in Biblioteca” di Louie Stowell

Un sogno e un libro sono cose molto simili, se ci pensi. Entrambi creano immagini nella mente.

Avete mai sognato di poter entrare dentro i vostri libri preferiti? Io l’ho fatto e come me probabilmente anche Louie Stowell, autrice del libro Un drago in biblioteca pubblicato da Edicart, che ho avuto il piacere di leggere e di recensire per voi.

Kit è una bambina che potremmo definire “nella media”. Come ammette lei stessa, non si sente intelligentissima ma neanche stupida, non pensa di essere particolarmente sportiva ma neanche una schiappa solenne. Diciamo che il suo problema è quello di essere un po’ svogliata. Per farvi capire, avete presente quando i professori dicono: “Bravo, ma non si applica”?  Kit è esattamente così!

La ragazzina ha due amici, Josh e Alita, che al contrario di lei, sono dei veri secchioni e leggono un sacco di libri (specialmente la serie di Danny Fandango, di cui sono dei fan sfegatati). I due cercano in tutti i modi di coinvolgere l’amica nella loro passione, ma senza successo. Kit infatti è dell’opinione che per leggere bisogna stare seduti e tranquilli, e stare seduta e tranquilla va contro ogni suo principio.

Le cose cambiano però quando incontra Faith, la bibliotecaria, che le rivela un gran segreto: oltre a gestire la biblioteca, infatti, lei è un mago.

Ma non è tutto: anche Kit ha dei poteri, e dovrà imparare a usarli attraverso l’uso dei libri-portali (dei libri speciali che permettono di muoversi tra una biblioteca e l’altra).

La magicità (cioè, la magia… sì, insomma, l’essere maghi) non è una cosa che si eredita dai genitori. Capita a caso. Perciò, chiunque potrebbe nascere con poteri magici

Innanzitutto, la prima cosa che mi ha colpito di questo libro è la spensieratezza che si respira in ogni pagina. Spesso noi lettori ci dimentichiamo che i libri prima di tutto hanno il compito di farci divertire. Ancor di più, trattandosi in questo caso di un libro per bambini, la sua funzione di intrattenimento è svolta alla grande.

Grazie al carattere svogliato della protagonista, la quale, piuttosto che star ferma a leggere libri preferisce di gran lunga correre all’aria aperta e arrampicarsi sugli alberi, i giovani lettori riusciranno a simpatizzare subito con la storia, per poi esultare quando vedranno il cambiamento di Kit. Nel corso della sua avventura, infatti, la ragazza avrà modo di imparare che forse leggere libri non è poi tanto brutto come pensava, anzi, è anche molto divertente!

L’autrice ha dato vita a un personaggio finalmente normale e non stereotipato. Non il solito predestinato insomma, sulle cui spalle si regge il destino del mondo intero, o il piccolo orfano che ha una missione importante da compiere, ma una bambina in cui ci si immedesima con facilità, che ha tanta voglia di giocare e poca di studiare.

Grazie agli elementi fantasy che l’autrice dissemina lungo la storia, per esempio il drago dormiglione Draca oppure gli incantesimi che i nostri eroi impareranno a usare per poter salvare la biblioteca dalle grinfie del perfido signor Salt, il lettore si appassionerà facilmente al racconto.

Lo stile di Louie Stowell è fresco, simpatico e moderno. I protagonisti parlano come se non fossero solo dei personaggi di un libro ma dei bambini veri, che storpiano alcune parole e che ignorano il significato di alcuni termini (“Che significa figurato?” domandò Kit), com’è giusto che sia.

In effetti, credo che sia inverosimile che nei libri per bambini i personaggi conoscano tutti i vocaboli alla perfezione; l’ho sempre trovato un po’ forzato e mi fa piacere che finalmente un’autrice sia stata così intelligente da capirlo.

Ho amato tantissimo i disegni interni di Davide Ortu, italianissimo illustratore che da anni lavora per il mercato editoriale estero. Davide è un talento unico. Le sue tavole si mettono al servizio della storia e interagiscono con essa.

Il suo tratto dinamico e preciso ben si adatta al pubblico di riferimento e cattura subito l’attenzione del lettore. A questo proposito, vi svelo una curiosità: quando vivevo a Londra, andavo spesso nelle librerie Waterstones. Tra le varie copertine, una mi aveva catturato sin dal primo istante. Raffigurava una bambina nascosta tra gli scaffali di libri intenta a osservare una lunga coda di un drago. Ebbene sì, era la copia inglese di The Dragon in the Library. Dopo essermi messo in contatto con Davide grazie ai social, ho iniziato a seguirlo e sono diventato un suo fan.

Per cui, sono davvero felice di poter recensire un libro disegnato da lui.

Il volume offre tanti spunti interessanti che sono sicuro verranno approfonditi nei prossimi volumi. Mi piacerebbe conoscere meglio il Consiglio dei Maghi in Galles, cui l’autrice fa riferimento in alcune pagine, ma che, per adesso, è rimasto ai margini della storia, oppure il drago che dorme sotto la biblioteca e che non vuole essere svegliato.

Cliccate qui per vedere la video recensione!

Ringrazio la Casa Editrice Edicart per la copia omaggio. Invito tutti voi a lasciare un commento per farmi sapere cosa ne pensate della mia recensione e per supportarmi!

Ci vediamo alla prossima!

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Recensione “Harry Potter e la pietra filosofale” di J.K. Rowling – Edizione 2021

Ricordati: non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere.

Harry Potter ha dato tantissimo alla letteratura per ragazzi. Grazie alla saga creata da J.K. Rowling alla fine degli anni ’90, moltissimi bambini hanno iniziato ad appassionarsi ai libri, e ancora oggi, a più di venti anni dalla nascita, la sua fama non accenna a diminuire.

Sarebbe inutile spiegarvi il perché di tanto successo – se state leggendo questo articolo, di certo sarete fan di Harry Potter anche voi – perciò mi limiterò a raccontarvi le emozioni che ho provato nel leggere per la seconda volta a distanza di venti anni, Harry Potter e la Pietra Filosofale, il libro che ha dato il via alla saga. Pensate che, prima di essere pubblicato in Inghilterra, il manoscritto venne rifiutato da tantissimi editori e l’autrice scelse di scrivere il suo nome con le iniziali per far credere ai lettori di essere uno scrittore perché – pensate un po’ – all’epoca non era concepibile che un fantasy fosse scritto da una donna. Per fortuna, comunque, i tempi sono cambiati!

L’occasione di rileggere il libro è avvenuta grazie alla collaborazione con Salani Editore. Nel mese di Gennaio 2021, infatti, la Casa Editrice per ragazzi ha ristampato l’intera saga con delle magnifiche copertine firmate da un grande architetto italiano: Michele De Lucchi.

Sarà perché sono laureato in Architettura, sarà perché ormai mi avvicino agli anta (sigh) e vedo Harry Potter in un’ottica diversa, ma quando ho scoperto in anteprima le nuove cover sono rimasto a bocca aperta e mi è venuta voglia di rileggere l’intera saga.

Chi si sente tradito da questo cambio di rotta probabilmente pensa che un libro per bambini dovrebbe avere dei disegni in linea con il target. Ragazzi, è sbagliato ridurre Harry Potter a un libro per bambini, non credete?

Questa saga è ormai diventata un classico a tutti gli effetti che travalica il genere di appartenenza. Secondo me la Salani è stata molto coraggiosa nel proporre dei disegni così maturi ed eleganti, dei veri e propri quadri che dimostrano a tutti gli effetti quanto Harry Potter sia diventato un simbolo.

La copertina del primo volume, che raffigura Harry e Hagrid di spalle intenti a guardare un castello di Hogwarts innevato, ha suscitato anche qualche altra critica: ricordo una fan che diceva “Eh, però io non ci vedo alcun riferimento al libro” o un’altra che asseriva con convinzione che non si è mai vista la neve a Hogwarts perché quando Harry inizia la scuola è settembre. Ehm… sicuri di aver letto bene il libro??

Premettendo che una cover non deve per forza riprendere un evento della storia ma solo catturare lo spirito del libro, e avendo appena riletto il primo, affermo con sicurezza di poter smontare subito entrambe queste tesi. Leggete un po’ la citazione che segue:

All’inizio di novembre cominciò a fare molto freddo. Le montagne intorno alla scuola si tinsero di un grigio glaciale e il lago divenne una lastra di gelido metallo. Tutte le mattine il terreno era coperto di brina. Dalle finestre dei piani superiori si poteva scorgere Hagrid intento a scongelare le scope nel campo di Quidditch, infagottato in un lungo pastrano di fustagno, guanti di pelo di coniglio ed enormi stivali foderati di castoro.

Direi quindi che possiamo chiudere qui la polemica delle copertine e passare oltre.

Questo libro invita a pensare che – da qualche parte lì fuori – esista un luogo dove la vita è piena di sorprese e dove puoi volare su una scopa sentendoti davvero felice.  La lettura di questo libro mi ha fatto provare un sacco di emozioni: gioia, timore, speranza e appagamento.

Harry Potter è un bambino come tanti altri, forse solo più sfortunato, che un giorno scopre di essere un mago e viene invitato a perfezionare il suo talento in una scuola di magia. Nel primo anno di scuola, conoscerà dei nuovi amici, Ron e Hermione, e dovrà fare i conti con una profezia che lo riguarda. Questa è, per sommi capi, la trama del primo libro.

Avendo letto Harry Potter taaaaanti anni fa (forse venti?) non ricordavo molti dettagli della storia per cui, mentre leggevo l’edizione che ho ricevuto per la recensione, sembrava che lo stessi facendo per la prima volta.

Vi confesso che mi sono emozionato nel leggere la prima frase: “Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di affermare di essere perfettamente normali, e grazie tante”. Sapevo di avere tra le mani un libro speciale, divenuto a suo modo patrimonio dell’umanità, e ne sentivo il peso. Non è facile leggere con obiettività un romanzo che ha appassionato intere generazioni di lettori, ma fortuna vuole che la Rowling abbia la capacità di far diventare il lettore parte di un’unica, grande famiglia, per cui in realtà è stato molto semplice immergersi appieno nella storia.

Come dice Stefano Bartezzaghi nelle note introduttive, “Bisogna essersi soffermati sul testo con il microscopio per rendersi conto della precisione con lui l’autrice ha avuto in mente da subito l’unità dei sette volumi che compongono l’opera, sino alle minuzie”.

Ed è proprio vero. Pensate che, già nel capitolo uno, la McGonagall dice a Silente: “Questa gente non capirà mai Harry. Lui diventerà famoso… leggendario! Non mi stupirebbe se in futuro la giornata di oggi venisse designata come l’Harry Potter Day. Si scriveranno volumi su di lui, tutti i bambini conosceranno il suo nome!” Questa parte mi ha incuriosito molto perché, se per noi lettori la fama di questa saga è ormai consolidata, è bene tenere a mente che, durante la stesura di un romanzo, uno scrittore non ha la più pallida idea di come verrà accolto il suo libro, per cui, se non avesse avuto il successo che ha avuto, la frase detta qui sopra non avrebbe avuto molto senso.

Per quanto riguarda la traduzione io trovo che anche in questo caso la Salani abbia fatto la scelta più giusta. Ai tempi in cui era uscito il primo volume, la saga era appena agli inizi e non era molto conosciuta, per cui il traduttore dell’epoca non poteva avere un quadro completo dell’opera. Una volta conclusa la saga, l’editore ha deciso di apportare delle modifiche per rendere il testo più fedele all’originale. Io non mi sento assolutamente tradito se invece di “folletti” leggo “goblin”, come nell’originale, o se invece di Neville Paciock adesso appare scritto il suo vero cognome, e cioè Longbottom. Dovremmo esser grati che qualcuno renda giustizia a un’opera così importante.

Guardate anche il mio video su Youtube!

In conclusione, grazie alla nuova versione della Salani, ho riscoperto il magico mondo di Harry Potter. Il primo volume mi ha portato a Hogwarts, il castello dove si insegna la magia, nella capanna di Hagrid, dove un grosso uovo di drago bolliva sul fuoco, e nella foresta proibita, dove dei centauri mi hanno parlato delle stelle. 

Adesso, sono pronto a immergermi nella lettura del secondo libro intitolato Harry Potter e la camera dei segreti. Siete pronti a seguirmi anche nella mia prossima avventura?

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Recensione “La Figlia delle Fate” di Merilù Lanziani

Farfadet, come ogni altro paese racchiuso da montagne e foreste, era una vera e propria caldera di leggende e superstizioni.

Non so se avete mai avuto l’impressione che alcuni libri vi appartenessero in un modo particolare. E non parlo dei vostri libri del cuore, cui siete legati per  un motivo o per un altro, ma di qualcosa di più profondo, di viscerale.

Quando ho letto La Figlia delle Fate di Merilù Lanzani mi sono sentito protetto. Era da tempo che cercavo un libro che parlasse della mia vera passione, quella del Piccolo Popolo, e  finalmente posso dire di averlo trovato.

Ho tante cose belle da dire su questo romanzo, perciò leggetevi pure la quarta di copertina e poi partiamo!

Anche tu sei uno dei tanti sprovveduti convinti che i folletti siano una favoletta per bambini? O che ogni volta che qualcuno dice che le fate non esistono una di loro muoia stecchita? Fidati di me: a raccontare sciocchezze del genere rischi che il Piccolo Popolo ti recida la lingua o, peggio ancora, ti porti via con sé sotto a qualche collina fatata. Conoscevo una ragazzina rapita dai folletti. Aveva i capelli rossi come un incendio e gli occhi verdi quanto il bosco in cui è scomparsa. Il suo nome? Non lo ricordo. Ma in paese dicevano che era stato un principe delle fate a portarsela via. Un principe che si era innamorato di lei…Da allora sono cominciati i guai. E che guai! Già, perché si sono aperte le porte che separano il mondo fatato da quello dei mortali e un’orda di creature ha invaso la città. A me è andata bene: le fate hanno stregato mio marito, a cui sono spuntate due zampe di capra. Ora è persino un po’ più affascinante di prima, lo ammetto. Ma tu puoi dire lo stesso? Ce la farai ad arrivare incolume fino a Samhain, il giorno in cui il Piccolo Popolo versa un tributo di sangue all’inferno?


Merilù Lanziani nasce ad Aosta nel 1988. Oltre a questo romanzo ha pubblicato anche Biblion, che sarà una delle mie prossime letture in quanto Merilù mi ha inviato entrambi i libri per recensirli. La particolarità di questa autrice è che i suoi libri sono pubblicati in Self-Publishing, una scelta voluta e secondo me azzeccata, in quanto le permette di avere il pieno controllo sulla sua creatività.

Vi dico subito una cosa: per la qualità e il contenuto che ho riscontrato nel libro, l’autrice avrebbe potuto tranquillamente pubblicare con una grossa Casa Editrice e ci avrebbe fatto un figurone. Tra l’altro, noi lettori siamo portati a sopravvalutare gli scrittori stranieri e a non dare la giusta considerazione agli scrittori italiani che spesso non conosciamo. Merilù meriterebbe sicuramente più attenzione. Non ho trovato un solo refuso o errore grammaticale (e il fatto che lei sia anche un editor, equivale a dire che il suo lavoro lo sa fare bene);  inoltre, la sua prosa elegante accarezza le parole come se fosse tinta di magia.   

Come mai il libro mi è piaciuto così tanto, vi chiederete voi? Per tanti motivi.

Innanzitutto, per creare Farfadet, il caratteristico paese di montagna in cui vive Étienne, il nostro protagonista, l’autrice si è ispirata alla Valle d’Aosta, coi suoi miti e leggende. Tra l’altro, Merilù mi ha informato che ogni anno, nel centro di Aosta, vi è addirittura la fiera millenaria di Sant’Orso, un evento molto importante dove gli artigiani che lavorano il legno e la pietra creano fate e folletti.

Facendo delle ricerche su Internet poi, ho scoperto che le Farfadet sono le farfalle del folklore francese. Uno dei tanti omaggi che l’autrice fa in onore del Piccolo Popolo da lei tanto amato. 

E poi c’erano le storie, quelle che non smetteva mai di raccontare, su esseri provenienti dagli abissi e creature spaventose che volavano nell’aria.

La Figlia delle Fate è l’amore che l’autrice prova per tutto ciò che è magico. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con questo mondo fantastico, saprà riconoscere le varie creature che vivono all’interno del libro. Ce n’è per tutti i gusti: dal Keelpe al Nuckelavee, dai Goblin all’Each Uisce… ogni volta che riconoscevo un essere magico esultavo dalla gioia.

Quando poi sono arrivato alla rivelazione del Sostituto, il libro è diventato ancora più importante per me. Ma non voglio farvi spoiler, perciò vi dico quello che posso: all’inizio della storia,  Étienne incontra una ragazza dai capelli rossi; il suo nome è Rinn e vive sotto la Collina insieme agli altri esseri fatati. Il suo vero nome è Margot Lusmore ed è una ragazzina scomparsa dal suo paese dieci anni. Incredulo,  Étienne scopre che Margot da piccolina era stata rapita dalle fate e che il suo posto era stato preso da un sostituto, un bambino proveniente del mondo dei Fatati.

Io sono molto affezionato a questa leggenda del folklore irlandese perché avevo in mente di inserirla nella trama del secondo volume della mia saga fantasy Sir Blake nel Regno dei Sidhe. Sfortunatamente, ho dovuto modificare la storia e quell’idea l’ho accantonata. Non vi dico quindi l’emozione che ho provato nel ritrovare non solo il termine Sidhe all’interno di questo libro ripetuto più volte (è la parola che si usa per indicare il Piccolo Popolo) ma addirittura gli Spriggan e i Sostituti! Secondo me era proprio destino che io leggessi questo romanzo e che diventasse mio; è un po’ come se fosse il libro che avrei tanto voluto scrivere io. Come ho detto all’inizio, mi appartiene in modo profondo e mi sento legato a esso.

I personaggi de La Figlia delle Fate sono molti e tutti ben contraddistinti. In particolare, i miei preferiti sono Rinn, una ragazza spumeggiante e tontolona (si caccia spesso nei guai e il suo modo di fare è molto genuino) e Flaith Fiain, il principe fatato che, al contrario della ragazza, è ombroso, enigmatico e determinato nel raggiungere i suoi scopi.

Devo dire la verità, in alcuni punti il romanzo, forse anche per il modo particolare che ha Merilù di caratterizzare i personaggi, mi ha ricordato molto le opere di animazione giapponese. Non so se l’autrice sia un’appassionata di manga e di anime, ma spesso mentre leggevo il libro la mia mente andava ai film dello Studio Ghibli e a Inuyasha. Chissà se davvero sono stati fonte di ispirazione per lei!

Il ragazzo si sentiva stranamente incompleto, come se si fosse abituato al tal punto alla presenza del Popolo da sentirne la mancanza e da desiderare il suo ritorno, a dispetto di ogni logica…

Nel corso della storia, Étienne, insieme a Rinn e a un gruppo numeroso di fate e folletti, dovrà cercare di chiudere il velo che separa il mondo degli umani da quello dei demoni. Se non ci riuscirà, la Corte degli Scontenti, composta dalle creature fatate cattive, si riverserà nel nostro mondo causando non pochi guai. È una corsa contro il tempo per far sì che l’equilibrio dei due mondi si riallinei e che non venga stravolto. Secondo voi i nostri eroi riusciranno nell’impresa oppure no? Ovviamente, per scoprirlo, non vi resta che leggere il libro!

La Figlia delle Fate è un libro per ragazzi che sono sicuro farà felici anche i più grandi. La sua prosa raffinata e colta è riuscita a trasportarmi dentro il libro e a farmi provare le stesse emozioni dei personaggi. A fine lettura, sembrava quasi mi fossi risvegliato da un bel sogno.

Ho girato anche un video che potete vedere su YouTube!

Ringrazio l’autrice per avermi inviato il libro e per avermi dato conferma che anche il self-publishing può essere fatto bene, se dietro ci sono talento e passione.

Fatemi sapere se vi è piaciuta la recensione e se vi ho incuriosito.

Alla prossima!

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Recensione “Jack Bennet e la chiave di tutte le cose” di Fiore Manni

Gli ingranaggi, mio caro Jack, non sempre funzionano come dovrebbero. E farli funzionare è un lavoro così duro da risucchiarti tutte le energie.

Come dice la stessa autrice nei ringraziamenti alla fine del libro, vivere in un mondo tutto nostro non è una cosa negativa se possiamo estendere l’invito agli altri.

Penso che questa frase rappresenti in pieno lo spirito di  “Jack Bennet e la chiave di tutte le cose”, edito da Rizzoli, quello cioè di portare i lettori in mondi stravaganti, popolati da pappagalli parlanti, da libri non ancora scritti e da foglie su cui è possibile navigare.

Nutrivo molte aspettative nei confronti di questo libro poiché ne ho sempre sentito parlare bene e anche perché Fiore Manni ha una creatività fuori dal comune.

Per cui, come mai ho aspettato così tanto per leggerlo? Beh… sapete quando siete convinti che un libro sia davvero, ma davvero bello, però allo stesso tempo avete paura di leggerlo per non rimanere delusi? Ecco, io avevo il timore di offuscare la stima che ho nei confronti di Fiore “artista”, perciò ho sempre rimandato per non dover esprimere un’opinione su Fiore “scrittrice”. 

Dopo tanto tempo mi sono finalmente deciso a leggere il primo volume (era ora, eh?). Ebbene sì: L’ho letto! Ho un mia opinione! E, pensate un po’? Devo dire che non sono rimasto deluso, anzi: è anche meglio di quel che mi aspettavo!

Prima di parlarvi del romanzo, però, è sempre bene partire con la trama, anche per dare un benvenuto a chi ancora non ha avuto il piacere di leggerlo.

Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri, forse solo un pochino più basso e più magro della media. Ogni mattina si alza, si avvolge intorno al collo la lunga sciarpa a righe azzurre che gli ha lasciato suo padre ed esce per le fumose vie di Londra. Come molti ragazzi del suo tempo lavora in fabbrica, perché la mamma è malata, e in famiglia non c’è nessun altro che possa provvedere a loro. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo del tutto fuori luogo, con il suo elegante completo viola nel bel mezzo della grigia città. Jack lo osserva incuriosito e lo saluta educato, poi lo ascolta con attenzione. E fa bene, perché la più grande delle avventure può cominciare in un giorno qualunque. L’uomo gli consegna una chiave, e con quella Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, dove incontra pappagalli tipografi, libri magici per tutte le occasioni, navi pirata, una ragazzina spavalda ma non troppo, un drago che sputa vapore e colleziona tesori. E molto, molto altro. La storia di Jack ci risucchia e non ci molla; ci porta su mari senz’acqua e davanti a misteriose creature, facendoci palpitare, emozionare, e ridere anche, fino alla fine.

Jack Bennet e la chiave di tutte le cose, primo volume di una serie per ragazzi, è l’esempio perfetto di come sia ancora possibile trovare libri di ottima qualità scritti da autori italiani. Io dico sempre che dovremmo valorizzare di più i nostri scrittori. Insieme a Manlio Castagna, autore di Petrademone (che vi consiglio caldamente di leggere), Fiore Manni rappresenta sicuramente la nuova promessa dell’editoria per ragazzi.

Dopo aver condotto per anni il programma di successo chiamato Camilla Store, Fiore debutta con un libro per la Rizzoli in cui butta dentro tutto il suo mondo colorato e bizzarro.

Qualcuno potrebbe pensare che il libro non rappresenti una grossa novità nell’editoria per ragazzi. Alzi la mano chi non ha mai letto almeno una volta nella vita un libro in cui il protagonista varca una porta e si ritrova in un mondo magico (Le cronache di Narnia, per dirne uno). Secondo me il segreto di un buon libro non sta tanto nella storia in sé, ma di come viene raccontata. È lo stile che rende una storia memorabile o, ancora meglio, la potenza della scrittura. E Fiore Manni ha il dono di saper scrivere, altroché se lo sa fare.

Innanzitutto, già dalla presentazione, l’autrice augura al lettore un buon viaggio con una frase che a me è piaciuta molto nella sua semplicità: “I libri sono chiavi per visitare Mondi, quindi ecco qui la tua: buon viaggio”. Il lettore diventa quindi ufficialmente il proprietario del libro, fiero di poter leggere questa storia indirizzata direttamente a lui. 

Il testo, poi, ha una potenza visiva incredibile. Alcune parole si ripetono spesso,  in modo da rimanere più facilmente nella nostra testa. A fine lettura, per esempio, a me sono rimaste impresse “crostata di mirtilli”, “sciarpa a righe azzurre”, “cassetto (o lo schedario, o il baule)”.  Sono sicuro che quando passerò accanto alla mia libreria e getterò uno sguardo su questo volume, mi ricorderò con piacere di queste parole e sorriderò con nostalgia. 

Illustrazione interna di Fiore Manni

Il testo, all’apparenza semplice ma molto ricercato, è molto personale. Penso che nessun altro avrebbe potuto scrivere questa favola se non Fiore Manni. C’è la sua impronta, il suo marchio di fabbrica. Grazie al suo modo di porsi nella scrittura, usando un tono gentile e educato, ma anche ironico e strano, prende il lettore per mano e lo invita a vivere le avventure insieme al protagonista Jack, un bambino come tutti gli altri, forse un pochino più basso della media, che ama le torte di mele come qualsiasi bambino di dieci anni.

Quando una persona lascia definitivamente il proprio Mondo, liberiamo i sogni archiviati. Ecco cosa sono tutte quelle nuvole lassù, ed è per questo che sono così deliziose: sono un miscuglio dei sogni più belli di tutti i Mondi.

Sapete qual è la domanda più frequente che i lettori si pongono quando leggono storie di avventura? “Come mai l’autrice ha scelto proprio quel protagonista e non un altro? Qual è il suo talento?”

Beh, sicuramente Fiore Manni potrebbe rispondervi meglio di me, però, siccome ci sono io a scrivere la recensione, vi dico come la penso io.

La risposta secondo me è molto semplice. Jack rappresenta tutti noi, persone comuni,senza particolari abilità. Jack però ha molto coraggio e molta determinazione. Di fronte alle difficoltà lui non si tira mai indietro e il carattere lo porta a essere molto curioso e a voler sapere sempre di più. Io credo che Fiore abbia voluto dar vita a un personaggio in cui i ragazzi si potessero rispecchiare facilmente. E secondo me c’è riuscita alla grande.

Durante il suo viaggio, Jack Bennet visiterà mondi bizzarri popolati da personaggi ancora più bizzarri, si impegnerà al massimo per aiutare gli amici in difficoltà grazie alla sua spiccata intelligenza e cercherà di scoprire il mistero che si nasconde dietro la misteriosa chiave d’oro regalatagli dal Padre di Tutte le Cose. Del resto, come diceva sempre il papà di Jack al figlio, “quando ci sono i problemi noi abbiamo solo soluzioni”.

Nel libro, Fiore Manni mette in scena parecchi animali che interagiscono con il bambino.  Magari sono stati scelti a caso per far divertire i lettori, ma io mi sono divertito a ragionare sulla loro simbologia. Vediamo un po’ cosa ne è uscito fuori!

  • Jack e i pappagalli.

L’uccello indica un talento indiscusso e simboleggia il più delle volte l’intelligenza: come ho detto in precedenza, il bambino cerca di sfruttare la sua intelligenza per risolvere alcuni problemi che si trova davanti.

  • Jack e i conigli.

Il coniglio rappresenta il simbolo della crescita e della nuova vita, nonché del conforto e della vulnerabilità. In un passaggio, Jack sogna suo padre e inizia ad affrontare il tema della sua scomparsa. Pian piano, infatti, inizia a maturare la consapevolezza della sua assenza.

  • Jack e la tartaruga gigante.

La tartaruga rappresenta la tenacia e la forza, ma anche la saggezza. Direi che calza alla perfezione con il messaggio che l’autrice vuole dare ai suoi lettori: quello cioè di credere in se stessi e di lottare per raggiungere i propri obiettivi.

Se sguazzare nell’inchiostro non era affatto male, farsi aspirare l’arcobaleno di dosso faceva un gran solletico.

Più andavo avanti con la storia e più mi rendevo conto di quante cose in comune abbia questo libro con Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, il capolavoro di Lewis Carroll del 1865. Anche in quel libro infatti la protagonista si trova a vivere avventure al limite dell’assurdo e il tutto avviene con estrema genuinità. Altro riferimento al mondo della letteratura dell’infanzia è senza ombra di dubbio La Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl (sono abbastanza sicuro che l’autrice sia una sua fan, anche per il suo modo di scrivere). Inoltre, la tartaruga gigante che si vede verso la fine io l’ho immaginata come Morla, quella che si vede ne La Storia Infinita di Michael Ende; ve la ricordate?

Guardate il video su YouTube (e iscrivetevi al mio canale)

In conclusione, Jack Bennet mi è piaciuto da matti. Lo consiglierò a chiunque mi chiederà dei suggerimenti di lettura perché merita davvero. Ringrazio la Rizzoli per avermi dato l’opportunità di recensirlo e adesso non vedo l’ora di leggere il seguito della storia, Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti: sono convinto che sarà all’altezza del primo!

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Recensione “Penny Berry e i misteri di Shangri-La” di Lluís Prats

Tutti abbiamo la forza necessaria per occupare il nostro posto nel mondo. Non dimenticare che siamo le sentinelle che custodiscono il grande tesoro che ci hanno affidato i nostri antenati, e così deve essere nei secoli dei secoli.

Non so voi, ma io sono un grande appassionato delle saghe per ragazzi, in quanto mi piace seguire le avventure dei protagonisti e la loro maturazione. In particolare, quando leggo il seguito di un libro che mi è piaciuto le mie aspettative sono molto alte e se la storia non riesce a coinvolgermi appieno, rischia anche di sporcare il buon ricordo che ho del primo volume.

Scrivere una saga quindi non è facile, anzi, secondo me è molto rischioso, perché l’autore ha il dovere di mantenere l’attenzione sempre alta e potrebbe anche deludere qualche lettore.

Qualche mese fa ho letto e recensito Penny Berry e la pozione magica scritto da Lluis Prats, disegnato da Giada Carboni e edito da Albe Edizioni, che ringrazio per la collaborazione. La storia della ragazzina inglese con il dono dell’astrosauria (il potere di guarire le creature fantastiche) mi ha conquistato. L’autore è stato molto bravo nel saper maneggiare il folklore di vari paesi, mixandolo con elementi di quotidianità e di avventura. Il primo volume, perciò, è stato promosso a pieni voti.

Se ve la siete persi, ecco qui la recensione: https://lorenzoiero.com/2020/11/02/recensione-penny-berry-e-la-pozione-magica-di-lluis-prats-martinez/

Secondo voi, dopo aver letto anche il secondo volume, intitolato Penny Berry e i misteri di Shangri-La, avrò cambiato idea, oppure la mia opinione sarà di nuovo positiva? Tra poco lo scoprirete!

Prima, però, ecco a voi la trama del libro:

In questa seconda avventura, la protagonista viene mandata dalla nonna Octavia a Shangri-La, in Nepal, dove imparerà a controllare i suoi poteri magici. La ragazza, tra magie, pozioni e animali fantastici, si troverà ad affrontare una serie di mirabolanti avventure. Misteri da risolvere, un albero d’oro e un fratello ritrovato faranno scoprire alla protagonista alcuni elementi del suo passato e della sua vera natura, mentre il perfido Innominabile e i suoi alleati pongono nuove sfide.

ISBN: 978-88-94888-23-2

Pagine: 240

Formato: 14 x 21

Prezzo: 14.90 euro

Dagli 8 anni

Questo libro utilizza il carattere TestMe Sans 02, studiato per facilitare la lettura.

Come ho detto, Lluis Prats attinge a piene mani dalla tradizione popolare, dimostrando di avere molta competenza in questo ambito.

Se nel primo volume abbiamo avuto modo di conoscere le creature magiche più famose del folklore scozzese, stavolta l’autore si sbizzarrisce e ne presenta altre provenienti da ogni parte del mondo, come per esempio la fenghuang, la mitica fenice che vive in Oriente, o lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi; e ancora il drago cinese, la viverna, lo sleipnir, il grifone e chi più ne ha più ne metta!

La prima cosa che deve imparare un astrosauro è a dominare la sua forza. Deve avere una mente fredda e un cuore caldo.

La storia riprende da dove l’avevamo interrotta. Penny ha scoperto di essere una guaritrice e già non vede l’ora di tornare dalla nonna in Scozia per esercitarsi con i suoi nuovi poteri. L’occasione le si presenta a Natale. Insieme ai suoi zii, infatti, torna a Berry Manor dove ritrova tutti gli amici con cui aveva stretto amicizia l’estate scorsa, in particolare Noell e Pippa, due gemelli molto simpatici. 

La nonna Octavia però, ha in serbo una grossa novità per lei: la ragazzina dovrà trascorrere le vacanze di Natale in Nepal, dove prenderà parte ad alcune lezioni speciali atte a perfezionare i suoi poteri. Inutile dirvi che, una volta lì, ci saranno delle situazioni che metteranno Penny in grossi guai!

Illustrazione del secondo volume pubblicato in Spagna – María Simavilla

Innanzi tutto, mi è piaciuto molto l’omaggio che Lluis Prats ha fatto allo scrittore James Hilton. L’accademia in cui Penny si reca per il Corso di Controllo e Perfezionamento del Dono, Shangri-La, altri non è che il luogo immaginario del Tibet descritto come un Paradiso nel romanzo Orizzonte Perduto. Inoltre, grazie al talento di Giada Carboni, all’interno del libro vi è una splendida mappa che riproduce tutta Shangri-La; in questo modo, noi lettori possiamo districarci tra le varie cittadelle che compongono l’accademia.

La vera novità di questa seconda avventura è l’ingresso nella vita di Penny del fratello gemello di nome Marcus Donndubahn. Non pensavo che Lluis Prats coinvolgesse il ragazzo nella storia così presto. Alla fine dello scorso episodio, avevamo lasciato Penny con la scoperta di avere un fratello, cresciuto sin dal piccolo dall’Innominabile in persona. Io avevo dato per scontato che Marcus fosse a conoscenza della verità, invece l’autore mischia le carte in tavola e rivela che in realtà il ragazzo è all’oscuro di tutto: pensa ancora di essere il figlio del signore di Inverlochy in persona! Penny, dal canto suo, non vuole traumatizzarlo e cerca un modo per avvicinarsi a lui senza farglielo capire.

In questo libro, la maturazione di Penny è molto evidente. Ricordo che, nel primo volume, la ragazza era molto insicura e non aveva ancora un carattere ben definito. Forse perché adesso ha più padronanza dei suoi poteri, o forse perché ha da poco compiuto tredici anni, fatto sta che l’ho trovata cresciuta e più sicura di sé. Apprezzo molto il percorso che lo scrittore sta facendo fare alla ragazza e sono sicuro che ci riserverà ancora molte sorprese.

Purtroppo, devo dire che, a differenza del primo libro molto, ma molto curato, nel secondo ho trovato qualche difetto di editing. Nulla di eclatante, ci mancherebbe, però in varie pagine ho trovato dei refusi e dei problemi di impaginazione e mi sembra doveroso farlo presente.

Albe Edizioni legge un capitolo del libro!

Ciò non toglie che ho amato il libro dalla prima all’ultima pagina. Non vedo l’ora che venga tradotto anche il terzo della serie così scoprirò cosa succederà a Penny e a tutti i suoi amici. Chissà quali altre avventure ci farà vivere l’autore!

Se anche voi siete curiosi come me, scrivetemelo nei commenti o fatemelo sapere sui miei social.

Se vi va, date anche un’occhiata alla video recensione che ho preparato per voi!

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Ringrazio la Casa Editrice per avermi dato la possibilità di avermi fatto entrare nel meraviglioso mondo di Penny Berry. Ha saputo conquistare un posto speciale nel mio cuore e adesso è in compagnia degli altri miei personaggi letterari preferiti. Perciò, grazie davvero!

Alla prossima!

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Recensione “Explorer Academy: La Piuma del Falco” di Trudi Trueit

Voleva esaudire il desiderio della madre e trovare anche gli altri frammenti, lo voleva con tutte le sue forze, ma se non ci fosse riuscito? Se non fosse stato coraggioso come lei?

C’è una parola, Örlög, che viene dalla mitologia norrena e che significa destino, fare ciò che sei nato per fare.

Tutti noi siamo chiamati a compiere qualcosa di importante nella nostra vita. Per alcuni di noi il compito non è ben chiaro e spesso non ci facciamo caso, come quando aiutiamo un amico a realizzare i propri sogni oppure rendiamo orgogliosi i nostri genitori; per altri, il destino è ben visibile, come per esempio quando si realizza un’opera importante o si scopre una nuova medicina che salverà delle vite umane.

Questa parola, che ricorre spesso nel secondo volume di Explorer Academy intitolato La Piuma del Falco, a me piace molto perché è un pò il filo conduttore che lega l’intera saga.  Cruz Coronado, ha il destino scritto nel DNA. Volente o nolente, lui ha il compito di cercare una formula sviluppata dalla madre che, prima di morire, aveva elaborato un siero capace di rigenerare le cellule umane. Una scoperta, quindi, che potrebbe curare innumerevoli malattie e che porterebbe a fare di Cruz una specie di eroe a livello mondiale. Purtroppo per lui, la formula è divisa in tanti piccoli frammenti sparsi in ogni angolo del globo, e proprio a lui tocca il compito di ritrovarli tutti. Una grande responsabilità, insomma!

Prima di iniziare la recensione, però, prendetevi un minuto per leggere la trama:

Nel secondo episodio della serie Explorer Academy, Cruz si imbarca per una grande avventura, navigando verso le freddissime coste dell’Islanda e della Norvegia a bordo dell’Orion, la nave dell’Explorer Academy, dove continuerà i suoi studi. Cruz ha anche un’altra missione: trovare le prove lasciate da sua madre che lo aiuteranno a svelare un segreto molto pericoloso. Nonostante l’aiuto di Lani, Emmett, Sailor e Bryndis, Cruz rischia più volte la vita, come se qualcuno sapesse esattamente dove e come colpirlo… Più si avvicina al successivo passo della sua ricerca, più Nebula si avvicina a lui. E questa volta non ha intenzione di lasciarlo scappare… Età di lettura: da 8 anni.

Il secondo episodio di questa avvincente saga riprende dal punto esatto in cui ci eravamo interrotti. Ritroviamo quindi i nostri protagonisti a bordo dell’Orion negli Stati Uniti, pronti a salpare verso la loro prima missione. Ben sapendo che alcuni lettori potrebbero iniziare a leggere la serie proprio da questo volume, l’autrice Trudi Trueit pensa bene di rinfrescarci la memoria disseminando nelle prime pagine accenni di quello che è successo finora. Questo permette anche di fare un po’ il punto della situazione, visti gli eventi incalzanti che si susseguono senza sosta.

Per chi non lo sapesse, l’Explorer Academy è una scuola di eccellenza che ha il compito di formare giovani esploratori per la salvaguardia dell’ambiente. Tramite spedizioni simulate in realtà virtuale, lezioni tenute da esperti del settore e, successivamente, mandando gli studenti in missioni reali, noi lettori veniamo sensibilizzati su molti temi importanti, come i patrimoni storici, la conservazione dell’ambiente naturale e la divulgazione dello studio delle civiltà. La saga porta il marchio della National Geographic, la società che ha finanziato più di 12.000 progetti di ricerca, di esplorazione e di conservazione in tutto il mondo, ed è pubblicata in Italia da White Star Libri, una casa editrice specializzata in narrativa per ragazzi.

Viaggia a nord, verso la terra dello skrei e dell’erica, di Odino e Thor. Cerca la scheggia più piccola, che alimenta la speranza più grande della Terra.

L’intento della saga è senza ombra di dubbio quello di far conoscere ai ragazzi il mondo che ci circonda, ponendo l’attenzione sui problemi quali l’inquinamento e la salvaguardia degli animali in via di estinzione.  

https://www.scottplumbe.com/books/65my6h2q79g8gevzkexcuk57kf6z21

In una loro missione, gli studenti sono chiamati a immergersi nelle gelide acque della Nuova Scozia per liberare alcune balene franche rimaste impigliate nelle reti da pesca. Grazie alle emozioni provate dai protagonisti nel trovarsi di fronte a questi grandi cetacei, anche io mi sono immaginato di toccare questi bellissimi animali e di poter comunicare con loro.

In un’altra missione, i ragazzi si ritrovano all’interno di un bellissimo ghiacciaio a Langjökull, in Islanda, in cui c’è una formazione rocciosa a forma di drago.

Senza ombra di dubbio, quello che mi piace di più di questa saga è la possibilità di viaggiare insieme ai giovani studenti: dalle calde isole delle Hawaii si passa ai mari ghiacciati del Canada; dal Deposito Mondiale di Sementi, in Norvegia, si arriva al porto di Reykjavík, la capitale dell’Islanda.

https://www.scottplumbe.com

Altro tema portante di Explorer Academy è l’amicizia. Il gruppo composto da Cruz, Sailor e Emmett è ormai diventato molto unito. Solo loro tre sono a conoscenza della formula e di Nebula, l’organizzazione che tenta in tutti i modi di mettere le mani sul siero. Cruz sa che non si può fidare di nessuno, in quanto è costantemente in pericolo e deve guardarsi anche dalle persone che gli stanno vicino. Però la fiducia che ha nei suoi due compagni è incrollabile, e questo valore così nobile è sicuramente un bel messaggio che viene trasmesso ai giovani lettori.

Capita spesso che i cetacei restino impigliati nelle reti. Purtroppo il fenomeno delle catture accidentali è una grave minaccia a livello globale. Ogni anno per questo motivo muoiono più di trecentomila balene, delfini e focene: in pratica uno ogni due minuti.

Durante la navigazione sull’Orion, ovviamente, gli studenti non devono solo completare le missioni ma anche studiare. Eh sì, tocca anche a loro! Siete curiosi di scoprire quali sono le materie all’interno dell’Accademia? Nel primo semestre, per esempio, l’orario scolastico è il seguente: salvaguardia ambientale, antropologia, educazione fisica e addestramento alla sopravvivenza, biologia, geografia generale e giornalismo!

Nel corso della storia, il lettore si ritroverà ad aver imparato un sacco di cose divertendosi! Per esempio, cos’è la stratigrafia e a che cosa serve? Qual è il punto più settentrionale della civiltà umana?

Come avrete capito, ormai sono diventato il fan numero uno di questa saga fantastica. Ringrazio la White Star Libri per averla portata in Italia. Io non vedo l’ora di sapere cosa succederà nel terzo volume.

Se vi va, date anche un’occhiata al video che ho pubblicato su YouTube (e se non lo avete ancora fatto, iscrivetevi!)

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Fatemi sapere se vi ho messo un po’ di curiosità e se la mia recensione vi è piaciuta. Se vi va, mettete un like, condividete l’articolo e continuate a seguirmi!

Ci vediamo alla prossima!

  • EDITORE: White Star Libri
  • AUTORE: Trudi Trueit
  • VOLUME: 2 (di 4)
  • PREZZO CARTONATO CON SOVRACOPERTA: € 16,90
  • PAGINE: 224

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Recensione: La Banda delle Bende: Un fantasma al Museo, di Alessandro Vicenzi

La Banda delle Bende rimbalza da un’epoca all’altra, da un continente all’altro. Spesso solo per il tempo di un sospiro, a volte invece c’è il tempo di vedere qualcosa di più.

Alzi la mano chi non hai mai visto almeno una volta nella vita Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, la Mummia, Asterix e Cleopratra o Il Principe d’Egitto.

Cos’hanno in comune tutti questi film? Esatto: proprio l’ambientazione (oltre che l’avventura, ovviamente).

L’Egitto è una terra ricca di mistero, che da sempre affascina e ammalia tantissimi visitatori i quali accorrono da tutte le parti del mondo per osservare da vicino le piramidi e la grande sfinge di Giza. Per non parlare dei bambini: loro sono super curiosi di vedere coi propri occhi le famose mummie (e sono sicuro che sperano sempre che una di loro si alzi e inizi a camminare con le braccia tese in avanti).

Agli occhi dei giovani (ma anche dei grandi, dai), le mummie sono superfighe perché riescono a incutere quel brivido misto ad esaltazione che tanto piace a noi. Un po’ come quando vediamo un film horror con le coperte tirate su che ci coprono gli occhi per metà.

La Franco Cosimo Panini, leader indiscussa dell’editoria per ragazzi, ha pensato bene di creare Kha e Merit (ispirate a due mummie del Museo Egizio di Torino) e di farle diventare protagoniste di una serie di libri dedicata ad un pubblico strettamente giovanile, intitolata La Banda delle Bende.

Henri Paris, per servirvi. Pittore, scultore, architetto e viaggiatore. Accidentalmente, fantasma.

La Banda delle Bende è la stravagante squadra composta da due archeologi in erba, Cody e Schiapp, la coppia di mummie egizie e la loro gattina Miu (anche lei una mummia!). Insieme fronteggiano pericoli provenienti dall’Antico Egitto e da dimensioni parallele, svelano misteri e sventano complotti che minacciano il loro museo e l’umanità intera!

Video di Presentazione realizzato da FrancoPaniniRagazzi

In particolare, nel volume sette intitolato Un Fantasma al Museo (quello che ho letto io), la banda deve vedersela niente poco di meno che con un fantasma proveniente dall’antico Egitto chiamato Henri Paris. Il pover’uomo (o meglio, fantasma) non sa perché si trovi proprio in quel museo e chiede aiuto alle due mummie per risolvere l’arcano. Schiapp, che in fatto di storia egizia non lo batte nessuno (pensate che il suo super eroe preferito è Ernesto Schiaparelli, il famoso egittologo italiano) e Cody, una bambina con il sogno di diventare un’archeologa, danno volentieri una mano anche loro. Insieme viaggeranno a ritroso nel tempo, incontreranno il dio Anubi in persona (che, ricordiamocelo tutti, è uno sciacallo e non un cane) e si ritroveranno ad assistere a un corteo funebre proprio nell’Antico Egitto.

Illustrazione interna

La prima cosa che mi ha colpito del romanzo è lo stile, fresco e scanzonato. Il testi di Alessandro Vicenzi sono perfetti per il target di riferimento. La storia è raccontata al presente, cosa abbastanza inusuale (se ci pensate, la maggior parte degli scrittori usa il passato remoto, forse per comodità). Grazie a questa scelta si crea subito un rapporto diretto con il lettore, che è curioso di sapere cosa succede ai suoi personaggi preferiti che stanno vivendo le avventure insieme a lui. 

Inoltre, le illustrazioni di Roberto Lauciello sono strepitose! Sarò sincero: io ho scoperto questi libri proprio grazie alle illustrazioni di copertina che mi hanno fatto pensare a delle storie piene di divertimento e di avventura. E infatti, non sono rimasto deluso.

Illustrazione interna

Ogni singolo volume contiene tantissimi disegni che raffigurano alcune scene della storia. Io sono da sempre un appassionato dei libri con le illustrazioni interne, perché mi piace vedere raffigurati i personaggi e, inoltre, credo che siano un valore aggiunto. Se poi i disegni sono fantastici come quelli che si trovano dentro i volumi della Banda delle Bende, direi che di meglio non possiamo trovare!

Altro motivo per cui ho amato questo libro sono le citazioni!

Se pensate che questo libro parli solo di mummie e faraoni, vi sbagliate di grosso. Nel volume vengono citati innumerevoli cult come Harry Potter, il Signore degli Anelli e perfino Doctor Who!

Vi lascio un passaggio molto divertente: “Almeno quelle storie di maghi vi hanno insegnato che il nome di un nemico è pericoloso da pronunciare.” A chi si riferirà mai? Io un’idea ce l’avrei!

Ultimata la lettura, è possibile approfondire alcuni aspetti della storia grazie al Diario di Schiapp (ve l’ho detto che il bambino sa proprio tutto sull’Antico Egitto, no?). Questa appendice l’ho trovata molto interessante perché molte cose non le sapevo (per esempio, voi lo sapevate che durante il corteo funebre assumevano alcune donne che avevano il compito di disperarsi per il defunto? Io no!).

La Banda delle Bende mi ha appassionato così tanto che ora voglio andare a visitare il Museo Egizio a Torino! Tra l’altro, in quel museo c’è proprio la tomba funebre di Kha e di sua moglie Merit! Volete venire con me?

Qui sotto troverete anche il video della mia recensione. Se non lo avete ancora fatto, iscrivetevi pure al mio canale YouTube!

Se vi è piaciuta la mia recensione mettete un like o lasciate un messaggio. Sono molto curioso di sapere se anche voi amate l’Egitto o se avete letto questa serie di libri!

Alla prossima!

  • EDITORE: Franco Cosimo Panini
  • ANNO: 2020, 26 Marzo
  • VOLUME: 7 (di 8)
  • PREZZO Cartaceo: € 10,00
  • PAGINE: 144
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Il Canto dei Nove: Sguardo di Tenebra di Nicola Foschini

Era un mondo violento, e lei era divenuta violenta a sua volta, non poteva fare altro, uccideva per sopravvivere, come fanno le bestie selvagge

Vi dico la verità: sono molto felice di poter recensire Sguardo di tenebra, il primo volume della saga epic fantasy intitolata Il canto dei Nove di Nicola Foschini e pubblicata da Genesis Publishing, per vari motivi.

Innanzitutto, perché questo libro inaugura la mia collaborazione diretta con gli autori italiani senza il tramite degli uffici stampa delle case editrici. Per me è un passaggio molto importante perché vuol dire che gli scrittori iniziano ad avere fiducia in me e nelle mie recensioni. Spero di ripagare l’aspettativa, ovviamente!

Inoltre, era da tempo che volevo iniziare a parlare anche di libri fantasy indirizzati a un pubblico più maturo. La mia intenzione è stata sin dall’inizio quella di parlare di libri per ragazzi, ma anche dai 16 anni in su si è ancora ragazzi, no? Anzi, secondo me questo genere è molto ampio e va ad abbracciare un’età che va fino ai 30 anni. Per questo motivo, da un po’ di tempo pensavo di iniziare a recensire anche libri per i più grandicelli, e l’occasione mi si è presentata con questo gioiellino scritto da un autore emergente.

Chiariamo subito: il libro che andrò a recensire non segna l’esordio di Nicola Foschini, nato in provincia di Ravenna e appassionato di film di fantascienza e di videogiochi, in quanto nel 2018 lo scrittore ha già pubblicato, sempre per la Genesis Publishing, il volume autoconclusivo Black and White – Morte e Rinascita. Però Il Canto dei Nove è la sua prima saga fantasy –mi sembra di aver letto l’intenzione di produrre una pentalogia, potrei sbagliarmi – e in un certo qual modo rappresenta anche una responsabilità non indifferente.

Black and White – Morte e Rinascita (2018)

Ma di cosa parla Sguardo di Tenebra?

È una storia di riscatto e di speranza. La protagonista è una giovane elfa di diciassette anni, Shaira, che da piccola ha assistito impotente al massacro della sua famiglia e in cui lei stessa è stata menomata agli occhi. Da allora, ha dovuto imparare a cavarsela da sola, divenendo un mercenario grazie a un potere chiamato “sguardo di tenebra” che le consente di vedere solo di notte. Quando viene presa in un’imboscata da degli uomini-corvo, la giovane viene soccorsa da Thoma, un cacciatore, che la prende sotto la sua ala protettrice per molto tempo. I due si innamorano, tanto che Shaira pensa addirittura di poter voltare pagina e smetterla di essere un’assassina. Ma il passato torna prepotentemente a galla. Per una serie di coincidenze, Shaira si troverà al cospetto del Re degli Elfi Scuri che le rivelerà le sue vere origini e le affiderà una missione: uccidere il sovrano degli Elfi Chiari e scatenare una guerra. Tra giochi di potere, inganni, magie e delusioni, Shaira si ritroverà a prendere importanti decisioni che potrebbero capovolgere l’intera Mytharell.

Di notte si sentiva capace di qualsiasi cosa, nulla la spaventava, nemmeno la paura della morte. Alcune notti invece la bramava, in modo da cancellare per sempre il continuo assillo delle ombre del passato.

Partiamo dal worldbuilding. Per uno scrittore fantasy è molto difficile saper costruire un mondo nuovo di zecca usando solo la sua immaginazione. Non solo bisogna ideare una mappa per tracciare la geografia del luogo, ma anche inventare le città, i popoli, le religioni, le tradizioni. Riuscire a rendere vero un mondo che in realtà non esiste è il passo più importante per risultare credibili agli occhi dei lettori.

Secondo me, in questo Nicola è stato molto bravo. Nel corso della storia infatti l’autore ci presenta una geografia precisa che segue le sue regole e la sua storia. Niente è lasciato al caso e io – che sono un amante del fantasy puro – ho adorato viaggiare in lungo e in largo in questo nuovo mondo, esplorando i luoghi al di là della Fenditura, correndo nelle praterie delle Terre Libere e visitando la splendente città di Alabasta oltre il mare splendente.

Unica pecca? L’assenza della mappa. Ora: io so che in realtà esiste (l’ho richiesta a Nicola e lui me l’ha gentilmente inviata), ma da appassionato di carte geografiche quale sono, l’avrei voluta avere stampata all’interno del libro. Sarò strano io, ma per me un fantasy senza mappa è come un gelato senza panna, o come una pizza senza coca-cola (e non mi venite a dire che voi ne riuscite a fare a meno, eh eh). Per dire: io quando vado in libreria e mi fiondo nella sezione dedicata al fantasy, la prima cosa che faccio è vedere se dentro vi è la mappa. Se non c’è, rimetto a posto il libro e passo oltre.

Altra cosa che ho apprezzato molto sono stati i personaggi che incontriamo lungo la storia, tanti e ognuno con una propria storia alle spalle. Grazie alle avventure di Shaira, faremo la conoscenza di Raphael (il Re degli Elfi Chiari), di Reven (una delle mie preferite), di Valant, di Zagora e di tanti altri. L’autore ha voluto dare spazio non solo alla protagonista, ma anche ai personaggi secondari, e questa secondo me è una scelta ammirevole e per niente scontata.

A volte, da soli, non si riesce ad andare avanti. Questo mondo è troppo brutale, non si può rispondere alla violenza con altra violenza per cambiare le cose, non credi?

Leggendo questo primo volume, non ho potuto fare a meno di accostarlo a dei capisaldi del fantasy, quali Shannara, Game of Thrones e soprattutto Le Guerre del Mondo Emerso di Licia Troisi. Ho rivisto vari omaggi e percepito un amore smisurato per questo genere. Ora sarei curioso di sapere se Nicola effettivamente abbia letto una di queste opere e se ci ho azzeccato. In particolare Sharia mi ha ricordato molto Dubhe (delle Guerre del Mondo Emerso) per il suo carattere forte e il suo passato turbolento.

Una scelta che mi ha stupito (in positivo) è stata quella di scrivere di un personaggio femminile e di portare avanti la sua storia. Come molti scrittori sapranno bene, di solito si tende a creare personaggi appartenenti al proprio sesso, per questioni sia di comodità sia di “conoscenza”, per evitare di stereotipare la donna (o viceversa, cadere nei cliché coi  personaggi maschili). L’autore, in questo caso, riesce nell’impresa creando un personaggio femminile di spessore: forte, coraggioso ma anche bisognoso di affetto.

Veniamo ora alle note negative.

Essendo questa una recensione, non posso fare a meno di parlare dell’editing. Credo che la colpa in questo caso non sia imputabile all’autore, però io in quanto bookblogger devo fare presente che il testo presenta molti refusi, la punteggiatura e la grammatica da rivedere in modo più accurato (per esempio l’articolo “gli” riferito a lei e a loro in modo frequente). Devo dire che Nicola è stato molto umile in questo e mi ha ringraziato dicendomi che provvederà a parlare con la sua editor, quindi non posso che fargli i complimenti per la sua classe. 

A parte questo, trovo che il romanzo sia degno di nota e lo consiglio a tutti, proprio perché si vede la passione e il lavoro dell’autore.

Se vi va, cliccate qui sotto per vedere la video recensione che ho caricato su YouTube.

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Se vi è piaciuta la recensione, se vi ho incuriosito o se volete muovermi qualche critica, scrivetemi nei commenti o condividete questo articolo.

Inoltre, avete altri epic fantasy da suggerirmi? Sono molto curioso di leggerne altri!

Ci vediamo alla prossima!

  • COLLANA: InFantasia
  • GENERE: Epico, Dark
  • ISBN: 978-960-647-108-7
  • ANNO: 2020, 23 Ottobre
  • VOLUMI: 1 di 5
  • PREZZO Ebook: € 3,99
  • PREZZO Cartaceo: € 12,60
  • PAGINE: 322
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Recensione “Fairy Oak: Il segreto delle gemelle” di Elisabetta Gnone

Di generazione in generazione, ogni famiglia di Magici tramandava da secoli un solo potere e sempre lo stesso, o Luce o Buio.

Ci sono delle storie eterne, capaci di entrare nel cuore dei lettori. Sono storie speciali, che sin dalle prime pagine catturano, fanno emozionare e sognare.

Il potere che hanno alcuni libri è qualcosa che non si può spiegare a parole: la si può chiamare abilità, dono. Io la chiamo magia.

Mentre leggevo il primo volume di Fairy Oak mi rendevo conto di quanto fossi fortunato ad avere tra le mani questo gioiello. Alcune storie secondo me esistono da sempre, come la Bella e la Bestia, la Sirenetta, Harry Potter, Alice nel Paese delle Meraviglie. E penso che anche Fairy Oak possa essere considerata una storia senza tempo.

Mi dispiace solo di essere arrivato così tardi a conoscerla.

Come molti di voi sapranno, quest’anno ricorre il 15° anniversario della nascita di Fairy Oak, la saga letteraria di Elisabetta Gnone pubblicata da Salani Editore acclamata in tutto il mondo. Pur amando i libri per ragazzi, devo confessare che non ne avevo letto un solo volume. Come mai, vi chiederete voi? “Perché sono un maschio”. La risposta potrebbe sembrarvi stupida, e in effetti lo è. Fatto sta che io lo consideravo un libro per ragazzine e non mi ci avvicinavo nemmeno per sbaglio, per paura di essere giudicato male dagli amici. Anche se restavo con la curiosità di scoprire quale storia si nascondesse dietro quelle copertine così colorate, preferivo non correre il rischio di essere apostrofato come una femminuccia.

Crescendo, per fortuna ho iniziato a comprendere che i libri non hanno etichette, sono per tutti, e anche un romanzo rosa può essere letto tranquillamente da un maschio.

Illustrazioni di Alessia Martusciello, Corinne Giampaglia, Roberta Tedeschi e Claudio Prati. Colori di Barbara Baldi.

E ora sono qui a scrivere la recensione del primo volume di Fairy Oak intitolato “Il segreto delle gemelle”, orgoglioso di esporlo nella mia libreria e felice di parlarne con chiunque. Vorrei che questo fosse di stimolo per i ragazzi di oggi, che sono molto più svegli e aperti rispetto a quelli di qualche anno fa e magari vorrebbero leggere un determinato libro ma hanno paura delle critiche che potrebbero ricevere se lo facessero. Non vi preoccupate, ragazzi. Siate liberi di leggere ciò che volete senza nessuna limitazione. La lettura è un bene che non discrimina, ma accomuna.

Per quanto possa sembrarvi incredibile, la paura non è poi un sentimento così cattivo: avverte del pericolo e può salvarti la vita, a volte. Quel che provi salendo alla Rocca, invece, la vita te la ruba.

Venendo a noi, come mai parlo così bene di questo romanzo?

Innanzitutto, per la storia. Non avendo letto gli altri libri, mi limiterò solo al primo volume, per cui la mia visione della saga sarà, per forza di cose, limitata.

All’inizio pensavo che le due ragazzine che campeggiano in bella vista in copertina (spettacolare, tra l’altro) fossero le protagoniste della storia, in realtà, è la fatina a esserlo, quella a destra nell’angolo, quasi volesse passare inosservata. E in effetti, Sefeliceiosaròdirvelovorrò, o più semplicemente Felì, è la voce narrante del racconto e ha il compito di introdurci nel magico mondo di Fairy Oak; ma lo fa con gentilezza e senza strafare, facendoci accomodare ben bene sul nostro divano, magari con una cioccolata calda e mettendoci a nostro agio. Diventa insomma la nostra confidente, il nostro punto di riferimento.

Grazie a lei, noi lettori facciamo la conoscenza del villaggio della Quercia Fatata, a Fairy Oak, dove gli umani, umani con poteri magici e creature magiche vivono serenamente insieme. Felì è al servizio della famiglia Periwinkle, e così come tutte le fate, ha il compito di badare a due giovani streghette gemelle che prendono il nome di Vaniglia e Pervinca. Le due bambine scoprono di avere dei poteri diversi l’una dall’altra e questo causerà non pochi problemi all’interno della famiglia. Ma non è tutto. Nel villaggio incombe la minaccia del Terribile 21, il male assoluto che metterà in pericolo innumerevoli vite.

Ci sono tanti messaggi positivi in questo libro che meritano di essere evidenziati: il saper accettare gli altri, per esempio. C’è una fata grassottella che ha una paura matta di volare, per cui preferisce camminare pur disponendo di grandi ali. Nel nostro mondo reale probabilmente la fata sarebbe stata bullizzata (immaginate una persona che preferisce strisciare a terra piuttosto che camminare pur avendo le gambe), mentre a Fairy Oak lei è libera di affrontare le sue paure come meglio crede.

Oppure la parità tra l’uomo e la donna, argomento sempre attuale. C’è un marinaio rozzo e bisbetico che a un certo punto dice: “Ai miei tempi le donne stavano a casa a lavorare al telaio e a cucinare il merluzzo. La loro testa è troppo piccola, a imbottirla di cose grosse come la matematica, la storia e la geografia, si rischia che soffochi il cervello. Invece è bene che circoli il vento lì dentro”. Parole pesanti, eh? Per fortuna a dirle è solo il personaggio di un libro, che con la sua ignoranza ci permette di mettere in evidenza ancora di più quanto le donne rispetto agli uomini non siano da meno in niente. Anzi! Il libro è sorretto in gran parte da protagoniste femminili forti e coraggiose e i pochi maschi, beh, fanno la figura dei fessi in confronto a loro: la fata Felì è pronta a tutto pur di proteggere la sua amata Pervinca, mettendo a rischio anche la sua vita, e le gemelle, con i loro poteri e soprattutto con il loro carattere, dimostrano di che pasta sono fatte. E forse è proprio questo il motivo per cui Fairy Oak è amato così tanto dal pubblico femminile.

Come ogni saga che si rispetti, c’è anche una love story. Ma non vi preoccupate se anche voi odiate i romance: pur avendo letto solo il primo volume, vi garantisco che non è questo il fulcro centrale della storia. Però io sono un po’ curioso di sapere come si evolverà il triangolo formato dalle due gemelle e da Grisam, il maghetto un po’ tontolone.

Dispiace anche a me, sai, ma è nella natura delle cose che le nostre bambine crescano.

Sono stato davvero felice di aver letto finalmente Fairy Oak. Sarebbe stata una cosa imperdonabile per me, vista la qualità della saga. Come ho detto, mi pento di non averlo fatto prima, ma forse adesso ho la giusta maturità per cogliere alcuni particolari della storia e approcciarmi al testo in una maniera diversa. Leggere un libro per ragazzi con gli occhi di un adulto è una cosa speciale, secondo me, perché si riesce a comprendere meglio la sua vera essenza.

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Se anche voi siete tra i pochi che non hanno mai letto Fairy Oak ma desiderate tanto farlo, questo è il momento giusto per iniziare. Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se avete già letto tutta la saga o se proprio considerate il genere un ostacolo troppo forte per voi.

Ecco il link per recuperare tutta la saga: https://www.salani.it/collane/fairy-oak