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Recensione “Explorer Academy: La Piuma del Falco” di Trudi Trueit

Voleva esaudire il desiderio della madre e trovare anche gli altri frammenti, lo voleva con tutte le sue forze, ma se non ci fosse riuscito? Se non fosse stato coraggioso come lei?

C’è una parola, Örlög, che viene dalla mitologia norrena e che significa destino, fare ciò che sei nato per fare.

Tutti noi siamo chiamati a compiere qualcosa di importante nella nostra vita. Per alcuni di noi il compito non è ben chiaro e spesso non ci facciamo caso, come quando aiutiamo un amico a realizzare i propri sogni oppure rendiamo orgogliosi i nostri genitori; per altri, il destino è ben visibile, come per esempio quando si realizza un’opera importante o si scopre una nuova medicina che salverà delle vite umane.

Questa parola, che ricorre spesso nel secondo volume di Explorer Academy intitolato La Piuma del Falco, a me piace molto perché è un pò il filo conduttore che lega l’intera saga.  Cruz Coronado, ha il destino scritto nel DNA. Volente o nolente, lui ha il compito di cercare una formula sviluppata dalla madre che, prima di morire, aveva elaborato un siero capace di rigenerare le cellule umane. Una scoperta, quindi, che potrebbe curare innumerevoli malattie e che porterebbe a fare di Cruz una specie di eroe a livello mondiale. Purtroppo per lui, la formula è divisa in tanti piccoli frammenti sparsi in ogni angolo del globo, e proprio a lui tocca il compito di ritrovarli tutti. Una grande responsabilità, insomma!

Prima di iniziare la recensione, però, prendetevi un minuto per leggere la trama:

Nel secondo episodio della serie Explorer Academy, Cruz si imbarca per una grande avventura, navigando verso le freddissime coste dell’Islanda e della Norvegia a bordo dell’Orion, la nave dell’Explorer Academy, dove continuerà i suoi studi. Cruz ha anche un’altra missione: trovare le prove lasciate da sua madre che lo aiuteranno a svelare un segreto molto pericoloso. Nonostante l’aiuto di Lani, Emmett, Sailor e Bryndis, Cruz rischia più volte la vita, come se qualcuno sapesse esattamente dove e come colpirlo… Più si avvicina al successivo passo della sua ricerca, più Nebula si avvicina a lui. E questa volta non ha intenzione di lasciarlo scappare… Età di lettura: da 8 anni.

Il secondo episodio di questa avvincente saga riprende dal punto esatto in cui ci eravamo interrotti. Ritroviamo quindi i nostri protagonisti a bordo dell’Orion negli Stati Uniti, pronti a salpare verso la loro prima missione. Ben sapendo che alcuni lettori potrebbero iniziare a leggere la serie proprio da questo volume, l’autrice Trudi Trueit pensa bene di rinfrescarci la memoria disseminando nelle prime pagine accenni di quello che è successo finora. Questo permette anche di fare un po’ il punto della situazione, visti gli eventi incalzanti che si susseguono senza sosta.

Per chi non lo sapesse, l’Explorer Academy è una scuola di eccellenza che ha il compito di formare giovani esploratori per la salvaguardia dell’ambiente. Tramite spedizioni simulate in realtà virtuale, lezioni tenute da esperti del settore e, successivamente, mandando gli studenti in missioni reali, noi lettori veniamo sensibilizzati su molti temi importanti, come i patrimoni storici, la conservazione dell’ambiente naturale e la divulgazione dello studio delle civiltà. La saga porta il marchio della National Geographic, la società che ha finanziato più di 12.000 progetti di ricerca, di esplorazione e di conservazione in tutto il mondo, ed è pubblicata in Italia da White Star Libri, una casa editrice specializzata in narrativa per ragazzi.

Viaggia a nord, verso la terra dello skrei e dell’erica, di Odino e Thor. Cerca la scheggia più piccola, che alimenta la speranza più grande della Terra.

L’intento della saga è senza ombra di dubbio quello di far conoscere ai ragazzi il mondo che ci circonda, ponendo l’attenzione sui problemi quali l’inquinamento e la salvaguardia degli animali in via di estinzione.  

https://www.scottplumbe.com/books/65my6h2q79g8gevzkexcuk57kf6z21

In una loro missione, gli studenti sono chiamati a immergersi nelle gelide acque della Nuova Scozia per liberare alcune balene franche rimaste impigliate nelle reti da pesca. Grazie alle emozioni provate dai protagonisti nel trovarsi di fronte a questi grandi cetacei, anche io mi sono immaginato di toccare questi bellissimi animali e di poter comunicare con loro.

In un’altra missione, i ragazzi si ritrovano all’interno di un bellissimo ghiacciaio a Langjökull, in Islanda, in cui c’è una formazione rocciosa a forma di drago.

Senza ombra di dubbio, quello che mi piace di più di questa saga è la possibilità di viaggiare insieme ai giovani studenti: dalle calde isole delle Hawaii si passa ai mari ghiacciati del Canada; dal Deposito Mondiale di Sementi, in Norvegia, si arriva al porto di Reykjavík, la capitale dell’Islanda.

https://www.scottplumbe.com

Altro tema portante di Explorer Academy è l’amicizia. Il gruppo composto da Cruz, Sailor e Emmett è ormai diventato molto unito. Solo loro tre sono a conoscenza della formula e di Nebula, l’organizzazione che tenta in tutti i modi di mettere le mani sul siero. Cruz sa che non si può fidare di nessuno, in quanto è costantemente in pericolo e deve guardarsi anche dalle persone che gli stanno vicino. Però la fiducia che ha nei suoi due compagni è incrollabile, e questo valore così nobile è sicuramente un bel messaggio che viene trasmesso ai giovani lettori.

Capita spesso che i cetacei restino impigliati nelle reti. Purtroppo il fenomeno delle catture accidentali è una grave minaccia a livello globale. Ogni anno per questo motivo muoiono più di trecentomila balene, delfini e focene: in pratica uno ogni due minuti.

Durante la navigazione sull’Orion, ovviamente, gli studenti non devono solo completare le missioni ma anche studiare. Eh sì, tocca anche a loro! Siete curiosi di scoprire quali sono le materie all’interno dell’Accademia? Nel primo semestre, per esempio, l’orario scolastico è il seguente: salvaguardia ambientale, antropologia, educazione fisica e addestramento alla sopravvivenza, biologia, geografia generale e giornalismo!

Nel corso della storia, il lettore si ritroverà ad aver imparato un sacco di cose divertendosi! Per esempio, cos’è la stratigrafia e a che cosa serve? Qual è il punto più settentrionale della civiltà umana?

Come avrete capito, ormai sono diventato il fan numero uno di questa saga fantastica. Ringrazio la White Star Libri per averla portata in Italia. Io non vedo l’ora di sapere cosa succederà nel terzo volume.

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Ci vediamo alla prossima!

  • EDITORE: White Star Libri
  • AUTORE: Trudi Trueit
  • VOLUME: 2 (di 4)
  • PREZZO CARTONATO CON SOVRACOPERTA: € 16,90
  • PAGINE: 224

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Recensione: La Banda delle Bende: Un fantasma al Museo, di Alessandro Vicenzi

La Banda delle Bende rimbalza da un’epoca all’altra, da un continente all’altro. Spesso solo per il tempo di un sospiro, a volte invece c’è il tempo di vedere qualcosa di più.

Alzi la mano chi non hai mai visto almeno una volta nella vita Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, la Mummia, Asterix e Cleopratra o Il Principe d’Egitto.

Cos’hanno in comune tutti questi film? Esatto: proprio l’ambientazione (oltre che l’avventura, ovviamente).

L’Egitto è una terra ricca di mistero, che da sempre affascina e ammalia tantissimi visitatori i quali accorrono da tutte le parti del mondo per osservare da vicino le piramidi e la grande sfinge di Giza. Per non parlare dei bambini: loro sono super curiosi di vedere coi propri occhi le famose mummie (e sono sicuro che sperano sempre che una di loro si alzi e inizi a camminare con le braccia tese in avanti).

Agli occhi dei giovani (ma anche dei grandi, dai), le mummie sono superfighe perché riescono a incutere quel brivido misto ad esaltazione che tanto piace a noi. Un po’ come quando vediamo un film horror con le coperte tirate su che ci coprono gli occhi per metà.

La Franco Cosimo Panini, leader indiscussa dell’editoria per ragazzi, ha pensato bene di creare Kha e Merit (ispirate a due mummie del Museo Egizio di Torino) e di farle diventare protagoniste di una serie di libri dedicata ad un pubblico strettamente giovanile, intitolata La Banda delle Bende.

Henri Paris, per servirvi. Pittore, scultore, architetto e viaggiatore. Accidentalmente, fantasma.

La Banda delle Bende è la stravagante squadra composta da due archeologi in erba, Cody e Schiapp, la coppia di mummie egizie e la loro gattina Miu (anche lei una mummia!). Insieme fronteggiano pericoli provenienti dall’Antico Egitto e da dimensioni parallele, svelano misteri e sventano complotti che minacciano il loro museo e l’umanità intera!

Video di Presentazione realizzato da FrancoPaniniRagazzi

In particolare, nel volume sette intitolato Un Fantasma al Museo (quello che ho letto io), la banda deve vedersela niente poco di meno che con un fantasma proveniente dall’antico Egitto chiamato Henri Paris. Il pover’uomo (o meglio, fantasma) non sa perché si trovi proprio in quel museo e chiede aiuto alle due mummie per risolvere l’arcano. Schiapp, che in fatto di storia egizia non lo batte nessuno (pensate che il suo super eroe preferito è Ernesto Schiaparelli, il famoso egittologo italiano) e Cody, una bambina con il sogno di diventare un’archeologa, danno volentieri una mano anche loro. Insieme viaggeranno a ritroso nel tempo, incontreranno il dio Anubi in persona (che, ricordiamocelo tutti, è uno sciacallo e non un cane) e si ritroveranno ad assistere a un corteo funebre proprio nell’Antico Egitto.

Illustrazione interna

La prima cosa che mi ha colpito del romanzo è lo stile, fresco e scanzonato. Il testi di Alessandro Vicenzi sono perfetti per il target di riferimento. La storia è raccontata al presente, cosa abbastanza inusuale (se ci pensate, la maggior parte degli scrittori usa il passato remoto, forse per comodità). Grazie a questa scelta si crea subito un rapporto diretto con il lettore, che è curioso di sapere cosa succede ai suoi personaggi preferiti che stanno vivendo le avventure insieme a lui. 

Inoltre, le illustrazioni di Roberto Lauciello sono strepitose! Sarò sincero: io ho scoperto questi libri proprio grazie alle illustrazioni di copertina che mi hanno fatto pensare a delle storie piene di divertimento e di avventura. E infatti, non sono rimasto deluso.

Illustrazione interna

Ogni singolo volume contiene tantissimi disegni che raffigurano alcune scene della storia. Io sono da sempre un appassionato dei libri con le illustrazioni interne, perché mi piace vedere raffigurati i personaggi e, inoltre, credo che siano un valore aggiunto. Se poi i disegni sono fantastici come quelli che si trovano dentro i volumi della Banda delle Bende, direi che di meglio non possiamo trovare!

Altro motivo per cui ho amato questo libro sono le citazioni!

Se pensate che questo libro parli solo di mummie e faraoni, vi sbagliate di grosso. Nel volume vengono citati innumerevoli cult come Harry Potter, il Signore degli Anelli e perfino Doctor Who!

Vi lascio un passaggio molto divertente: “Almeno quelle storie di maghi vi hanno insegnato che il nome di un nemico è pericoloso da pronunciare.” A chi si riferirà mai? Io un’idea ce l’avrei!

Ultimata la lettura, è possibile approfondire alcuni aspetti della storia grazie al Diario di Schiapp (ve l’ho detto che il bambino sa proprio tutto sull’Antico Egitto, no?). Questa appendice l’ho trovata molto interessante perché molte cose non le sapevo (per esempio, voi lo sapevate che durante il corteo funebre assumevano alcune donne che avevano il compito di disperarsi per il defunto? Io no!).

La Banda delle Bende mi ha appassionato così tanto che ora voglio andare a visitare il Museo Egizio a Torino! Tra l’altro, in quel museo c’è proprio la tomba funebre di Kha e di sua moglie Merit! Volete venire con me?

Qui sotto troverete anche il video della mia recensione. Se non lo avete ancora fatto, iscrivetevi pure al mio canale YouTube!

Se vi è piaciuta la mia recensione mettete un like o lasciate un messaggio. Sono molto curioso di sapere se anche voi amate l’Egitto o se avete letto questa serie di libri!

Alla prossima!

  • EDITORE: Franco Cosimo Panini
  • ANNO: 2020, 26 Marzo
  • VOLUME: 7 (di 8)
  • PREZZO Cartaceo: € 10,00
  • PAGINE: 144
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Il Canto dei Nove: Sguardo di Tenebra di Nicola Foschini

Era un mondo violento, e lei era divenuta violenta a sua volta, non poteva fare altro, uccideva per sopravvivere, come fanno le bestie selvagge

Vi dico la verità: sono molto felice di poter recensire Sguardo di tenebra, il primo volume della saga epic fantasy intitolata Il canto dei Nove di Nicola Foschini e pubblicata da Genesis Publishing, per vari motivi.

Innanzitutto, perché questo libro inaugura la mia collaborazione diretta con gli autori italiani senza il tramite degli uffici stampa delle case editrici. Per me è un passaggio molto importante perché vuol dire che gli scrittori iniziano ad avere fiducia in me e nelle mie recensioni. Spero di ripagare l’aspettativa, ovviamente!

Inoltre, era da tempo che volevo iniziare a parlare anche di libri fantasy indirizzati a un pubblico più maturo. La mia intenzione è stata sin dall’inizio quella di parlare di libri per ragazzi, ma anche dai 16 anni in su si è ancora ragazzi, no? Anzi, secondo me questo genere è molto ampio e va ad abbracciare un’età che va fino ai 30 anni. Per questo motivo, da un po’ di tempo pensavo di iniziare a recensire anche libri per i più grandicelli, e l’occasione mi si è presentata con questo gioiellino scritto da un autore emergente.

Chiariamo subito: il libro che andrò a recensire non segna l’esordio di Nicola Foschini, nato in provincia di Ravenna e appassionato di film di fantascienza e di videogiochi, in quanto nel 2018 lo scrittore ha già pubblicato, sempre per la Genesis Publishing, il volume autoconclusivo Black and White – Morte e Rinascita. Però Il Canto dei Nove è la sua prima saga fantasy –mi sembra di aver letto l’intenzione di produrre una pentalogia, potrei sbagliarmi – e in un certo qual modo rappresenta anche una responsabilità non indifferente.

Black and White – Morte e Rinascita (2018)

Ma di cosa parla Sguardo di Tenebra?

È una storia di riscatto e di speranza. La protagonista è una giovane elfa di diciassette anni, Shaira, che da piccola ha assistito impotente al massacro della sua famiglia e in cui lei stessa è stata menomata agli occhi. Da allora, ha dovuto imparare a cavarsela da sola, divenendo un mercenario grazie a un potere chiamato “sguardo di tenebra” che le consente di vedere solo di notte. Quando viene presa in un’imboscata da degli uomini-corvo, la giovane viene soccorsa da Thoma, un cacciatore, che la prende sotto la sua ala protettrice per molto tempo. I due si innamorano, tanto che Shaira pensa addirittura di poter voltare pagina e smetterla di essere un’assassina. Ma il passato torna prepotentemente a galla. Per una serie di coincidenze, Shaira si troverà al cospetto del Re degli Elfi Scuri che le rivelerà le sue vere origini e le affiderà una missione: uccidere il sovrano degli Elfi Chiari e scatenare una guerra. Tra giochi di potere, inganni, magie e delusioni, Shaira si ritroverà a prendere importanti decisioni che potrebbero capovolgere l’intera Mytharell.

Di notte si sentiva capace di qualsiasi cosa, nulla la spaventava, nemmeno la paura della morte. Alcune notti invece la bramava, in modo da cancellare per sempre il continuo assillo delle ombre del passato.

Partiamo dal worldbuilding. Per uno scrittore fantasy è molto difficile saper costruire un mondo nuovo di zecca usando solo la sua immaginazione. Non solo bisogna ideare una mappa per tracciare la geografia del luogo, ma anche inventare le città, i popoli, le religioni, le tradizioni. Riuscire a rendere vero un mondo che in realtà non esiste è il passo più importante per risultare credibili agli occhi dei lettori.

Secondo me, in questo Nicola è stato molto bravo. Nel corso della storia infatti l’autore ci presenta una geografia precisa che segue le sue regole e la sua storia. Niente è lasciato al caso e io – che sono un amante del fantasy puro – ho adorato viaggiare in lungo e in largo in questo nuovo mondo, esplorando i luoghi al di là della Fenditura, correndo nelle praterie delle Terre Libere e visitando la splendente città di Alabasta oltre il mare splendente.

Unica pecca? L’assenza della mappa. Ora: io so che in realtà esiste (l’ho richiesta a Nicola e lui me l’ha gentilmente inviata), ma da appassionato di carte geografiche quale sono, l’avrei voluta avere stampata all’interno del libro. Sarò strano io, ma per me un fantasy senza mappa è come un gelato senza panna, o come una pizza senza coca-cola (e non mi venite a dire che voi ne riuscite a fare a meno, eh eh). Per dire: io quando vado in libreria e mi fiondo nella sezione dedicata al fantasy, la prima cosa che faccio è vedere se dentro vi è la mappa. Se non c’è, rimetto a posto il libro e passo oltre.

Altra cosa che ho apprezzato molto sono stati i personaggi che incontriamo lungo la storia, tanti e ognuno con una propria storia alle spalle. Grazie alle avventure di Shaira, faremo la conoscenza di Raphael (il Re degli Elfi Chiari), di Reven (una delle mie preferite), di Valant, di Zagora e di tanti altri. L’autore ha voluto dare spazio non solo alla protagonista, ma anche ai personaggi secondari, e questa secondo me è una scelta ammirevole e per niente scontata.

A volte, da soli, non si riesce ad andare avanti. Questo mondo è troppo brutale, non si può rispondere alla violenza con altra violenza per cambiare le cose, non credi?

Leggendo questo primo volume, non ho potuto fare a meno di accostarlo a dei capisaldi del fantasy, quali Shannara, Game of Thrones e soprattutto Le Guerre del Mondo Emerso di Licia Troisi. Ho rivisto vari omaggi e percepito un amore smisurato per questo genere. Ora sarei curioso di sapere se Nicola effettivamente abbia letto una di queste opere e se ci ho azzeccato. In particolare Sharia mi ha ricordato molto Dubhe (delle Guerre del Mondo Emerso) per il suo carattere forte e il suo passato turbolento.

Una scelta che mi ha stupito (in positivo) è stata quella di scrivere di un personaggio femminile e di portare avanti la sua storia. Come molti scrittori sapranno bene, di solito si tende a creare personaggi appartenenti al proprio sesso, per questioni sia di comodità sia di “conoscenza”, per evitare di stereotipare la donna (o viceversa, cadere nei cliché coi  personaggi maschili). L’autore, in questo caso, riesce nell’impresa creando un personaggio femminile di spessore: forte, coraggioso ma anche bisognoso di affetto.

Veniamo ora alle note negative.

Essendo questa una recensione, non posso fare a meno di parlare dell’editing. Credo che la colpa in questo caso non sia imputabile all’autore, però io in quanto bookblogger devo fare presente che il testo presenta molti refusi, la punteggiatura e la grammatica da rivedere in modo più accurato (per esempio l’articolo “gli” riferito a lei e a loro in modo frequente). Devo dire che Nicola è stato molto umile in questo e mi ha ringraziato dicendomi che provvederà a parlare con la sua editor, quindi non posso che fargli i complimenti per la sua classe. 

A parte questo, trovo che il romanzo sia degno di nota e lo consiglio a tutti, proprio perché si vede la passione e il lavoro dell’autore.

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Inoltre, avete altri epic fantasy da suggerirmi? Sono molto curioso di leggerne altri!

Ci vediamo alla prossima!

  • COLLANA: InFantasia
  • GENERE: Epico, Dark
  • ISBN: 978-960-647-108-7
  • ANNO: 2020, 23 Ottobre
  • VOLUMI: 1 di 5
  • PREZZO Ebook: € 3,99
  • PREZZO Cartaceo: € 12,60
  • PAGINE: 322
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Recensione “Fairy Oak: Il segreto delle gemelle” di Elisabetta Gnone

Di generazione in generazione, ogni famiglia di Magici tramandava da secoli un solo potere e sempre lo stesso, o Luce o Buio.

Ci sono delle storie eterne, capaci di entrare nel cuore dei lettori. Sono storie speciali, che sin dalle prime pagine catturano, fanno emozionare e sognare.

Il potere che hanno alcuni libri è qualcosa che non si può spiegare a parole: la si può chiamare abilità, dono. Io la chiamo magia.

Mentre leggevo il primo volume di Fairy Oak mi rendevo conto di quanto fossi fortunato ad avere tra le mani questo gioiello. Alcune storie secondo me esistono da sempre, come la Bella e la Bestia, la Sirenetta, Harry Potter, Alice nel Paese delle Meraviglie. E penso che anche Fairy Oak possa essere considerata una storia senza tempo.

Mi dispiace solo di essere arrivato così tardi a conoscerla.

Come molti di voi sapranno, quest’anno ricorre il 15° anniversario della nascita di Fairy Oak, la saga letteraria di Elisabetta Gnone pubblicata da Salani Editore acclamata in tutto il mondo. Pur amando i libri per ragazzi, devo confessare che non ne avevo letto un solo volume. Come mai, vi chiederete voi? “Perché sono un maschio”. La risposta potrebbe sembrarvi stupida, e in effetti lo è. Fatto sta che io lo consideravo un libro per ragazzine e non mi ci avvicinavo nemmeno per sbaglio, per paura di essere giudicato male dagli amici. Anche se restavo con la curiosità di scoprire quale storia si nascondesse dietro quelle copertine così colorate, preferivo non correre il rischio di essere apostrofato come una femminuccia.

Crescendo, per fortuna ho iniziato a comprendere che i libri non hanno etichette, sono per tutti, e anche un romanzo rosa può essere letto tranquillamente da un maschio.

Illustrazioni di Alessia Martusciello, Corinne Giampaglia, Roberta Tedeschi e Claudio Prati. Colori di Barbara Baldi.

E ora sono qui a scrivere la recensione del primo volume di Fairy Oak intitolato “Il segreto delle gemelle”, orgoglioso di esporlo nella mia libreria e felice di parlarne con chiunque. Vorrei che questo fosse di stimolo per i ragazzi di oggi, che sono molto più svegli e aperti rispetto a quelli di qualche anno fa e magari vorrebbero leggere un determinato libro ma hanno paura delle critiche che potrebbero ricevere se lo facessero. Non vi preoccupate, ragazzi. Siate liberi di leggere ciò che volete senza nessuna limitazione. La lettura è un bene che non discrimina, ma accomuna.

Per quanto possa sembrarvi incredibile, la paura non è poi un sentimento così cattivo: avverte del pericolo e può salvarti la vita, a volte. Quel che provi salendo alla Rocca, invece, la vita te la ruba.

Venendo a noi, come mai parlo così bene di questo romanzo?

Innanzitutto, per la storia. Non avendo letto gli altri libri, mi limiterò solo al primo volume, per cui la mia visione della saga sarà, per forza di cose, limitata.

All’inizio pensavo che le due ragazzine che campeggiano in bella vista in copertina (spettacolare, tra l’altro) fossero le protagoniste della storia, in realtà, è la fatina a esserlo, quella a destra nell’angolo, quasi volesse passare inosservata. E in effetti, Sefeliceiosaròdirvelovorrò, o più semplicemente Felì, è la voce narrante del racconto e ha il compito di introdurci nel magico mondo di Fairy Oak; ma lo fa con gentilezza e senza strafare, facendoci accomodare ben bene sul nostro divano, magari con una cioccolata calda e mettendoci a nostro agio. Diventa insomma la nostra confidente, il nostro punto di riferimento.

Grazie a lei, noi lettori facciamo la conoscenza del villaggio della Quercia Fatata, a Fairy Oak, dove gli umani, umani con poteri magici e creature magiche vivono serenamente insieme. Felì è al servizio della famiglia Periwinkle, e così come tutte le fate, ha il compito di badare a due giovani streghette gemelle che prendono il nome di Vaniglia e Pervinca. Le due bambine scoprono di avere dei poteri diversi l’una dall’altra e questo causerà non pochi problemi all’interno della famiglia. Ma non è tutto. Nel villaggio incombe la minaccia del Terribile 21, il male assoluto che metterà in pericolo innumerevoli vite.

Ci sono tanti messaggi positivi in questo libro che meritano di essere evidenziati: il saper accettare gli altri, per esempio. C’è una fata grassottella che ha una paura matta di volare, per cui preferisce camminare pur disponendo di grandi ali. Nel nostro mondo reale probabilmente la fata sarebbe stata bullizzata (immaginate una persona che preferisce strisciare a terra piuttosto che camminare pur avendo le gambe), mentre a Fairy Oak lei è libera di affrontare le sue paure come meglio crede.

Oppure la parità tra l’uomo e la donna, argomento sempre attuale. C’è un marinaio rozzo e bisbetico che a un certo punto dice: “Ai miei tempi le donne stavano a casa a lavorare al telaio e a cucinare il merluzzo. La loro testa è troppo piccola, a imbottirla di cose grosse come la matematica, la storia e la geografia, si rischia che soffochi il cervello. Invece è bene che circoli il vento lì dentro”. Parole pesanti, eh? Per fortuna a dirle è solo il personaggio di un libro, che con la sua ignoranza ci permette di mettere in evidenza ancora di più quanto le donne rispetto agli uomini non siano da meno in niente. Anzi! Il libro è sorretto in gran parte da protagoniste femminili forti e coraggiose e i pochi maschi, beh, fanno la figura dei fessi in confronto a loro: la fata Felì è pronta a tutto pur di proteggere la sua amata Pervinca, mettendo a rischio anche la sua vita, e le gemelle, con i loro poteri e soprattutto con il loro carattere, dimostrano di che pasta sono fatte. E forse è proprio questo il motivo per cui Fairy Oak è amato così tanto dal pubblico femminile.

Come ogni saga che si rispetti, c’è anche una love story. Ma non vi preoccupate se anche voi odiate i romance: pur avendo letto solo il primo volume, vi garantisco che non è questo il fulcro centrale della storia. Però io sono un po’ curioso di sapere come si evolverà il triangolo formato dalle due gemelle e da Grisam, il maghetto un po’ tontolone.

Dispiace anche a me, sai, ma è nella natura delle cose che le nostre bambine crescano.

Sono stato davvero felice di aver letto finalmente Fairy Oak. Sarebbe stata una cosa imperdonabile per me, vista la qualità della saga. Come ho detto, mi pento di non averlo fatto prima, ma forse adesso ho la giusta maturità per cogliere alcuni particolari della storia e approcciarmi al testo in una maniera diversa. Leggere un libro per ragazzi con gli occhi di un adulto è una cosa speciale, secondo me, perché si riesce a comprendere meglio la sua vera essenza.

Se vi va, date anche un’occhiata al video che ho pubblicato su YouTube e ricordatevi di seguirmi!

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Se anche voi siete tra i pochi che non hanno mai letto Fairy Oak ma desiderate tanto farlo, questo è il momento giusto per iniziare. Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se avete già letto tutta la saga o se proprio considerate il genere un ostacolo troppo forte per voi.

Ecco il link per recuperare tutta la saga: https://www.salani.it/collane/fairy-oak

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I Leggendari: Le Porte di Avalon di Angy Pendrake

È successo più di mille anni fa. La guerra per Camelot era nella sua fase più accesa e crudele. Una battaglia in particolare fu la più terribile di tutte: ci furono solo due sopravvissuti, Artù e Mordred. Si dice che si salvarono entrambi, ma Artù non fu più ritrovato.

Esistono due mondi paralleli che interagiscono tra di loro da moltissimi secoli: quello reale, in cui viviamo noi, e quello magico, dove vivono gli Eroi Leggendari che tutti noi abbiamo imparato a conoscere grazie ai libri e ai film. Entrambi i mondi sono divisi da una barriera magica insormontabile ai più: le Porte di Avalon. Il passaggio al mondo magico è consentito solo a chi riceve l’invito da parte del grande Mago Merlino per entrare a far parte dell’Accademia degli Eroi Leggendari.

Angy Pendrake, una normalissima ragazza di New York, viene scelta in quanto erede di Artù. Grazie al suo diario, che altri non è che questo libro, anche noi lettori avremo l’onore di poter varcare le Porte di Avalon e scoprire i segreti che si nascondono nel regno magico.

Da sempre appassionato del ciclo bretone e delle leggende arturiane, mi sono approcciato con entusiasmo alla lettura del primo volume de I Leggendari, la saga ideata da Storybox Creative e pubblicata da Edicart, una casa editrice per ragazzi molto interessante. Devo dirvi che non sono rimasto affatto deluso dalle aspettative, anzi, ho amato questo libro così tanto che adesso non vedo l’ora di leggere anche i seguiti.

Che cosa ha di tanto speciale questo romanzo, vi chiederete voi? Innanzitutto, l’idea di base: far rivivere le leggende del passato attraverso gli occhi dei ragazzi di oggi. Se in un primo momento avevo trovato stonato l’inserimento nella storia di aggeggi moderni quali tablet, smartphone e internet, perché credevo erroneamente di trovarmi di fronte a un fantasy classico, andando avanti con la lettura ho compreso perfettamente l’intento dell’autrice e ora posso affermare che la sua intuizione si è rivelata geniale.

Siamo cinque, abbiamo tra i sedici e i diciotto anni e siamo equipaggiati con armi, armature e smartphone.

La storia è narrata in prima persona dalla protagonista stessa del romanzo, Angelica Pendrake (che viene indicata anche come scrittrice del romanzo stesso – altro colpo di genio), discendente niente poco di meno che da Arthur Pendragon, quello della spada di Excalibur, per intenderci, mica uno qualunque. Rivolgendosi direttamente al lettore, gli narra la sua avventura partendo però dalla sua vita quotidiana, in cui il bullo della scuola continua a perseguitarla, i suoi genitori sono sempre fuori per lavoro, fino all’arrivo di una strana pergamena con la quale viene invitata a sostenere le prove di ammissione alla Prestigiosa Accademia degli Eroi Leggendari!

 Se all’inizio Angy la prende sul ridere, pensando sia tutto uno scherzo, quando invece si trova di fronte a Nyneve, la Dama del Lago, ritta in piedi su una barca pronta a traghettarla verso Avalon, la ragazza deve per forza ricredersi. Non sta sognando: il castello che si erge davanti ai suoi occhi è tutto reale.

Dopo l’incredulità iniziale, Angy fa la conoscenza di Myrddin, conosciuto come Merlino, quello che “nel cartone canta le canzoncine facendo ballare le tazze”, come osserva ironicamente Rob, uno degli altri ragazzi prescelti. Il mago rivela che loro sono gli eredi degli Eroi Leggendari e che il suo compito è quello di proteggerli e di guidarli nella scoperta del loro retaggio antico.

Insieme ai suoi due nuovi compagni, Rob e Tyra, che incarnano lo spirito di Robin Hood e di Europa, Angy inizierà il suo allenamento presso l’Accademia e scoprirà ben presto che nel suo mondo reale si nasconde da secoli una minaccia che potrebbe portare alla distruzione del regno magico. Il suo nome è Morgaine le Fay, da tutti conosciuta come la fata Morgana.

https://www.facebook.com/ileggendari.edicart/

L’autrice è stata molto abile nel dare vita a una storia che prende spunto dalle leggende più conosciute mettendole al servizio di giovani protagonisti dei giorni nostri. Così, grazie alle avventure di Angy, Rob e Tyra, che si aiutano a vicenda per superare gli allenamenti nell’Accademia e per sventare i piani di Morgana, il lettore avrà modo di conoscere e di approfondire anche i miti legati a Excalibur, ai cavalieri della tavola rotonda e a Mordred.

Inoltre, alla fine del libro c’è anche un glossario in cui viene spiegata in ordine alfabetico la storia di ogni leggenda che compare all’interno della storia.

Era assurdo, pensavo: giusto poche ore prima ero seduta sulla metropolitana di New York, in fuga dalla scuola per evitare una sospensione. E adesso stavano per consegnarmi Excalibur. Quella Excalibur.

Uno degli aspetti del libro che ho apprezzato di più è sicuramente il messaggio: ognuno può essere un eroe a modo suo, basta solo avere tanto coraggio e non arrendersi mai. Cercare di superare le proprie paure è quello che ci rende fieri di noi stessi, ed è questa la lezione che avranno modo di imparare i giovani allievi durante il loro percorso all’interno dell’Accademia. Infatti, tutti quelli che giungono ad Avalon sono dei ragazzi normali, senza nessun talento particolare: c’è chi ama i videogiochi, chi stare sui social a farsi selfie, chi allenarsi per tutto il giorno. A guardarli, non si direbbe proprio che possano essere degli eroi. L’autrice avrebbe forse potuto prendere la via più semplice, donar loro dei poteri o delle abilità magiche, renderli dei paladini della giustizia. Invece ha preferito azzardare presentando dei ragazzi con cui tutti i lettori possano identificarsi. Secondo me, questa è stata la scelta più giusta, perciò non posso fare altro che congratularmi con lei.

Essendo il primo volume di una trilogia, Le porte di Avalon ha il compito di introdurci ai personaggi principali e di darci un assaggio di quello che sarà il fulcro della saga: la battaglia contro la fata Morgana e il ritrovamento di re Artù.

Non vedo l’ora di tuffarmi nel secondo volume, intitolato Gli inganni di Morgana, per sapere come proseguirà la storia. Intanto ringrazio la casa editrice Edicart per questa collaborazione e invito tutti quanti a fare un salto sul mio canale YouTube per gustarvi il video che ho preparato per voi.

Ricordatevi di iscrivervi al mio canale!

Fatemi sapere se avete già letto I Leggendari o se la mia recensione vi ha incuriosito. Ci vediamo alla prossima!Copertina rigida : 345 pagine

  • Copertina rigida : 345 pagine
  • Editore : Edicart (11 ottobre 2018)
  • Dimensioni : 14.5 x 3.6 x 21.8 cm
  • Lingua: : Italiano

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Recensione “Gli Inadottabili” di Hana Tooke

Sotto le stelle ti ho trovata. Sotto la luna ti ho perduta.

Se qualcuno vi chiedesse: “Cos’è per voi la famiglia?”, voi cosa rispondereste? Molti di noi sono abituati ad associare la famiglia ai nostri genitori, ai nostri fratelli e sorelle, e diamo per scontato che anche per tutti gli altri sia questo il concetto assoluto del nucleo sociale. Non lo facciamo per insensibilità o egoismo, certo, però sarebbe bene avere in mente che la famiglia non è solo questo. Ci sono per esempio tanti bambini che vivono in orfanotrofio o nelle case famiglia, che potrebbero rispondere nei modi più disparati possibili. “Io non ho mai conosciuto la mia mamma e il mio papà”, dirà qualcuno, “La mia famiglia sono i miei amici”, dirà qualcun altro. E se ci pensate è così. Il nostro cuore identifica l’amore in tante forme diverse che non sempre rispondono ai canoni che la società ci impone.

Grazie a Gli Inadottabili, il libro di Hana Tooke edito da Rizzoli, ho imparato questa bella lezione. Dopo averlo letto, anch’io mi sono sentito speciale come i cinque orfanelli, perché in qualche modo grazie al libro si è creato un legame particolare tra me e loro, li ho adottati, sono entrati a far parte della mia famiglia. Mi sono sentito il cuore colmo di gioia. Questa è la magia dei libri per ragazzi, e questo è il motivo per cui continuo a leggerli anche se ho ormai superato i trent’anni.

La storia parte da un orfanotrofio chiamato Il Piccolo Tulipano. Siamo ad Amsterdam, nel 1880. Elinora Gassbeek, la direttrice dell’orfanotrofio, ha imposto tre semplici regole che le persone che vogliono abbandonare i neonati sono tenute a rispettare:

  • Il neonato dev’essere avvolto in un lenzuolino di cotone.
  • Il neonato dev’essere sistemato dentro un cesto di vimini.
  • Il neonato dev’essere lasciato sul gradino più alto.

In tutti i suoi anni di servizio, la direttrice non ha mai riscontrato problemi con le Regole per l’Abbandono finché, un giorno, iniziano ad arrivare cinque neonati nei modi più impensabili possibile. Questi orfanelli hanno tutti una caratteristica peculiare che li contraddistingue gli uni dagli altri ma che ‒ ahimè ‒ diventa un ostacolo per la loro adozione. Quando i pretendenti genitori arrivano all’istituto e si ritrovano davanti una bambina con sei dita per mano oppure un ragazzino con la pelle scura, preferiscono andare sul sicuro e acquistare (sì, esatto, perché nel libro i bambini vengono venduti proprio come oggetti) un bambino da loro considerato normale.

Ma gli inadottabili, così vengono chiamati proprio dalla perfida signora Gassbeck, non si perdono d’animo; un giorno, infatti, uno di loro ha un’idea geniale: se nessuno ci vuole, ci adotteremo da soli!

Milou rimise tutto nel cesto e prese il suo pupazzo, stringendoselo al cuore che le batteva forte. Da piccola, era stata certa che anche al gatto di pezza battesse il cuore.

La vera forza di questo libro sono sicuramente i giovani protagonisti, uniti tra di loro da un destino comune. Dita, Finny, Milou, Oval e Sem sono degli orfani che hanno ormai compiuto i dodici anni e sono ben coscienti che, se già è difficile che un bambino venga adottato, per loro, che hanno ormai superato l’età massima, è praticamente impossibile! L’unica occasione che sembra riaccendere in loro una speranza si presenta sotto forma di un ricco signore di nome Rotman, che all’apparenza sembrerebbe intenzionato ad adottarli addirittura in un unico pacchetto. Ma Milou, dotata di un senso speciale che l’avverte di un pericolo imminente, caratterizzato da un formicolio alle orecchie, sa che qualcosa non va e avverte i suoi compagni. Ed è da questo momento che ha inizio l’avventura, la loro occasione per essere liberi.

I ragazzini sono tutti caratterizzati ognuno in modo diverso e con una propria personalità; in fondo, l’amicizia è questo: accettarsi l’un l’altro per quello che si è, andare oltre le apparenze. Loro sono una famiglia, pronti a sostenersi a vicenda e ad affrontare le avversità con coraggio e determinazione.

Nel corso della storia, alcuni dei protagonisti si ritroveranno a fare i conti con il proprio passato mentre altri scopriranno la semplicità di un sorriso, troppo a lungo dimenticato.

Tra tutti, la mia preferita è senza ombra di dubbio Finny, la piccolina che non parla e che spesso è messa in ombra da personalità ben più ingombranti. Non so perché ma mi sono molto affezionato a lei, amante dei topolini e dei gufi, che riesce a comunicare coi suoi amici con dei semplici gesti.

“Non ho avuto altro che delusioni, finora, quindi che importa se ce ne sarà ancora qualcuna? Nel bene o nel male, io devo sapere come sono andate le cose. Ho bisogno di risposte”.

Al contrario, e qui so già che mi attirerò probabilmente l’antipatia di molti lettori, il personaggio che mi è piaciuto di meno è stranamente Milou, la protagonista indiscussa di tutto il romanzo. Come mai, vi chiederete voi? A causa delle sue orecchie! Sì, esatto, non sto scherzando!

Come ho scritto sopra, Milou ha questo “dono”, chiamamolo così, un prurito alle orecchie, che scatta quando c’è qualcosa che non va. Purtroppo, però, l’autrice tende a rimarcarlo troppo spesso, e se all’inizio questo formicolio può risultare anche divertente, dopo un po’ annoia. Mi ha ricordato molto un altro libro bellissimo, l’Attraversaspecchi, dove l’autrice ci ricordava ogni secondo di quanto il protagonista maschile fosse alto. Peccato, anche perché questa per me è comunque l’unica nota stonata che ho trovato.

Per il resto, ho amato ogni pagina di questo libro. Le atmosfere rurali di Amsterdam, il mulino di Bram Poppenmaker, i burattini, il gufo, anche la vita difficile all’orfanotrofio. Tutto è scritto in modo perfetto. Mi si è stretto il cuore quando mi sono accorto che mi stavo avvicinando alla fine. La particolarità di questo romanzo è quella di farci affezionare così tanto agli orfani che fa venire davvero la voglia di poterli adottare. Secondo me, chi avrà la fortuna di poterlo leggere, potrà orgogliosamente dire di aver preso anche lui parte alla loro storia.

I disegni, poi, meritano un elogio a parte. Ogni inizio capitolo ha una cornice al cui interno viene raffigurata una scena che il lettore andrà a leggere. Opera di Ayesha L. Rubio, le illustrazioni sono cupe, particolari, bizzarre. In una parola: magnifiche. Mi hanno ricordato molto il talento visivo di Tim Burton, un po’ “La sposa cadavere”un po’ “Frankenweenie”, ma non nello stile, quanto nelle intenzioni. Forse perché mentre leggevo il libro mi immaginavo un’eventuale trasposizione cinematografica e la mia testa passava in rassegna tutti i film del maestro. Fatemi sapere se anche voi avete avuto quest’impressione.

Vi ricordo che su YouTube potete anche trovare il video in cui continuo a parlarvi del libro. Se avete voglia di vedere come mi impappino, cliccate qui sotto:

Ringrazio di cuore la Casa editrice Rizzoli per avermi fatto scoprire questa meraviglia e per aver accettato di collaborare con me. Fatemi sapere se lo avete letto, se avete intenzione di farlo o, perché no, di regalarlo a qualcuno in vista del Natale!

Ci vediamo alla prossima!

Rizzoli: https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/gli-inadottabili/

  • Marchio: Rizzoli
  • Collana: Ragazzi
  • Prezzo: 17.00 €
  • Pagine: 416
  • Formato libro: 21.0×13.5×3.3
  • Tipologia: CARTONATO
  • Data di uscita: 01/09/2020
  • ISBN carta: 9788817146814

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Recensione “Explorer Academy” di Trudi Trueit

L’Accademia ti piacerà da matti. Quanti studenti della tua età possono partecipare a uno scavo archeologico in cerca di una civiltà perduta o contribuire a salvare una specie in via di estinzione? Sarà la più grande avventura della tua vita!”

In questo periodo difficile che stiamo vivendo, tra le cose che ci sono state tolte dal virus, c’è anche quella di poter viaggiare in giro per il mondo in totale libertà e conoscere culture differenti dalla nostra.

Fermo restando che sono convinto che torneremo presto a farlo di nuovo ‒  dobbiamo stringere i denti e avere solo un po’ di pazienza ‒ nel frattempo possiamo trovare un modo alternativo per divertirci e allo stesso tempo  rimanere al sicuro dentro casa. Come, direte voi? Grazie ai libri, ovviamente.

Per esempio, grazie a Explorer Academy, una serie di romanzi per ragazzi della National Geographic Kids scritta da Trudi Trueit portata in Italia grazie a White Star Libri, che tra i suoi estimatori conta  James Cameron  e T.A. Barron.

Leggendo il primo volume intitolato Il segreto di Nebula, ho sentito il rumore delle onde dell’Oceano Pacifico delle Hawaii, ho esplorato la foresta delle farfalle monarca di Oyamel in Messico e viaggiato a bordo di una nave nel bel mezzo del Mar Glaciale Artico. E tutto questo, stando comodamente seduto sul divano.

Se siete curiosi di saperne di più su questa saga avventurosa che sta appassionando milioni di lettori in tutto il mondo, continuate a leggere!

Le occasioni arrivano in tanti modi. Non conta come le ottieni, ma ciò che fai”.

La storia ha inizio quando il dodicenne Cruz Coronado riceve una lettera di ammissione alla prestigiosa Explorer Academy, una scuola che si occupa di formare giovani esploratori. Lì incontrerà altri studenti con cui farà amicizia, tra cui Emmett, un piccolo genio che porta degli occhiali che cambiano colore a seconda delle sue emozioni, e Bryndis, una ragazza che gli farà prendere una bella sbandata.

Insieme, i tre ragazzi affronteranno diverse missioni simulate in realtà virtuali accompagnate dalle lezioni tenute da esperti nel campo. Per Cruz, però, il semestre si rivelerà tutt’altro che semplice: un’organizzazione misteriosa, chiamata Nebula, gli sta alle calcagna per via del suo passato. La mamma di Cruz, infatti, lavorava all’interno di una divisione di ricerca segreta finché un tragico incidente non le aveva tolto la vita. In qualche modo, il giovane è l’unico che potrà risolvere il mistero della sua morte, e per farlo dovrà decifrare dei codici che lo porteranno in giro per il mondo.

La prima cosa del libro che mi ha conquistato è stata la copertina, opera del bravissimo Antonio Javier Caparo, che raffigura due giovani che si gettano nel vuoto di una cascata. Il disegnatore mette subito in chiaro al lettore cosa troverà all’interno del volume: avventura, mistero, suspense. Mi piace molto quando le cover riescono a trasmettere i contenuti del libro, e questa non è una cosa così scontata, credetemi. Quanti romanzi avete letto con delle copertine che non rispecchiavano per niente il genere di appartenenza? Io un sacco.

Vogliamo parlare poi delle illustrazioni interne di Scott Plumbe? Una meraviglia per gli  occhi, credetemi! La mappa dell’Accademia a doppia pagina è spettacolare e i disegni che accompagnano la storia, tutti rigorosamente a colori, valgono da soli l’acquisto del libro. Inoltre, ogni capitolo inizia con piccola mappa del luogo che i protagonisti visiteranno.

Se la storia è piena di imprevisti e di sorprese, anche il libro in qualche modo lo è. Mi spiego meglio: mentre leggevo, a un certo punto mi sono accorto che giù in fondo, accanto al numero della pagina in cui mi trovavo, c’era anche una parola di due lettere. Sembrava messa lì per caso. Mi sono chiesto se per caso non fosse un errore di stampa, una svista, perciò mi sono messo a sfogliare le altre pagine per curiosità. Ebbene, non ci crederete ma per tutto il libro lungo alcuni bordi ci sono delle parole che, sommate tutte insieme, compongono una frase che contiene un’informazione molto importante. E non è tutto: anche alcuni disegni contengono codici e indizi utili per risolvere dei misteri, tanto che spesso tornavo indietro per decifrarli. Questo consente al lettore di interagire con la trama e di essere lui stesso protagonista insieme a Cruz.

C’è anche un breve cartone animato!

Per quanto riguarda la scrittura, Trudi Trueit è stata per me una bella sorpresa. Era da tempo che non mi appassionavo così tanto a un libro e per certi versi mi ha riportato con la mente alla prima volta che ho letto Harry Potter. Anche in Explorer Academy vengono affrontati  dei temi molto cari ai fans del maghetto quali l’amicizia, la perdita di una persona cara e la responsabilità di fare quello che va fatto. Ma attenzione, Cruz non ha poteri e non è un predestinato. E forse proprio il fatto di essere un ragazzo normalissimo porta una ventata di aria fresca, in quanto permette a tutti i lettori di identificarsi facilmente in lui. All’inizio i suoi compagni gli danno del raccomandato perché, oltre alla mamma, anche la zia lavora nella scuola. Cruz, in effetti, è consapevole che la zia potrebbe aver messo una buona parola per lui, e questo non nascondersi io l’ho apprezzato molto. Finalmente non abbiamo di fronte a personaggi che si autocompatiscono e fanno i finti tonti, ma che al contrario ammettono l’evidenza e lavorano il doppio per dimostrare quanto valgono.

Un’altra cosa che ho apprezzato molto sono le varie citazioni de Le cronache di Narnia presenti all’interno del libro. È sempre una bella emozione leggere di un personaggio letterario che nomina un libro che già conosci e che ami. In un certo qual modo, riesce a rendere la lettura più reale. Non so se mi spiego.

L’autrice dimostra di amare davvero il mondo creato da C.S. Lewis perché non si limita a citare soltanto la saga ma fa in modo che essa diventi molto importante per risolvere alcuni enigmi.

Con tutti, collaborazione. Per tutti, rispetto. Più di tutto, onore.

Ho apprezzato molto l’idea dell’autrice di far compiere ai protagonisti delle missioni in ogni angolo del mondo pur facendoli rimanere all’interno dell’Accademia. Per allenarsi a diventare dei veri esploratori infatti, gli allievi utilizzano la GROTTA, il Grande Osservatorio per la Tecnologia Tridimensionale Aumentata che, unendo ologrammi, tecnologia sensoriale e stampa tridimensionale, riproduce fedelmente la realtà. Così gli allievi possono allenarsi senza correre alcun pericolo e noi lettori ne approfittiamo per visitare luoghi affascinanti e selvaggi.

Il Segreto di Nebula è il primo libro di una saga che attualmente conta quattro volumi. Il quinto ‒ e forse l’ultimo ‒ uscirà in America il 5 Gennaio del 2021.

Ringrazio la White Star Libri per avermi dato la possibilità di conoscere e di recensire il libro. Qui sotto trovare anche il video che ho realizzato per YouTube.

Non vi siete ancora iscritti al mio canale?

Se cercate una nuova saga per ragazzi che vi faccia appassionare ed emozionare, sicuramente Explorer Academy è quello che fa per voi.

Continuate a seguirmi perché tra non molto mi avventurerò nella lettura del secondo volume e vi farò sapere se si manterrà sugli stessi altissimi livelli.

Alla prossima!

  • Titolo: Explorer Academy – Il segreto di Nebula
  • Autore: Trudi Trueit
  • Editore: White Star Libri https://www.whitestar.it/
  • Pagine: 208 – brossura
  • Età consigliata: 10 anni
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Recensione “I misteri di Mercurio: la tempesta” di Pierdomenico Baccalario

“Per cercare di afferrare un mistero dell’arte, sfiderai l’amore. Se ne afferri due, sfiderai gli amici e la società. Tre la tua salute. Quattro la pazzia. Cinque la morte”.

Avete mai immaginato di fare un tuffo nel passato e poter ammirare la nascita delle opere più famose? Come sarebbe bello poter incontrare di persona gli artisti che studiamo sui libri di scuola e magari fare un selfie con loro, eh? Dite che non è possibile?

Vi sbagliate di grosso. Anzi, vedrete come tra poco vi farò cambiare idea!

Prendete per esempio un gruppo di scrittori per ragazzi facenti parte della fucina letteraria nota come Book on a Tree. Se aggiungete un pizzico di fantasia della Emons Edizioni e condite il tutto con il coordinamento artistico di Manlio Castagna, sapete cosa ne esce fuori? Una serie di avventure chiamata I misteri di Mercurio, dove tre giovani protagonisti si ritroveranno a spasso nel tempo per cercare di risolvere alcuni misteri legati alle opere d’arte più famose al mondo.

Mica male, vero?

Nel primo volume, scritto da Pierdomenico Baccalario, uno dei più prolifici scrittori italiani, Emons! Raga ci porterà a conoscere il più grande pittore italiano del cinquecento, Giorgione, detto anche Giorgio da Castelfranco!

Prima di addentrarci nel volume, conosciamo meglio la Emons Edizioni.

La particolarità di questa casa editrice è quella di saper sfruttare al meglio la tecnologia e metterla al servizio dei lettori. Non tutti, infatti, hanno la possibilità di leggere direttamente un libro – chi per problemi alla vista, chi perché è sempre di fretta –, perciò la Emons ha pensato bene di risolvere questo problema specializzandosi in audiolibri. Con I misteri di Mercurio fa anche di più: la serie infatti unisce libro e contenuti audio in modo del tutto originale, grazie alla scansione di un QR Code sulla App Emons Audiolibri, disponibile su Android e Apple Store. I ragazzi quindi potranno leggere le avventure dei tre viaggiatori nel tempo interfacciandosi su internet per ascoltare gli audio.

Di cosa parla il primo volume, intitolato La Tempesta?

Quando il merlo Mercurio consegna a tre ragazzi amici per la pelle una pergamena contenente un indovinello, un fulmine squarcia il cielo e Nina, Jamal e Lorenzo si ritrovano improvvisamente nel bel mezzo della campagna veneta, nel periodo del Rinascimento. Alcuni indizi li porteranno nel casolare di Giorgione, uno tra i pittori italiani più enigmatici della storia della pittura. Unendo le loro forze, i ragazzi cercheranno di scoprire il mistero che circonda la scomparsa dell’artista e lungo il percorso incontreranno nuovi, preziosi alleati.

Nina udì un suono di ali e si voltò di scatto.

Davanti a lei, il buio.

E poi, nel buio, apparvero due spilli lucidi, un becco d’oro.

Ci sono parecchie ragioni per le quali ho amato questo volume.

Innanzitutto, per l’idea di base.

Da grande appassionato d’arte quale sono – ho frequentato l’Istituto d’Arte e mi piace molto disegnare – trovo interessante che di tanto in tanto escano fuori dei progetti di questo tipo, che invogliano a saperne di più sugli artisti del passato. Certo, la lettura è soprattutto svago, ma quando il divertimento viene unito alla cultura allora sì che le cose si fanno davvero interessanti. L’intuizione di far avvicinare i ragazzi all’Arte per mezzo di storie leggere e spassose si è rivelata una scelta quanto mai azzeccata.

Anche io, a dire la verità, non ero molto ferrato su Giorgione, pseudonimo di Giorgio Zorzi. Anche se conosco alcuni suoi dipinti non mi sono mai preso la briga di andare a approfondire la sua vita. Grazie a La Tempesta, ho ricevuto delle informazioni in più che hanno contribuito ad arricchire il mio bagaglio culturale.

Il titolo del libro nasce proprio da un famoso dipinto di Giorgione intitolato La Tempesta, dove viene raffigurata una giovane zingara che allatta un bambino mentre un uomo poco distante, probabilmente un soldato, la osserva; sullo sfondo, un fulmine squarcia il cielo colmo di nubi.  Baccalario parte da questa immagine per costruire tutta la storia. Infatti, sia il giovane uomo sia la donna giocheranno un ruolo molto importante all’interno della trama.

Anche il linguaggio ha un ruolo fondamentale. Lo slang che usano i tre giovani protagonisti – in particolare Lori –  è in netto contrasto con il linguaggio dell’epoca in cui vengono catapultati; questo crea delle situazioni molto divertenti. Immaginatevi un ragazzo dei giorni nostri che cita Games of Thrones a un soldato del Cinquecento, ignaro ovviamente di che cosa stia blaterando. Quella che ne esce fuori è una scenetta comica assolutamente riuscita. Ci voleva proprio questa bella boccata d’aria fresca nel panorama letterario.

Un altro motivo per cui ho amato questo romanzo è la serialità.

Se il primo volume è scritto da Pierdomenico Baccalario e racconta di Giorgione, il secondo invece, intitolato Il prigioniero nella pietra, ha per protagonista Michelangelo ed è opera di Daniele Nicastro. E non è tutto: nel 2021 arriverà anche il terzo volume, scritto dal mitico Manlio Castagna,che cura anche il coordinamento artistico della serie.

I misteri di Mercurio è stato infatti pensato per essere una grande saga e non un volume unico. Questo mi fa enormemente piacere in quanto sono un grande appassionato della serialità – perché mi permette di appassionarmi ai personaggi e alle loro vicende – e il fatto che ogni libro sia scritto da uno scrittore diverso fa salire la mia curiosità alle stelle. Avendo letto il primo volume (il secondo lo recensirò a breve), posso garantirvi che possiede un inizio e una fine (questo perché so che molti di voi non amano le storie a metà), anche se di tanto in tanto l’autore dissemina degli elementi qua e là che stuzzicano la voglia di leggere il volume successivo per sapere come andrà a finire. Infatti, dopo la lettura de La Tempesta, ho tantissime domande che mi assillano:

(Spoiler) Chi è il merlo? Come fanno i ragazzi a viaggiare nel tempo? Chi è la signora misteriosa alla fine?

Altra cosa che ho apprezzato molto è stata la descrizione dei luoghi. Baccalario sa scrivere e questo è chiaro a tutti. Alcuni passaggi hanno avuto la capacità di trasmettermi il bucolico odore di campagna.

“Una luce inesplicabile illuminava il casolare. Era sospesa, vibrante, carica di energia. Insieme ai colori, si risvegliarono anche i suoni: lo starnazzare delle galline che raspavano nell’aia si mischiava ad alcuni deboli muggiti che provenivano dalla stalla.”

Per ultimo, ma non per importanza, le illustrazioni interne a matita, ad opera di Kalina Muhova, impreziosiscono ancora di più il racconto.

In definitiva, promuovo a pieni voti il libro e ringrazio la casa editrice Emons Edizioni per avermi dato la possibilità di parlarne sui miei canali. Se volete saperne di più, vi invito a guardare la video recensione che ho caricato su YouTube (e se non lo avete già fatto, iniziate a seguirmi anche lì).

Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se avete già letto altri libri di Baccalario e se avete altri suoi libri da consigliare.

Alla Prossima!

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Recensione “Penny Berry e la pozione magica” di Lluís Prats Martínez

Penny si aggrappò alle briglie e cominciò ad arrampicarsi su una delle zampe. Era come scalare una delle querce centenarie che circondavano Barry Manor. Arrivata sulla groppa, vide che vi crescevano dei corni e che le squame della pelle erano grosse e dure come gusci di tartarughe.

La caratteristica dei libri fantasy che apprezzo di più è quella di riuscire a portare i lettori in luoghi meravigliosi usando il solo mezzo dell’immaginazione. In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo attualmente, direi che un po’ di fantasia è proprio quello di cui tutti noi abbiamo bisogno.

Leggere Penny Berry per me è stato come fare un salto nel magico mondo del folklore scozzese: grazie alla penna di Lluis Prats, ho fatto la conoscenza di creature fantastiche quali la simpatica signora Cecilia Knots, l’echinaqua cugina del mostro di Loch Ness, e di Caribdis e Oribdis, le due gargoyle che sorvegliano Berry Manor.

Mentre leggevo le ultime pagine, mi è venuto il magone al pensiero di dover salutare il decanato di Amhuinn e tutti i suoi segreti. Però mi sono subito rasserenato ricordandomi che questa è una saga e che il secondo volume è già lì, nella mia libreria,  pronto per essere divorato. Prima di fiondarmi, però, ci tenevo a condividere con voi le emozioni che mi ha suscitato questo primo libro, intitolato Penny Berry e la pozione magica per cui, se siete pronti, do il via alle danze.

Prima di esporvi le mie considerazioni, è d’obbligo fare un ringraziamento a Albe Edizioni per aver accettato di collaborare con me. Seguo la Casa Editrice già da un bel po’ di tempo e la considero uno dei massimi esponenti dell’editoria per ragazzi. Oltre alla saga di Penny Berry, ha pubblicato anche Milo sui tetti di Simona Bonariva e Rosa senza spine di Mariella Ottino.

Penny Berry e la pozione magica mi ha colpito sin da subito per la copertina in cui una ragazzina e la nonna volano in groppa a un maestoso drago verde. Il disegno è opera della bravissima Giada Carboni che ha disegnato anche le illustrazioni interne. Il creatore del libro, invece, è Lluis Prats, di Terrassa, Spagna. Lo scrittore ha studiato Storia dell’arte e Archeologia e ha scritto numerosi libri per ragazzi tradotti in diverse lingue. Per Albe edizioni ha già firmato Hachiko. Il cane che aspettava.

Ma veniamo a noi e parliamo della trama senza fare spoiler!

Penny rimase sola davanti a Benny Manor. Forse la pixie aveva ragione e la cosa più prudente sarebbe stata fare le valigie e tornare a Londra, ma la verità è che non si era annoiata neanche un attimo e, benchè avesse passato momenti di terrore, doveva riconoscere che l’estate stava andando molto, molto bene.

Penny Berry ha dodici anni e vive con gli zii. Con l’inizio dell’estate riceve la notizia che dovrà passare le vacanze dalla nonna, che non vede da molto tempo. All’inizio è restia all’idea di partire per la Scozia, ma poi, quando arriva alla Berry Manor e conosce l’arzilla Octabia Berry e tutti i suoi bizzarri amici, la ragazza cambierà idea. Scoprirà infatti che nella grande villa vivono creature fantastiche come troll, ghoul e unicorni! Inoltre, apprenderà di essere una guaritrice, in grado cioè di curare gli animali con il solo tocco delle mani, e di essere in qualche modo legata a una creatura malvagia che sta mettendo a ferro e fuoco la Scozia. 

La prima parte del libro ha il compito di introdurre il lettore al vasto world building messo in piedi da Lluís Prats. Vengono presentati i personaggi (tantissimi e tutti con un ruolo ben definito) e le creature fantastiche che l’autore attinge a piene mani dal folclore scozzese. A proposito di questo, essendo anche io uno scrittore di fantasy, mi permetto di fare un grande applauso a Prats per lo studio meticoloso del folklore – non solo scozzese – che è il grande punto di forza di questo libro. Ogni creatura, ogni erba e ogni nome fa parte della cultura popolare e non sempre i lettori si accorgono di quanto lavoro ci sia dietro la stesura di un libro. 

La mappa interna del Decanato di Amhuinn (siano sempre lodate le mappe e chi le disegna), che comprende il bosco magico intorno alla Berry Manor, aiuta a destreggiarsi meglio nel corso dei vari spostamenti.

Uno degli aspetti positivi del romanzo sono i personaggi, tutti caratterizzati alla perfezione. Cito per esempio Calpurnia Clutterbuck, proprietaria dell’Ortica Allegra, una donna eccentrica e dal cuore tenero; o Augustus Blackfriars, il proprietario di “Libri rari e altre cose più o meno interessanti” che va in giro in groppa a un grifone. All’inizio si fa un po’ di fatica a memorizzare tutti i personaggi che abitano il mondo di Prats, anche perché hanno tutti nomi complicati, però non vi preoccupate di questo: vedrete che pagina dopo pagina imparerete ad affezionarvi a tutti.

Per gettare le basi della storia credo che Lluís Prats abbia preso come punto di riferimento la saga di Harry Potter della Rowling (almeno nella prima parte). Avrei preferito, per esempio, che al cattivo non fosse dato il soprannome de “l’Innominabile” (che ricorda un pò “Colui che non deve essere nominato”) oppure che la protagonista non vivesse nella casa con gli zii perché i genitori sono morti quando lei era piccolina. Ma a parte questi particolari che non inficiano in alcun modo il mio giudizio complessivo sull’opera, a parer mio è con la seconda parte che l’autore ingrana la marcia e dà il meglio di sé e, in particolare, con l’entrata in scena delle Arpie, mostri alati che porteranno scompiglio alla Berry Manor e che daranno il via a una serie di eventi che si susseguiranno tra di loro senza dare un attimo di tregua al lettore. Da quel punto in poi, infatti, per la giovane protagonista ci saranno delle rivelazioni importanti che lasceranno il lettore a bocca aperta e che apriranno le porte al seguito, già pubblicato da Albe Edizioni nel Giugno 2020 e intitolato Penny Berry e i misteri di Shagri-La.

“Se si verificasse questo”, continuò l’erborista, “sarebbe la fine del mondo così come lo conosciamo, perché i negromanti risveglierebbero dei poteri che dormono da tanto di quel tempo che sono stati quasi dimenticati”.

La parte che mi è piaciuta di più è stata senza ombra di dubbio la grande battaglia della Prateria degli Unicorni che vede contrapposto l’esercito di Cedric Donndubahm, il cattivo della storia, contro le forze di Amhuinn, cappeggiate dalla nonna di Penny Berry, un tempo guerriera formidabile che aveva preso parte anche alla battaglia di An Ard avvenuta dieci anni prima. Allo scontro prenderà parte anche la stessa Penny che, sul dorso del suo fidato drago Ashwhite, fronteggerà per la prima volta la sua nemesi, Cedric Donndubhan, l’Innominabile, e scoprirà un segreto che sconvolgerà tutta la sua vita.

Tra sfingi, gargoyle, draghi, giganti, folletti, bowtuckle e unicorni, il libro è una vera e propria enciclopedia per tutti gli appassionati del folklore britannico. È sicuramente un libro adatto a un pubblico giovane, in special modo per chi è appassionato di Harry Potter,  però secondo me ha tutte le potenzialità per far breccia anche nel cuore dei più grandicelli. Come è successo con me, per esempio.

Se volete saperne di più su questo fantastico libro, vi lascio il link della mia recensione su YouTube. Ricordatevi di iscrivervi al canale per restare aggiornati sulle ultime novità!

Consiglio Penny Berry e la pozione magica ai lettori che cercano avventura ed emozioni, a quelli che amano la Scozia e il suo folklore e, in particolare, a quelli come me che amano sognare e volare con la fantasia.

Alla prossima!

  • Titolo: Penny Berry e la pozione magica
  • Autore: Lluis Prats
  • Editore: Albe edizioni https://www.albe-edizioni.com/
  • Pagine: 256 – brossura
  • Età consigliata: 8 anni

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Recensione “Tilly e i segreti dei libri” di Anna James

“Sii coraggiosa, sii curiosa, sii gentile”

Chi di voi non ha mai sognato di stare accanto ai personaggi letterari preferiti per andare a caccia di tesori, volare sopra i tetti di Londra o giocare con le sirene? Chi di voi non ha mai sospirato dopo aver letto la parola fine di un romanzo perché lo considerava ormai un caro amico?

Se come me anche voi appartenete alla categoria di “lettori innamorati persi della letteratura”, allora Tilly e i segreti dei libri di Anna James è il toccasana che fa per voi!

La Garzanti ha finalmente portato in Italia il primo volume della saga Pages and the Co. che ha stregato tutti gli editori internazionali della Fiera di Bologna. È un libro senza tempo che ha tutte le caratteristiche per diventare in futuro un classico della letteratura per ragazzi.

Siete curiosi di saperne di più sul primo volume? Partiamo subito con la trama!

Tilly Pages è un’undicenne con il naso sempre incollato alle pagine dei libri. I suoi personaggi letterari preferiti sono Anna dai capelli rossi e Alice nel Paese delle meraviglie. Spesso la bambina immagina di parlare con loro come se fossero le sue amiche del cuore. Tilly infatti non ha mai trovato qualcuno con cui potersi confidare e essere se stessa, perciò passa tutto il suo tempo libero con i suoi amati libri, compagni di avventura che non la tradiranno mai. Anche la mamma era una grande appassionata della letteratura, però purtroppo Tilly non l’ha mai conosciuta, né lei né il suo papà, e le pochissime  informazioni che possiede le sono state fornite dai nonni materni. Per esempio, sa che il libro preferito della mamma era La piccola principessa.

La sua vita procede tranquilla finché, un giorno, nella libreria dei suoi nonni la bambina vede entrare Alice e Anna che la invitano a visitare i loro mondi, quelli che sono proprio all’interno dei libri. E così Tilly scopre di essere una librovaga col potere di entrare e uscire dalle storie e di interagire con i personaggi. Dopo lo stupore iniziale, i nonni le rivelano la verità: non solo lei possiede questo dono ma anche loro. Ma non è tutto: Nel mondo, infatti, ci sono tantissime persone che hanno lo stesso talento di Tilly ed esiste una sezione speciale apposita sotto la Biblioteca di Londra che si occupa di loro.

Da quel momento in poi, la vita di Tilly non sarà più la stessa. Insieme a Oskar, un amico con cui condivide lo stesso potere, vivrà incredibili avventure che la porteranno a saperne di più sul mistero che ruota intorno alla scomparsa della mamma.

“Tilly non si era mai allontanata molto da Londra, ma tra le pagine dei libri si sentiva ormai una viaggiatrice esperta: aveva scorrazzato per i tetti di Parigi, aveva imparato a cavalcare una scopa e aveva visto l’aurora boreale dal ponte di una nave.”

Ci sono tantissimi motivi per cui penso che Tilly sia un capolavoro che ogni lettore dovrebbe leggere.

Innanzitutto, perché è un omaggio incondizionato alla letteratura per l’infanzia. In ogni singola pagina, l’autrice riesce a trasmettere tutto il suo amore per i libri, rendendolo tangibile grazie ai personaggi che fuoriescono letteralmente dalle loro storie e diventano “reali”. È un piacevole viaggio nei ricordi per i più grandicelli come me e una scoperta per i più piccoli che magari, proprio grazie a Tilly, si appassioneranno ad Anna di Avonlea e a Sara Crewe.

Tra l’altro, Anna James non si limita a citare solo un paio di libri famosi, ma si diverte a inserire tantissimi omaggi che vanno dall’Isola del tesoro a Harry Potter, passando per Sherlock Holmes e Orgoglio e pregiudizio.

Così come Harry Potter è riuscito a dare vita a una saga tuttora amata da tantissimi fans, secondo me anche Tilly ha tutte le carte in regola per generare un nuovo fenomeno. Pensateci: poter rivedere i personaggi dei libri a noi cari interagire con la protagonista nelle pagine di una nuova saga letteraria e magari vivere insieme a lei nuove, fantastiche avventure, non è il sogno di ogni lettore? L’idea di base che ha avuto Anna James offre infinite possibilità nel campo letterario. Ora sta solo a lei, e alla sua fervida immaginazione, saper sfruttare tutto il potenziale di cui dispone. Visto che la saga è ancora in corso (in Inghilterra è da poco uscito il terzo volume, intitolato “Tilly and the map of Stories”), direi che ne vedremo delle belle!   

Un altro punto di forza del libro è senza ombra di dubbio il Worldbuilding, che altri non è che la costruzione del mondo, il palcoscenico in cui si muovono i personaggi. Anche qui l’autrice è riuscita a creare delle basi solide su cui poggiare tutta la saga.

Pur se ambientato nel Regno Unito che tutti noi conosciamo, il romanzo ha comunque qualcosa di magico, un luogo che in realtà esiste davvero, la British Library, che dista non più di un paio di minuti dalla stazione di King’s Cross (sì, proprio dove c’è il binario 9 ¾). Dentro la libreria, vi è un posto segreto chiamato la Sottobiblioteca Britannica, in cui hanno origine tutti i “capovolgimenti magici”. La Sottobiblioteca ha il compito di schedare tutti i librovaghi del mondo, di conservare accuratamente le prime copie dei libri che vengono stampate e di tenere sotto controllo quello che succede all’interno dei libri.

Il fatto che in giro ci siano tante persone che hanno la peculiarità di spostarsi da un libro all’altro, è una informazione senza ombra di dubbio molto interessante.

“Insomma, a volte, quando non so cosa fare, penso a cosa farebbe Anna, o mi viene voglia di raccontare ad Alice qualcosa che ho scoperto, o di consigliare un libro a Hermione, e per un secondo mi scordo che non sono persone reali con cui posso semplicemente parlare”.

Nel libro non manca l’azione. C’è il cattivo ‒ e meno male! Come faremmo noi lettori senza i cattivi? ‒, c’è il viaggio che il protagonista deve affrontare per recuperare qualcosa di molto caro, c’è la suspense di sapere quello che accadrà dopo la fine di ogni capitolo, ci sono i pasticci ‒ e che pasticci ‒ che Tilly combina e che deve sistemare. Anna James parte in quarta sin dall’inizio e scatena tutta la sua fantasia.

Come potete immaginare, io ho adorato Tilly e i segreti dei libri dalla prima all’ultima pagina. Era da tempo che non leggevo un libro che mi prendesse così tanto e non vedo l’ora di sapere come continuerà la storia. Sono felice che la Garzanti abbia puntato su questo libro e sono sicuro che farà breccia anche nei cuori di tantissimi lettori italiani.

Se volete saperne di più, vi invito a guardare anche la mia video recensione che ho pubblicato su Youtube.

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Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se vi piace leggere libri per ragazzi e quali personaggi letterari vorreste ritrovare tra le pagine di questa saga.

Alla Prossima!

  • Titolo: Tilly e i segreti dei libri
  • Autore: Anna James
  • Editore: Garzanti https://www.garzanti.it/
  • Pagine: 400 – brossura
  • Età consigliata: 12 anni