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Recensione “Explorer Academy” di Trudi Trueit

L’Accademia ti piacerà da matti. Quanti studenti della tua età possono partecipare a uno scavo archeologico in cerca di una civiltà perduta o contribuire a salvare una specie in via di estinzione? Sarà la più grande avventura della tua vita!”

In questo periodo difficile che stiamo vivendo, tra le cose che ci sono state tolte dal virus, c’è anche quella di poter viaggiare in giro per il mondo in totale libertà e conoscere culture differenti dalla nostra.

Fermo restando che sono convinto che torneremo presto a farlo di nuovo ‒  dobbiamo stringere i denti e avere solo un po’ di pazienza ‒ nel frattempo possiamo trovare un modo alternativo per divertirci e allo stesso tempo  rimanere al sicuro dentro casa. Come, direte voi? Grazie ai libri, ovviamente.

Per esempio, grazie a Explorer Academy, una serie di romanzi per ragazzi della National Geographic Kids scritta da Trudi Trueit portata in Italia grazie a White Star Libri, che tra i suoi estimatori conta  James Cameron  e T.A. Barron.

Leggendo il primo volume intitolato Il segreto di Nebula, ho sentito il rumore delle onde dell’Oceano Pacifico delle Hawaii, ho esplorato la foresta delle farfalle monarca di Oyamel in Messico e viaggiato a bordo di una nave nel bel mezzo del Mar Glaciale Artico. E tutto questo, stando comodamente seduto sul divano.

Se siete curiosi di saperne di più su questa saga avventurosa che sta appassionando milioni di lettori in tutto il mondo, continuate a leggere!

Le occasioni arrivano in tanti modi. Non conta come le ottieni, ma ciò che fai”.

La storia ha inizio quando il dodicenne Cruz Coronado riceve una lettera di ammissione alla prestigiosa Explorer Academy, una scuola che si occupa di formare giovani esploratori. Lì incontrerà altri studenti con cui farà amicizia, tra cui Emmett, un piccolo genio che porta degli occhiali che cambiano colore a seconda delle sue emozioni, e Bryndis, una ragazza che gli farà prendere una bella sbandata.

Insieme, i tre ragazzi affronteranno diverse missioni simulate in realtà virtuali accompagnate dalle lezioni tenute da esperti nel campo. Per Cruz, però, il semestre si rivelerà tutt’altro che semplice: un’organizzazione misteriosa, chiamata Nebula, gli sta alle calcagna per via del suo passato. La mamma di Cruz, infatti, lavorava all’interno di una divisione di ricerca segreta finché un tragico incidente non le aveva tolto la vita. In qualche modo, il giovane è l’unico che potrà risolvere il mistero della sua morte, e per farlo dovrà decifrare dei codici che lo porteranno in giro per il mondo.

La prima cosa del libro che mi ha conquistato è stata la copertina, opera del bravissimo Antonio Javier Caparo, che raffigura due giovani che si gettano nel vuoto di una cascata. Il disegnatore mette subito in chiaro al lettore cosa troverà all’interno del volume: avventura, mistero, suspense. Mi piace molto quando le cover riescono a trasmettere i contenuti del libro, e questa non è una cosa così scontata, credetemi. Quanti romanzi avete letto con delle copertine che non rispecchiavano per niente il genere di appartenenza? Io un sacco.

Vogliamo parlare poi delle illustrazioni interne di Scott Plumbe? Una meraviglia per gli  occhi, credetemi! La mappa dell’Accademia a doppia pagina è spettacolare e i disegni che accompagnano la storia, tutti rigorosamente a colori, valgono da soli l’acquisto del libro. Inoltre, ogni capitolo inizia con piccola mappa del luogo che i protagonisti visiteranno.

Se la storia è piena di imprevisti e di sorprese, anche il libro in qualche modo lo è. Mi spiego meglio: mentre leggevo, a un certo punto mi sono accorto che giù in fondo, accanto al numero della pagina in cui mi trovavo, c’era anche una parola di due lettere. Sembrava messa lì per caso. Mi sono chiesto se per caso non fosse un errore di stampa, una svista, perciò mi sono messo a sfogliare le altre pagine per curiosità. Ebbene, non ci crederete ma per tutto il libro lungo alcuni bordi ci sono delle parole che, sommate tutte insieme, compongono una frase che contiene un’informazione molto importante. E non è tutto: anche alcuni disegni contengono codici e indizi utili per risolvere dei misteri, tanto che spesso tornavo indietro per decifrarli. Questo consente al lettore di interagire con la trama e di essere lui stesso protagonista insieme a Cruz.

C’è anche un breve cartone animato!

Per quanto riguarda la scrittura, Trudi Trueit è stata per me una bella sorpresa. Era da tempo che non mi appassionavo così tanto a un libro e per certi versi mi ha riportato con la mente alla prima volta che ho letto Harry Potter. Anche in Explorer Academy vengono affrontati  dei temi molto cari ai fans del maghetto quali l’amicizia, la perdita di una persona cara e la responsabilità di fare quello che va fatto. Ma attenzione, Cruz non ha poteri e non è un predestinato. E forse proprio il fatto di essere un ragazzo normalissimo porta una ventata di aria fresca, in quanto permette a tutti i lettori di identificarsi facilmente in lui. All’inizio i suoi compagni gli danno del raccomandato perché, oltre alla mamma, anche la zia lavora nella scuola. Cruz, in effetti, è consapevole che la zia potrebbe aver messo una buona parola per lui, e questo non nascondersi io l’ho apprezzato molto. Finalmente non abbiamo di fronte a personaggi che si autocompatiscono e fanno i finti tonti, ma che al contrario ammettono l’evidenza e lavorano il doppio per dimostrare quanto valgono.

Un’altra cosa che ho apprezzato molto sono le varie citazioni de Le cronache di Narnia presenti all’interno del libro. È sempre una bella emozione leggere di un personaggio letterario che nomina un libro che già conosci e che ami. In un certo qual modo, riesce a rendere la lettura più reale. Non so se mi spiego.

L’autrice dimostra di amare davvero il mondo creato da C.S. Lewis perché non si limita a citare soltanto la saga ma fa in modo che essa diventi molto importante per risolvere alcuni enigmi.

Con tutti, collaborazione. Per tutti, rispetto. Più di tutto, onore.

Ho apprezzato molto l’idea dell’autrice di far compiere ai protagonisti delle missioni in ogni angolo del mondo pur facendoli rimanere all’interno dell’Accademia. Per allenarsi a diventare dei veri esploratori infatti, gli allievi utilizzano la GROTTA, il Grande Osservatorio per la Tecnologia Tridimensionale Aumentata che, unendo ologrammi, tecnologia sensoriale e stampa tridimensionale, riproduce fedelmente la realtà. Così gli allievi possono allenarsi senza correre alcun pericolo e noi lettori ne approfittiamo per visitare luoghi affascinanti e selvaggi.

Il Segreto di Nebula è il primo libro di una saga che attualmente conta quattro volumi. Il quinto ‒ e forse l’ultimo ‒ uscirà in America il 5 Gennaio del 2021.

Ringrazio la White Star Libri per avermi dato la possibilità di conoscere e di recensire il libro. Qui sotto trovare anche il video che ho realizzato per YouTube.

Non vi siete ancora iscritti al mio canale?

Se cercate una nuova saga per ragazzi che vi faccia appassionare ed emozionare, sicuramente Explorer Academy è quello che fa per voi.

Continuate a seguirmi perché tra non molto mi avventurerò nella lettura del secondo volume e vi farò sapere se si manterrà sugli stessi altissimi livelli.

Alla prossima!

  • Titolo: Explorer Academy – Il segreto di Nebula
  • Autore: Trudi Trueit
  • Editore: White Star Libri https://www.whitestar.it/
  • Pagine: 208 – brossura
  • Età consigliata: 10 anni
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Recensione “I misteri di Mercurio: la tempesta” di Pierdomenico Baccalario

“Per cercare di afferrare un mistero dell’arte, sfiderai l’amore. Se ne afferri due, sfiderai gli amici e la società. Tre la tua salute. Quattro la pazzia. Cinque la morte”.

Avete mai immaginato di fare un tuffo nel passato e poter ammirare la nascita delle opere più famose? Come sarebbe bello poter incontrare di persona gli artisti che studiamo sui libri di scuola e magari fare un selfie con loro, eh? Dite che non è possibile?

Vi sbagliate di grosso. Anzi, vedrete come tra poco vi farò cambiare idea!

Prendete per esempio un gruppo di scrittori per ragazzi facenti parte della fucina letteraria nota come Book on a Tree. Se aggiungete un pizzico di fantasia della Emons Edizioni e condite il tutto con il coordinamento artistico di Manlio Castagna, sapete cosa ne esce fuori? Una serie di avventure chiamata I misteri di Mercurio, dove tre giovani protagonisti si ritroveranno a spasso nel tempo per cercare di risolvere alcuni misteri legati alle opere d’arte più famose al mondo.

Mica male, vero?

Nel primo volume, scritto da Pierdomenico Baccalario, uno dei più prolifici scrittori italiani, Emons! Raga ci porterà a conoscere il più grande pittore italiano del cinquecento, Giorgione, detto anche Giorgio da Castelfranco!

Prima di addentrarci nel volume, conosciamo meglio la Emons Edizioni.

La particolarità di questa casa editrice è quella di saper sfruttare al meglio la tecnologia e metterla al servizio dei lettori. Non tutti, infatti, hanno la possibilità di leggere direttamente un libro – chi per problemi alla vista, chi perché è sempre di fretta –, perciò la Emons ha pensato bene di risolvere questo problema specializzandosi in audiolibri. Con I misteri di Mercurio fa anche di più: la serie infatti unisce libro e contenuti audio in modo del tutto originale, grazie alla scansione di un QR Code sulla App Emons Audiolibri, disponibile su Android e Apple Store. I ragazzi quindi potranno leggere le avventure dei tre viaggiatori nel tempo interfacciandosi su internet per ascoltare gli audio.

Di cosa parla il primo volume, intitolato La Tempesta?

Quando il merlo Mercurio consegna a tre ragazzi amici per la pelle una pergamena contenente un indovinello, un fulmine squarcia il cielo e Nina, Jamal e Lorenzo si ritrovano improvvisamente nel bel mezzo della campagna veneta, nel periodo del Rinascimento. Alcuni indizi li porteranno nel casolare di Giorgione, uno tra i pittori italiani più enigmatici della storia della pittura. Unendo le loro forze, i ragazzi cercheranno di scoprire il mistero che circonda la scomparsa dell’artista e lungo il percorso incontreranno nuovi, preziosi alleati.

Nina udì un suono di ali e si voltò di scatto.

Davanti a lei, il buio.

E poi, nel buio, apparvero due spilli lucidi, un becco d’oro.

Ci sono parecchie ragioni per le quali ho amato questo volume.

Innanzitutto, per l’idea di base.

Da grande appassionato d’arte quale sono – ho frequentato l’Istituto d’Arte e mi piace molto disegnare – trovo interessante che di tanto in tanto escano fuori dei progetti di questo tipo, che invogliano a saperne di più sugli artisti del passato. Certo, la lettura è soprattutto svago, ma quando il divertimento viene unito alla cultura allora sì che le cose si fanno davvero interessanti. L’intuizione di far avvicinare i ragazzi all’Arte per mezzo di storie leggere e spassose si è rivelata una scelta quanto mai azzeccata.

Anche io, a dire la verità, non ero molto ferrato su Giorgione, pseudonimo di Giorgio Zorzi. Anche se conosco alcuni suoi dipinti non mi sono mai preso la briga di andare a approfondire la sua vita. Grazie a La Tempesta, ho ricevuto delle informazioni in più che hanno contribuito ad arricchire il mio bagaglio culturale.

Il titolo del libro nasce proprio da un famoso dipinto di Giorgione intitolato La Tempesta, dove viene raffigurata una giovane zingara che allatta un bambino mentre un uomo poco distante, probabilmente un soldato, la osserva; sullo sfondo, un fulmine squarcia il cielo colmo di nubi.  Baccalario parte da questa immagine per costruire tutta la storia. Infatti, sia il giovane uomo sia la donna giocheranno un ruolo molto importante all’interno della trama.

Anche il linguaggio ha un ruolo fondamentale. Lo slang che usano i tre giovani protagonisti – in particolare Lori –  è in netto contrasto con il linguaggio dell’epoca in cui vengono catapultati; questo crea delle situazioni molto divertenti. Immaginatevi un ragazzo dei giorni nostri che cita Games of Thrones a un soldato del Cinquecento, ignaro ovviamente di che cosa stia blaterando. Quella che ne esce fuori è una scenetta comica assolutamente riuscita. Ci voleva proprio questa bella boccata d’aria fresca nel panorama letterario.

Un altro motivo per cui ho amato questo romanzo è la serialità.

Se il primo volume è scritto da Pierdomenico Baccalario e racconta di Giorgione, il secondo invece, intitolato Il prigioniero nella pietra, ha per protagonista Michelangelo ed è opera di Daniele Nicastro. E non è tutto: nel 2021 arriverà anche il terzo volume, scritto dal mitico Manlio Castagna,che cura anche il coordinamento artistico della serie.

I misteri di Mercurio è stato infatti pensato per essere una grande saga e non un volume unico. Questo mi fa enormemente piacere in quanto sono un grande appassionato della serialità – perché mi permette di appassionarmi ai personaggi e alle loro vicende – e il fatto che ogni libro sia scritto da uno scrittore diverso fa salire la mia curiosità alle stelle. Avendo letto il primo volume (il secondo lo recensirò a breve), posso garantirvi che possiede un inizio e una fine (questo perché so che molti di voi non amano le storie a metà), anche se di tanto in tanto l’autore dissemina degli elementi qua e là che stuzzicano la voglia di leggere il volume successivo per sapere come andrà a finire. Infatti, dopo la lettura de La Tempesta, ho tantissime domande che mi assillano:

(Spoiler) Chi è il merlo? Come fanno i ragazzi a viaggiare nel tempo? Chi è la signora misteriosa alla fine?

Altra cosa che ho apprezzato molto è stata la descrizione dei luoghi. Baccalario sa scrivere e questo è chiaro a tutti. Alcuni passaggi hanno avuto la capacità di trasmettermi il bucolico odore di campagna.

“Una luce inesplicabile illuminava il casolare. Era sospesa, vibrante, carica di energia. Insieme ai colori, si risvegliarono anche i suoni: lo starnazzare delle galline che raspavano nell’aia si mischiava ad alcuni deboli muggiti che provenivano dalla stalla.”

Per ultimo, ma non per importanza, le illustrazioni interne a matita, ad opera di Kalina Muhova, impreziosiscono ancora di più il racconto.

In definitiva, promuovo a pieni voti il libro e ringrazio la casa editrice Emons Edizioni per avermi dato la possibilità di parlarne sui miei canali. Se volete saperne di più, vi invito a guardare la video recensione che ho caricato su YouTube (e se non lo avete già fatto, iniziate a seguirmi anche lì).

Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se avete già letto altri libri di Baccalario e se avete altri suoi libri da consigliare.

Alla Prossima!

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Recensione “Penny Berry e la pozione magica” di Lluís Prats Martínez

Penny si aggrappò alle briglie e cominciò ad arrampicarsi su una delle zampe. Era come scalare una delle querce centenarie che circondavano Barry Manor. Arrivata sulla groppa, vide che vi crescevano dei corni e che le squame della pelle erano grosse e dure come gusci di tartarughe.

La caratteristica dei libri fantasy che apprezzo di più è quella di riuscire a portare i lettori in luoghi meravigliosi usando il solo mezzo dell’immaginazione. In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo attualmente, direi che un po’ di fantasia è proprio quello di cui tutti noi abbiamo bisogno.

Leggere Penny Berry per me è stato come fare un salto nel magico mondo del folklore scozzese: grazie alla penna di Lluis Prats, ho fatto la conoscenza di creature fantastiche quali la simpatica signora Cecilia Knots, l’echinaqua cugina del mostro di Loch Ness, e di Caribdis e Oribdis, le due gargoyle che sorvegliano Berry Manor.

Mentre leggevo le ultime pagine, mi è venuto il magone al pensiero di dover salutare il decanato di Amhuinn e tutti i suoi segreti. Però mi sono subito rasserenato ricordandomi che questa è una saga e che il secondo volume è già lì, nella mia libreria,  pronto per essere divorato. Prima di fiondarmi, però, ci tenevo a condividere con voi le emozioni che mi ha suscitato questo primo libro, intitolato Penny Berry e la pozione magica per cui, se siete pronti, do il via alle danze.

Prima di esporvi le mie considerazioni, è d’obbligo fare un ringraziamento a Albe Edizioni per aver accettato di collaborare con me. Seguo la Casa Editrice già da un bel po’ di tempo e la considero uno dei massimi esponenti dell’editoria per ragazzi. Oltre alla saga di Penny Berry, ha pubblicato anche Milo sui tetti di Simona Bonariva e Rosa senza spine di Mariella Ottino.

Penny Berry e la pozione magica mi ha colpito sin da subito per la copertina in cui una ragazzina e la nonna volano in groppa a un maestoso drago verde. Il disegno è opera della bravissima Giada Carboni che ha disegnato anche le illustrazioni interne. Il creatore del libro, invece, è Lluis Prats, di Terrassa, Spagna. Lo scrittore ha studiato Storia dell’arte e Archeologia e ha scritto numerosi libri per ragazzi tradotti in diverse lingue. Per Albe edizioni ha già firmato Hachiko. Il cane che aspettava.

Ma veniamo a noi e parliamo della trama senza fare spoiler!

Penny rimase sola davanti a Benny Manor. Forse la pixie aveva ragione e la cosa più prudente sarebbe stata fare le valigie e tornare a Londra, ma la verità è che non si era annoiata neanche un attimo e, benchè avesse passato momenti di terrore, doveva riconoscere che l’estate stava andando molto, molto bene.

Penny Berry ha dodici anni e vive con gli zii. Con l’inizio dell’estate riceve la notizia che dovrà passare le vacanze dalla nonna, che non vede da molto tempo. All’inizio è restia all’idea di partire per la Scozia, ma poi, quando arriva alla Berry Manor e conosce l’arzilla Octabia Berry e tutti i suoi bizzarri amici, la ragazza cambierà idea. Scoprirà infatti che nella grande villa vivono creature fantastiche come troll, ghoul e unicorni! Inoltre, apprenderà di essere una guaritrice, in grado cioè di curare gli animali con il solo tocco delle mani, e di essere in qualche modo legata a una creatura malvagia che sta mettendo a ferro e fuoco la Scozia. 

La prima parte del libro ha il compito di introdurre il lettore al vasto world building messo in piedi da Lluís Prats. Vengono presentati i personaggi (tantissimi e tutti con un ruolo ben definito) e le creature fantastiche che l’autore attinge a piene mani dal folclore scozzese. A proposito di questo, essendo anche io uno scrittore di fantasy, mi permetto di fare un grande applauso a Prats per lo studio meticoloso del folklore – non solo scozzese – che è il grande punto di forza di questo libro. Ogni creatura, ogni erba e ogni nome fa parte della cultura popolare e non sempre i lettori si accorgono di quanto lavoro ci sia dietro la stesura di un libro. 

La mappa interna del Decanato di Amhuinn (siano sempre lodate le mappe e chi le disegna), che comprende il bosco magico intorno alla Berry Manor, aiuta a destreggiarsi meglio nel corso dei vari spostamenti.

Uno degli aspetti positivi del romanzo sono i personaggi, tutti caratterizzati alla perfezione. Cito per esempio Calpurnia Clutterbuck, proprietaria dell’Ortica Allegra, una donna eccentrica e dal cuore tenero; o Augustus Blackfriars, il proprietario di “Libri rari e altre cose più o meno interessanti” che va in giro in groppa a un grifone. All’inizio si fa un po’ di fatica a memorizzare tutti i personaggi che abitano il mondo di Prats, anche perché hanno tutti nomi complicati, però non vi preoccupate di questo: vedrete che pagina dopo pagina imparerete ad affezionarvi a tutti.

Per gettare le basi della storia credo che Lluís Prats abbia preso come punto di riferimento la saga di Harry Potter della Rowling (almeno nella prima parte). Avrei preferito, per esempio, che al cattivo non fosse dato il soprannome de “l’Innominabile” (che ricorda un pò “Colui che non deve essere nominato”) oppure che la protagonista non vivesse nella casa con gli zii perché i genitori sono morti quando lei era piccolina. Ma a parte questi particolari che non inficiano in alcun modo il mio giudizio complessivo sull’opera, a parer mio è con la seconda parte che l’autore ingrana la marcia e dà il meglio di sé e, in particolare, con l’entrata in scena delle Arpie, mostri alati che porteranno scompiglio alla Berry Manor e che daranno il via a una serie di eventi che si susseguiranno tra di loro senza dare un attimo di tregua al lettore. Da quel punto in poi, infatti, per la giovane protagonista ci saranno delle rivelazioni importanti che lasceranno il lettore a bocca aperta e che apriranno le porte al seguito, già pubblicato da Albe Edizioni nel Giugno 2020 e intitolato Penny Berry e i misteri di Shagri-La.

“Se si verificasse questo”, continuò l’erborista, “sarebbe la fine del mondo così come lo conosciamo, perché i negromanti risveglierebbero dei poteri che dormono da tanto di quel tempo che sono stati quasi dimenticati”.

La parte che mi è piaciuta di più è stata senza ombra di dubbio la grande battaglia della Prateria degli Unicorni che vede contrapposto l’esercito di Cedric Donndubahm, il cattivo della storia, contro le forze di Amhuinn, cappeggiate dalla nonna di Penny Berry, un tempo guerriera formidabile che aveva preso parte anche alla battaglia di An Ard avvenuta dieci anni prima. Allo scontro prenderà parte anche la stessa Penny che, sul dorso del suo fidato drago Ashwhite, fronteggerà per la prima volta la sua nemesi, Cedric Donndubhan, l’Innominabile, e scoprirà un segreto che sconvolgerà tutta la sua vita.

Tra sfingi, gargoyle, draghi, giganti, folletti, bowtuckle e unicorni, il libro è una vera e propria enciclopedia per tutti gli appassionati del folklore britannico. È sicuramente un libro adatto a un pubblico giovane, in special modo per chi è appassionato di Harry Potter,  però secondo me ha tutte le potenzialità per far breccia anche nel cuore dei più grandicelli. Come è successo con me, per esempio.

Se volete saperne di più su questo fantastico libro, vi lascio il link della mia recensione su YouTube. Ricordatevi di iscrivervi al canale per restare aggiornati sulle ultime novità!

Consiglio Penny Berry e la pozione magica ai lettori che cercano avventura ed emozioni, a quelli che amano la Scozia e il suo folklore e, in particolare, a quelli come me che amano sognare e volare con la fantasia.

Alla prossima!

  • Titolo: Penny Berry e la pozione magica
  • Autore: Lluis Prats
  • Editore: Albe edizioni https://www.albe-edizioni.com/
  • Pagine: 256 – brossura
  • Età consigliata: 8 anni

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Recensione “Tilly e i segreti dei libri” di Anna James

“Sii coraggiosa, sii curiosa, sii gentile”

Chi di voi non ha mai sognato di stare accanto ai personaggi letterari preferiti per andare a caccia di tesori, volare sopra i tetti di Londra o giocare con le sirene? Chi di voi non ha mai sospirato dopo aver letto la parola fine di un romanzo perché lo considerava ormai un caro amico?

Se come me anche voi appartenete alla categoria di “lettori innamorati persi della letteratura”, allora Tilly e i segreti dei libri di Anna James è il toccasana che fa per voi!

La Garzanti ha finalmente portato in Italia il primo volume della saga Pages and the Co. che ha stregato tutti gli editori internazionali della Fiera di Bologna. È un libro senza tempo che ha tutte le caratteristiche per diventare in futuro un classico della letteratura per ragazzi.

Siete curiosi di saperne di più sul primo volume? Partiamo subito con la trama!

Tilly Pages è un’undicenne con il naso sempre incollato alle pagine dei libri. I suoi personaggi letterari preferiti sono Anna dai capelli rossi e Alice nel Paese delle meraviglie. Spesso la bambina immagina di parlare con loro come se fossero le sue amiche del cuore. Tilly infatti non ha mai trovato qualcuno con cui potersi confidare e essere se stessa, perciò passa tutto il suo tempo libero con i suoi amati libri, compagni di avventura che non la tradiranno mai. Anche la mamma era una grande appassionata della letteratura, però purtroppo Tilly non l’ha mai conosciuta, né lei né il suo papà, e le pochissime  informazioni che possiede le sono state fornite dai nonni materni. Per esempio, sa che il libro preferito della mamma era La piccola principessa.

La sua vita procede tranquilla finché, un giorno, nella libreria dei suoi nonni la bambina vede entrare Alice e Anna che la invitano a visitare i loro mondi, quelli che sono proprio all’interno dei libri. E così Tilly scopre di essere una librovaga col potere di entrare e uscire dalle storie e di interagire con i personaggi. Dopo lo stupore iniziale, i nonni le rivelano la verità: non solo lei possiede questo dono ma anche loro. Ma non è tutto: Nel mondo, infatti, ci sono tantissime persone che hanno lo stesso talento di Tilly ed esiste una sezione speciale apposita sotto la Biblioteca di Londra che si occupa di loro.

Da quel momento in poi, la vita di Tilly non sarà più la stessa. Insieme a Oskar, un amico con cui condivide lo stesso potere, vivrà incredibili avventure che la porteranno a saperne di più sul mistero che ruota intorno alla scomparsa della mamma.

“Tilly non si era mai allontanata molto da Londra, ma tra le pagine dei libri si sentiva ormai una viaggiatrice esperta: aveva scorrazzato per i tetti di Parigi, aveva imparato a cavalcare una scopa e aveva visto l’aurora boreale dal ponte di una nave.”

Ci sono tantissimi motivi per cui penso che Tilly sia un capolavoro che ogni lettore dovrebbe leggere.

Innanzitutto, perché è un omaggio incondizionato alla letteratura per l’infanzia. In ogni singola pagina, l’autrice riesce a trasmettere tutto il suo amore per i libri, rendendolo tangibile grazie ai personaggi che fuoriescono letteralmente dalle loro storie e diventano “reali”. È un piacevole viaggio nei ricordi per i più grandicelli come me e una scoperta per i più piccoli che magari, proprio grazie a Tilly, si appassioneranno ad Anna di Avonlea e a Sara Crewe.

Tra l’altro, Anna James non si limita a citare solo un paio di libri famosi, ma si diverte a inserire tantissimi omaggi che vanno dall’Isola del tesoro a Harry Potter, passando per Sherlock Holmes e Orgoglio e pregiudizio.

Così come Harry Potter è riuscito a dare vita a una saga tuttora amata da tantissimi fans, secondo me anche Tilly ha tutte le carte in regola per generare un nuovo fenomeno. Pensateci: poter rivedere i personaggi dei libri a noi cari interagire con la protagonista nelle pagine di una nuova saga letteraria e magari vivere insieme a lei nuove, fantastiche avventure, non è il sogno di ogni lettore? L’idea di base che ha avuto Anna James offre infinite possibilità nel campo letterario. Ora sta solo a lei, e alla sua fervida immaginazione, saper sfruttare tutto il potenziale di cui dispone. Visto che la saga è ancora in corso (in Inghilterra è da poco uscito il terzo volume, intitolato “Tilly and the map of Stories”), direi che ne vedremo delle belle!   

Un altro punto di forza del libro è senza ombra di dubbio il Worldbuilding, che altri non è che la costruzione del mondo, il palcoscenico in cui si muovono i personaggi. Anche qui l’autrice è riuscita a creare delle basi solide su cui poggiare tutta la saga.

Pur se ambientato nel Regno Unito che tutti noi conosciamo, il romanzo ha comunque qualcosa di magico, un luogo che in realtà esiste davvero, la British Library, che dista non più di un paio di minuti dalla stazione di King’s Cross (sì, proprio dove c’è il binario 9 ¾). Dentro la libreria, vi è un posto segreto chiamato la Sottobiblioteca Britannica, in cui hanno origine tutti i “capovolgimenti magici”. La Sottobiblioteca ha il compito di schedare tutti i librovaghi del mondo, di conservare accuratamente le prime copie dei libri che vengono stampate e di tenere sotto controllo quello che succede all’interno dei libri.

Il fatto che in giro ci siano tante persone che hanno la peculiarità di spostarsi da un libro all’altro, è una informazione senza ombra di dubbio molto interessante.

“Insomma, a volte, quando non so cosa fare, penso a cosa farebbe Anna, o mi viene voglia di raccontare ad Alice qualcosa che ho scoperto, o di consigliare un libro a Hermione, e per un secondo mi scordo che non sono persone reali con cui posso semplicemente parlare”.

Nel libro non manca l’azione. C’è il cattivo ‒ e meno male! Come faremmo noi lettori senza i cattivi? ‒, c’è il viaggio che il protagonista deve affrontare per recuperare qualcosa di molto caro, c’è la suspense di sapere quello che accadrà dopo la fine di ogni capitolo, ci sono i pasticci ‒ e che pasticci ‒ che Tilly combina e che deve sistemare. Anna James parte in quarta sin dall’inizio e scatena tutta la sua fantasia.

Come potete immaginare, io ho adorato Tilly e i segreti dei libri dalla prima all’ultima pagina. Era da tempo che non leggevo un libro che mi prendesse così tanto e non vedo l’ora di sapere come continuerà la storia. Sono felice che la Garzanti abbia puntato su questo libro e sono sicuro che farà breccia anche nei cuori di tantissimi lettori italiani.

Se volete saperne di più, vi invito a guardare anche la mia video recensione che ho pubblicato su Youtube.

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Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se vi piace leggere libri per ragazzi e quali personaggi letterari vorreste ritrovare tra le pagine di questa saga.

Alla Prossima!

  • Titolo: Tilly e i segreti dei libri
  • Autore: Anna James
  • Editore: Garzanti https://www.garzanti.it/
  • Pagine: 400 – brossura
  • Età consigliata: 12 anni
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Recensione: “Losche Storie: Caravaggio” edito da Franco Cosimo Panini

“Spesso artisti mediocri erano immeritatamente apprezzati, mentre pittori bravissimi ignorati (Un po’ come nei Talent Show)”.

Parto subito col dire una cosa: se a scuola mi avessero dato questo libro per studiare la vita di Caravaggio sarei stato sicuramente il primo della classe.

Io amo l’arte: ho frequentato l’Istituto d’Arte e ho sempre adorato la pittura, la scultura e ogni altra forma artistica (compresi i fumetti). Tuttavia, se devo dirvi la verità, ammetto che durante gli anni della scuola pensavo che studiare la vita degli artisti ormai morti fosse alquanto palloso. Questo perché, secondo me, i libri scolastici tendono a rendere i testi troppo seri e rigidi, per cui gli alunni spesso finiscono per annoiarsi e prendere le distanze da un passato ormai lontano che con loro non ha più nulla da spartire.

In realtà, grazie a questo libro illustrato dedicato a Caravaggio che fa parte della collana Grandi Losche Storie, ho scoperto che anche un artista vissuto nel XVI secolo può benissimo diventare un personaggio Cool dei giorni nostri.

Franco Cosimo Panini è sempre stata una Casa Editrice fresca e innovativa, capace anche di prendere in giro i personaggi del passato con un’ironia pungente e sagace. Mi sono approcciato al volume dedicato a Caravaggio non sapendo bene cosa aspettarmi e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Vi dico solo che mi sono così appassionato al personaggio che ora sto recuperando anche i film a lui dedicati e i documentari disponibili in rete. 

Illustrazione di Laura Camelli – Caravaggio, Franco Cosimo Panini

Ma di cosa parla il volume?

Beh, ovviamente racconta la vita del pittore… Ma non scappate via, tranquilli: non mi metterò certo a farvi una lezione di storia come nelle scuole, anche perché, trattandosi del pittore più famoso dell’alto Rinascimento, sicuramente ne avrete già sentito parlare. Vero??

Scherzo, in realtà devo ammettere che anche io, pur conoscendo le sue opere, della sua vita tormentata e complessa non sapevo quasi nulla. Per esempio, ignoravo che Michelangelo Merisi fosse stato un vero e proprio delinquente! Pensate che aveva l’abitudine di passare le notti ad attaccar briga con tutti quelli che non gli andavano a genio e veniva sempre fermato dalla polizia perché si portava una spada appresso. Non avete idea di quante volte sia stato buttato in galera!

Merisi trascorse gran parte della sua vita scappando da una parte all’altra a causa delle sue malefatte (tanto per dirne una, uccise un uomo… ). A un certo punto, dovette vivere in clandestinità perché sulla sua testa pendeva una taglia.

Per fortuna lui non era solamente una persona tormentata e ribelle. Era anche un artista, che dava anima e corpo per realizzare opere sempre più belle. Passava mesi e mesi a capire come poter stupire la gente con i suoi dipinti. Voleva essere apprezzato, capito, accettato. Grazie a questo volume, ho potuto conoscere il Caravaggio vero, seppur romanzato. Ho apprezzato che ‒ pur se indirizzato a un pubblico giovane ‒ la casa editrice abbia avuto il coraggio di mostrarci anche il brutto carattere del pittore. Spesso nei libri gli artisti vengono elogiati solo per le loro opere, ma non dobbiamo dimenticare che anche loro erano stati prima di tutto persone come noi, con i loro pregi e i loro difetti. Ed è per questo che secondo me gli studenti apprezzerebbero di più studiare su questo libro anziché sui libri scolatici,  proprio per avere la possibilità di conoscere davvero la persona che si celava dietro le opere famosissime in tutto il mondo. Per cui, professori: se state leggendo questo articolo, fateci un pensierino.

Ci sono vari motivi per cui questo volume mi è piaciuto tanto.

Come già detto, secondo me molti studenti hanno un po’ paura di approcciarsi allo studio della Storia dell’Arte perché vedono gli artisti del passato troppo distanti dalla loro generazione (e vorrei ben vedere… ). Quindi, la Franco Cosimo Panini che ha fatto? Ha pensato bene di raccontarci la storia di Caravaggio in chiave Pop, concentrandosi sulle avventure spericolate del giovane artista come fosse una rockstar e mettendo in evidenza il suo carattere ribelle e testardo. E, si sa, i bad boys sono sempre i beniamini dei giovani. Inoltre, l’aggiunta delle note spiritose, ideate come se fossero scarabocchi scritti a mano da uno studente annoiato durante una lezione, ha il pregio di rendere la lettura ancora più piacevole.

“In bottega, Caravaggio non combina molto. Probabilmente passò gran parte del tempo a marinarla e si limitò a studiare le nozioni base della pittura o poco più. Forse, chissà, iniziò a prendere la pittura sul serio solo dopo il 1590 e imparò lavorando, da autodidatta”.

Col talento si nasce. Certo, lo si può anche coltivare, ma se dentro di noi non arde il fuoco della passione credetemi, con il solo studio si fa poco e niente. Spesso, quando un ragazzo non studia, viene preso per stupido e ridicolizzato. Probabilmente viene pure bocciato, anzichè spronato a trovare un metodo alternativo che faccia al caso suo. Caravaggio era un autodidatta. Quando gli era stato imposto di studiare presso un pittore famoso, lui ci aveva provato ma si era subito annoiato. Solo in seguito, quando aveva capito di amare davvero il disegno, aveva iniziato a studiare per conto suo, dimostrando agli altri e a stesso che tanto asino non era. Secondo me questo è un bel messaggio che potrebbe essere condiviso con tutti i giovani che ogni giorno si sentono dire di essere degli scansafatiche.

Illustrazione di Laura Camelli – Caravaggio, Franco Cosimo Panini

Un altro punto di forza del volume illustrato è quello di saper raccontare in modo originale le opere del grande artista. Grazie ad alcuni aneddoti, ho imparato ad apprezzarle ancora di più e ho scoperto, per esempio, che a quei tempi le prostituite facevano da modelle per i pittori e che molti artisti erano costretti ad assecondare i voleri della chiesa.

“Non gli fu detto il motivo per cui il dipinto era stato rifiutato. Forse fu la scelta di Caravaggio di fare impersonare la Vergine dalla procace Lena, e per di più, in abito scollato. Caravaggio era mortificato. Gli era già capitato di affrontare un rifiuto […] Quella volta, invece, non gli venne data una seconda possibilità.”

Se credevate che i più famosi artisti di oggi e di ieri non abbiano mai incassato dei sonori rifiuti,  vi sbagliate di grosso. Anche i più grandi falliscono, ma la loro forza sta proprio nel non arrendersi: accettano il responso, si rigirano le maniche e pensano a un modo per migliorarsi. Nel corso della sua carriera, Caravaggio è stato più volte sul punto di arrendersi, di pensare di non essere sufficientemente bravo per realizzare i dipinti che gli venivano commissionati, perciò dava sempre il massimo per sorprendere i suoi clienti. Questo mi ha fatto pensare ad alcuni scrittori emergenti che ricevono delle critiche negative e si scoraggiano, credendo di non essere bravi e di aver fatto un grosso errore nel pubblicare il libro. Ovviamente questo vale per ogni cosa, non solo per la scrittura: penso al canto, allo sport, alla didattica e così via. Leggendo questo volume, ho ammirato la tenacia e la perseveranza di un allora giovane pittore che voleva farcela a tutti i costi, contro tutto e tutti.

In conclusione, posso dire che il volume illustrato mi ha arricchito. Franco Cosimo Painini pubblica da anni libri di altissima qualità e ha il pregio di saper comunicare  con il lettore in modo diretto. Il progetto della collana Losche Storie ‒ che comprende anche i volumi su Mary Shelley, Nikola Tesla, Maria Antonietta e Leonardo ‒ è di Paola Cantatore, mentre i commenti divertenti sono del bravissimo Alessandro Vincenzi. Infine, un applauso a Laura Camelli per le illustrazioni magnifiche che accompagnano la lettura. Se volete saperne di più sulla Casa Editrice e sul libro, vi invito a guardare la video recensione che ho caricato su YouTube (e se non lo avete già fatto, iniziate a seguirmi anche lì).

Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se conoscete già questa Casa Editrice di Modena e consigliatemi altri libri che parlano di Caravaggio.  

Alla Prossima!

  • Titolo: Caravaggio
  • Autori: Paola Cantatore/Alessandro Vincenzi/Laura Camelli
  • Editore: Franco Cosimo Panini https://www.francopaniniragazzi.it
  • Pagine: 119
  • Età consigliata: 12 anni

 

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Recensione “Uscita di sicurezza” di Carla Anzile

“Può un libro avere il valore di una persona?”

Uno dei maggiori pregi dei libri per ragazzi è quello di saper trattare tematiche importanti usando un linguaggio semplice e diretto. Parlare di handicap facendo attenzione a non urtare la sensibilità dei lettori né a risultare troppo superficiali secondo me è davvero difficile. Mi vengono subito in mente i libri di Wonder di R.J. Palacio, e de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon, acclamati dal pubblico e dalla critica e amati dai bambini.

Il libro che vi presento oggi racconta di un bambino autistico della Cornovaglia che mi ha profondamente colpito per tanti aspetti.

Uscita di sicurezza è il romanzo di esordio di Carla Anzile, edito da Pelledoca editore. Per chi non lo sapesse, Pelledoca rappresenta una ventata di aria fresca nell’editoria per ragazzi , in quanto si prefigge il compito di far provare dei brividi ai giovani lettori, con libri che vanno dal mistero al poliziesco. Io l’ho scoperta grazie al libro illustrato Blu, un’altra storia di Barbablù di Beatrice Masini, e da lì ho iniziato a  interessarmi a tutte le sue uscite.

Ma di cosa parla Uscita di Sicurezza?

È la storia di quattro ragazzi che vivono in una località balneare della costa sud-orientale della Cornovaglia: Luca, Charlie, Sasha e Jimmy. Luca e Charlie sono fratellastri in quanto il loro padre, una sera di undici anni prima, aveva avuto la brillante idea di generare due figli con due donne diverse. Jimmy è uno fissato con i pirati, mentre Sasha è un bambino autistico che ama suonare la batteria. Proprio quest’ultimo diventa protagonista involontario della storia. Durante una gita di famiglia, infatti, Sasha scompare improvvisamente, lasciando sgomenti tutti gli abitanti della tranquilla cittadina di Fowerro. Respingendo la possibilità che gli sia accaduto qualcosa di veramente brutto, Luca, Charlie e Jimmy iniziano a seguire delle piste e a ricostruire gli eventi che hanno preceduto la scomparsa del loro amico. Insieme a loro, faremo la conoscenza di tanti personaggi interessanti, come la stramba zia Adelaide, il taciturno Hector con il suo inseparabile furetto Ginger, e il simpatico cane Fox Terrier che di mattina si chiama Toby e di pomeriggio Tragedia. 

Tra fumetti di inestimabile valore, visite alla centrale della polizia, viaggi in Italia e castelli che ospitano una montagna di libri, i ragazzi vivranno insieme delle esperienze che ricorderanno per tutta la vita.

La prima cosa che mi ha colpito di questo romanzo è stata la scelta narrativa di scrivere in prima persona. Le vicende infatti sono raccontate attraverso gli occhi di Luca, e questo porta il lettore a un maggior coinvolgimento nelle indagini. Stranamente, ma forse è una scelta voluta, l’autrice mette a fuoco più i caratteri degli altri personaggi che non quello del protagonista. È come se lasciasse libero il lettore di calarsi nei panni di Luca senza farsi sopraffare dalla sua identità, provando a risolvere il caso con le informazioni che vengono fornite pagina dopo pagina.

Al contrario di Sasha, che all’inizio ha un ruolo quasi marginale ma che con la sua assenza diventa presto il protagonista indiscusso della storia (ricordate Laura Palmer in Twin Peaks?). Con il bambino autistico, la scrittrice lascia passare un bel messaggio, che è anche il secondo motivo per cui amo questo romanzo.

“Sasha ha una vera e propria ossessione per le porte e le uscite, ogni volta che arriva in un luogo deve controllarle tutte, come se volesse farsi una mappa mentale. Credo che abbia a che fare con il suo spiccato senso dell’orientamento. Poi adora le uscite di sicurezza, non so bene perché, ma suppongo che sia attratto da quelle belle scritte a caratteri cubitali, dalle insegne luminose di quel verde brillante, dall’omino che corre con la freccia davanti”.

Sasha è un bambino autistico. Per chi non lo sapesse, l’autismo è un disturbo del neuro sviluppo che si manifesta con determinate caratteristiche quali, ad esempio, il poco interesse di avviare una comunicazione sociale o una difficoltà nella produzione verbale e non verbale. A dispetto di queste limitazioni, però, Sasha è molto creativo: gli piace disegnare le frecce e l’omino (praticamente li disegna su qualunque cosa gli capiti sotto mano), ed è fenomenale alla batteria (non si separa mai dalle sue fidate bacchette).

“Sasha si era perso. Si era perso nel bosco ed era solo. Solo. Il pensiero della sua solitudine mi scaricò addosso come una scossa elettrica”.

Pur se pensato per un pubblico giovane, devo ammettere che in alcuni punti il libro mi ha lasciato molta ansia. Il pensiero della brutta situazione che i personaggi sono costretti ad affrontare porta il lettore a riflettere su un tema così delicato come quello dei rapimenti di bambini, ora più che mai attuale. Se lo scopo della Casa Editrice è quella di far venire la pelle d’oca, con me c’è riuscita alla grande. Certo, non dico che sia un libro crudo come “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti ‒ anzi, lo stile leggero e brioso di Anzile fa scappare più di una risata ‒ però trovo bello che anche un libro per ragazzi possa trattare argomenti impegnativi.

“Mentre sfrecciavo in discesa con la bici sulle stradine ancora vuote, ammiravo il poetico paesaggio della mia Fowerro. Tutte quelle casette vecchio stile sembrano stare attaccate per un pelo sulle colline che scivolano fino a mare, la baia alterna calette di spiaggia ad altri scogli di roccia scura che strapiombano sull’acqua schiumeggiante, i dorsi delle colline sono decorati da una vegetazione bassa ma tenace alle offese del vento, come un bambino che si stringe alla gamba di sua mamma.”

Un altro punto di forza è sicuramente l’ambientazione. Parlando con l’autrice ‒ una persona molto disponibile, tra l’altro ‒ ho scoperto che Fowerro non è altri che una mescolanza di due cittadine reali che ha visitato prima di scrivere il libro: Fowey e Polperro. Entrambe avevano caratteristiche interessanti (Fowey con una baia molto grande, Polperro con case molto caratteristiche), così di due ne ha fatta una. Dopo aver letto il libro e visto le foto dei due paesi, ho deciso che diventeranno le prossime mete delle mie vacanze. Vi lascio alcune foto per rifarvi gli occhi!

In definitiva, posso dire che il libro mi ha conquistato. Pelledoca ha il pregio di pubblicare libri di qualità e con un genere che nell’editoria italiana mancava. Carla Anzile ha dato prova di essere una scrittrice molto talentuosa da tenere d’occhio.

Se volete saperne di più sulla Casa Editrice e sul libro, vi invito a guardare la video recensione che ho caricato su YouTube (e se non lo avete già fatto, iniziate a seguirmi anche lì).

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Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta, se conoscete già questa Casa Editrice e se avete altri libri da suggerirmi che affrontano dei temi simili.

Alla Prossima!

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Recensione “The Code Busters Club – Caso 1” di Penny Warner

“Avrai la VOLONTÀ giusta per trovare il tesoro? E no, non LÌ DENTRO, che STANNO la MANNA e i soldi. Non li troverai in un nascondino”

Avete mai letto libri per ragazzi con codici da decifrare e misteri da risolvere? Avete mai esclamato: “Ecco la soluzione!” prima ancora del protagonista? Proviamo un po’: secondo voi come si potrebbe risolvere l’enigma a inizio pagina?

Non preoccupatevi se non riuscite a venirne a capo: The Code Busters Club, infatti, mette alla prova le abilità del lettore con vari livelli di difficoltà, dal semplice Cifrario di Cesare al più difficile codice Morse.

L’autrice del libro gioco è Penny Warner. Nella sua carriera ha scritto qualcosa come sessanta libri – quindi non parliamo di una novellina – ha vinto numerosi premi e i suoi libri sono stati pubblicati in 16 nazioni differenti. La serie per ragazzi “The Code Busters Club” ha vinto l’Agatha Award for Best Children’s Mystery (per ben due volte!) ed è stata nominata per il World Mystery Anthony Award for Best Children’s Mystery.

Io ho letto il primo volume, il Caso 1, intitolato: “Il mistero del vecchio scheletro”, pubblicato in Italia da Edizioni Leima e oggi ve ne parlerò.

Partiamo dalla trama.

Cody, Quinn, Luke e M.E. sono i Code Busters, un club segreto nato con lo scopo di risolvere misteri e enigmi. Il Club ha delle regole ferree che devono essere rispettate: il Motto (mantenere il segreto sul Club è essenziale), il Saluto segreto (intrecciare gli indici delle mani) e la Parola d’ordine (il giorno della settimana detto al contrario). Il club ha anche un quartier generale, una capanna nascosta nel bel mezzo di una foresta di eucalipti.

Quando Cody e Quinn scoprono che nella casa del Vecchio Scheletro, l’anziano vicino che vive da solo,  sta succedendo qualcosa di losco, decidono di tenerla d’occhio. Una sera, da quella casa spuntano due loschi figuri, una donna dal fisico corpulento e un uomo basso e mingherlino, che mettono in allarme i due ragazzi. Cosa stanno confabulando? E che ci fanno proprio lì?

La mattina dopo, Cody scopre con sgomento che la casa del vecchio scheletro è andata distrutta da un incendio e che una delle poche cose a salvarsi è stata una finestra del secondo piano su cui c’è disegnato qualcosa con un pennarello nero:

Trasmissione con bandiere

Capendo che si tratta di una richiesta di aiuto, la ragazza raduna i suoi amici per investigare sulla faccenda e il Club decide di entrare in azione. Tra codici morse, lingua dei segni ed enigmi, i Code Busters vivranno una vera e propria caccia al tesoro. Purtroppo, saranno presto ostacolati proprio dai tipi che avevano visto di fronte alla casa del Vecchio Scheletro. Che siano proprio loro due i responsabili dell’incendio?

Il pregio di questo romanzo è quello di essere infarcito di indovinelli e di codici. L’intento dell’autrice, infatti, è proprio quello di coinvolgere il lettore offrendo gli strumenti per poter risolvere gli enigmi. Alla fine del libro c’è un’appendice con i Codici e le Soluzioni per cui, se proprio uno non riesce a venirne a capo, può sempre dare una sbirciatina alle ultime pagine per trovare la soluzione e andare avanti con la lettura.

È un libro didattico che potrebbe essere proposto nelle scuole per l’insegnamento dei codici. Tra l’altro, la storia ha il pregio di essere divertente e appassionante, per cui sono sicuro che gli studenti svolgerebbero gli esercizi con più entusiasmo. 

“A Cody la biblioteca piaceva moltissimo, in particolare era affascinata dal labirinto di stanze ammuffite, dagli scaffali affollati e da quelli nascosti in giro per tutto l’edificio.

I membri del club si incontravano lì spesso dopo la scuola per fare compiti e ricerche, ma il luogo dell’appuntamento era ogni volta diverso.”

I giovani protagonisti di The Code Busters Club sono dei secchioni. Per alcuni questo sostantivo potrebbe essere un’offesa, secondo me invece è una qualità.

Sono felice di aver letto finalmente una storia con dei ragazzi che amano studiare, comunicare tra di loro usando la lingua dei segni e il codice Morse, e che passano ore a ragionare su un ogni enigma per cercare di risolverlo.

Il libro sprona il lettore a dare sempre il massimo, a non arrendersi di fronte al primo ostacolo che si incontra per strada ma a cercare di superarlo usando l’ingegno.

Il Club è composto da tante ragazzi con interessi differenti: c’è chi ama i codici militari e la programmazione informatica, chi vestirsi alla moda e l’analisi della calligrafia; c’è chi è uno Skater professionista e risolve gli anagrammi con semplicità, e chi, ancora, conosce benissimo il braille e i codici della polizia. Ce n’è per tutti i gusti, insomma.

Mentre leggevo il romanzo, pensavo che la storia sarebbe adatta per essere trasposta in fumetto; in fondo, possiede tutte le caratteristiche tipiche del manga: protagonisti interessanti, rompicapi da risolvere e una trama coinvolgente. Mi è subito venuto in mente “Detective Conan”, il poliziesco pubblicato in Giappone con enorme successo. Navigando su internet in cerca di informazioni, scopro che The Code Busters Club è pubblicato anche nella terra del Sol Levante e ha al suo interno delle illustrazioni simpaticissime!

Illustrazioni dell’edizione giapponese.

In conclusione, posso dire che il libro è stato una piacevole scoperta. Ringrazio Edizioni Leima per aver portato questa serie in Italia perché rappresenta una novità nel campo della narrativa per ragazzi.

Di seguito, trovate anche il mio video su YouTube in cui vi parlo proprio di The Code Busters Club.

Scrivetevi al mio canale, mi raccomando!

Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta e se vi va lasciatemi un like. Ci vediamo alla prossima!

  • Titolo: The Code Busters Club – Caso 1
  • Autore: Penny Warner
  • Editore: Edizioni Leima https://www.edizionileima.it/
  • Pagine: 232
  • Età consigliata: 9 anni

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Recensione “Il caso del marchese scomparso. Enola Holmes” di Nancy Springer

  • Editore: DeA Planeta Libri
  • Traduttore: Sara Mazzucchi
  • Pagine: 224 p., Rilegato
  • Età di lettura: Dai 12 anni
  • Sito Casa Editrice: https://www.deaplanetalibri.it/

  “Sapete, i cavalli sudano, gli uomini traspirano e le donne risplendono. Anche io risplendevo, ne sono certa. Sentivo tutto quello splendore colarmi giù per i fianchi sotto il corsetto, le cui stecche di ferro continuavano a pungolarmi fastidiosamente le braccia”.

Chi di voi non ha mai sognato almeno una volta di indossare un cappello a quadretti e una mantellina scura e calarsi nei panni di Sherlock Holmes, magari sbuffando del fumo dalla tradizionale pipa?

Il personaggio letterario creato da Arthur Conan Doyle alla fine del XIX secolo è per tutti un’icona del giallo e fa parte della nostra cultura. Che si tratti di opere teatrali, film cinematografici, modi di dire (“Elementare, Watson”) e cartoni animati, il detective più famoso di Londra è da sempre fonte inesauribile di ispirazione.

Anche nel campo letterario il nostro eroe viene omaggiato – e qualche volta persino stravolto – in molti romanzi. La scrittrice americana Nancy Springer ha addirittura immaginato che Sherlock avesse una sorella minore chiamata Enola Holmes e ha pensato bene di scrivere una serie di libri con protagonista proprio lei. Geniale, eh?

L’idea di creare un’eroina con le stesse capacità logiche del detective più famoso del mondo potrebbe apparire un azzardo, soprattutto agli occhi di un lettore cresciuto con i romanzi di Doyle che fa fatica ad accettare gli stravolgimenti. La domanda quindi che vi faccio è questa: secondo voi, l’idea di stravolgere l’universo narrativo di Sherlock Holmes è stata una mossa azzardata? Io ho letto il primo volume grazie alla Dea Planeta Libri, e sono qui per darvi la mia opinione.

Partiamo subito col parlare della trama. Enola Holmes è una ragazza che vive nella sua tenuta di famiglia a Ferndell, non molto distante da Kineford, insieme alla mamma e ai due domestici, i coniugi Lane. Il suo carattere ribelle la vede spesso scontrarsi con le rigide regole che la società del XIX secolo impone alle donne. Per esempio, se fosse per lei abolirebbe quei corsetti così stretti che impediscono alle donne di respirare normalmente al punto che perfino al minimo shock le fanno crollare a terra, svenute. Molto meglio indossare camicie e pantaloni che arrivano al ginocchio, magari con calosce sopra gli stivali.

Inoltre, è convinta di aver portato il disonore nella sua famiglia perché sua madre l’ha messa al mondo in tarda età e questo aveva provocato un po’ di imbarazzo in paese.

Dopo la scomparsa improvvisa della mamma, che coincide con il giorno del suo quattordicesimo compleanno, Enola è costretta a chiedere aiuto ai suoi due fratelli maggiori che vivono a Londra e che non vede da dieci anni, sin dalla morte di loro padre. L’incontro con Mycroft e Sherlock si rivela però un disastro. Vuoi per la differenza di età, vuoi perché Mycroft la vuole spedire in collegio, la ragazza non trova l’appoggio sperato .

Se pensate che da questo punto in poi sarà proprio il famoso detective londinese il protagonista della storia, vi sbagliate di grosso: Enola, infatti, con il suo carattere determinato, riuscirà a rubare la scena a entrambi e inizierà a investigare per conto suo. Le sue ricerche la porteranno a Basilwether, dove verrà coinvolta suo malgrado in un’altra scomparsa: quella del marchese Tewksbury!

Un aspetto del romanzo che balza subito all’occhio è senza ombra di dubbio il carattere della protagonista. Sono sicuro che Enola non faticherà a trovare i favori del pubblico, soprattutto quello composto dai giovani, grazie alla sua spiccata arguzia e ironia. L’autrice è riuscita a creare un personaggio vincente, un mix tra Anna dai capelli rossi e Nancy Drew, perfetto per far avvicinare i ragazzi alla letteratura di Doyle. Penso che l’intento dell’autrice fosse proprio quello di “svecchiare” il mito di Sherlock Holmes (ammetto che anche io spesso ho fatto fatica a leggere i libri) per proporlo ai lettori in una chiave più moderna. Secondo me, il risultato finale è molto interessante.

Anche se qui il ruolo di Sherlock è marginale, il modo in cui interagisce con Enola porta il lettore a volerne sapere di più su di lui.

“Ricordai la lista stilata dal dottor Watson in cui esponeva i talenti di mio fratello: studioso, chimico, violinista superbo, cecchino, spadaccino, schermitore col bastone, pugile e brillante pensatore deduttivo.

Poi feci un elenco mentale dei miei, di talenti: in grado di leggere, scrivere e fare i conti; esploratrice di nidi e uccelli e vermi, pescatrice; e, ah sì, ciclista.”

Un altro aspetto che mi è piaciuto molto è che il libro non si prende mai sul serio. Lo scopo di Nancy Springer immagino sia stato semplicemente quello di far svagare il lettore raccontando aneddoti divertenti su Sherlock e riempiendo la storia con tantissimi riferimenti al genere giallo e a quel determinato periodo storico.

Un esempio è il famigerato “sellino”, nominato spesso. Voi sapete cos’è un sellino? No? Neanche io lo sapevo. Però ora lo so. È un supporto imbottito che veniva indossato sotto alla gonna posteriormente all’altezza delle reni per dare maggior volume. Per arrotondare le parti femminili, insomma. E come dice Sherlock alla sorella: “Perché le donne sono così deformate? Bè, non esiste una spiegazione razionale del perché le donne decidano di conciarsi così. I capricci del gentil sesso si sottraggono alla logica”.

Inoltre, ho amato la descrizione dei luoghi in cui è ambientata la storia. Come tutti sappiamo, Sherlock Holmes vive a Londra. Anche le vicende di questo romanzo si svolgono per buona parte nella vecchia capitale inglese, ma la cosa interessante è che in realtà ci viene mostrata la parte più degradata della città, la famigerata East-End, che ospita senzatetto, bambini che chiedono del pane ai passanti e delinquenti cui è meglio tenersi alla larga. Nancy Springer descrive una Londra dell’Ottocento in modo minuzioso, inserendo anche qualche riferimento a Jack lo Squartatore, l’assassino che si aggirava nei vicoli dell’East London proprio nello stesso periodo in cui è ambientato il romanzo.

Pur se pensato per un pubblico giovane, il libro è uno spaccato della società dell’epoca, e in particolare si concentra sul ruolo della donna, sulla sua cultura e sulle sue aspettative. La donna nobile di fine ottocento, infatti, veniva istruita al solo scopo di diventare una brava moglie e una buona madre. Spesso veniva inviata in un collegio per avere una infarinatura generale in modo da poter intrattenere il marito e gli ospiti negli eventi mondani. Doveva attenersi a uno stretto regolamento adatto a proteggere la sua reputazione e, pensate un po’, anche  la lettura di un libro, se superava un certo decoro, veniva considerata inappropriata.

Enola stessa parla molto della gabbia sociale nella quale è costretta a muoversi con molta fatica, ed è per questo motivo che consiglio il libro a tutti coloro che vogliono saperne di più sull’argomento.

In America sono usciti in totale sei libri (il primo nel 2006 mentre l’ultimo nel 2010). In Italia è finalmente disponibile il primo volume (più una Graphic Novel che mi piacerebbe leggere). Come mai si è aspettato così tanto per avere una traduzione italiana? Quasi sicuramente per la realizzazione del film (disponibile su Netflix), che ha creato molta curiosità tra i lettori.

Vi lascio il link del mio video pubblicato su Youtube (se ancora non mi seguite, fatelo) dove parlo del perchè, secondo me, Enola Holmes sarà un grande successo.


Ringrazio la DeA Planeta Libri per avermi omaggiato dell’ebook. Se anche voi avete letto il libro e volete discuterne con me, lasciate un commento qui sotto.

Ciao a tutti e alla prossima!

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Recensione “Polpette di topo” di David Walliams

“Polpette di topo” è la storia di una ragazzina che non vuole rinunciare ai suoi sogni, neanche quando le cose sembrano proprio andare male e la compagna di scuola le rende la vita un inferno. Allacciatevi le cinture di sicurezza però, perché in città, stavolta, c’è un uomo cattivo: il malvagio, orripilante, indimenticabile Burt. Età di lettura: da 8 anni. Continua a leggere “Recensione “Polpette di topo” di David Walliams”

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Recensione Clinamen, di Sara Gavioli

“È vero, gli somiglio: a mio padre. C’è una parte di lui, qui con me. C’è sulla mia faccia, sulla piega delle labbra. Una parte di quell’uomo ce l’ho addosso, che io voglia o no. Porto avanti quel che è stato. Mi guardo: lui è lì. Ciao, papà, penso. Tranquillo, mi occupo io di esistere ancora.

Seguo Sara Gavioli ormai da parecchi anni. Ho dei ricordi speciali legati a lei. Se ve li svelassi probabilmente potreste trovarli inutili; per me, invece, hanno un significato molto profondo.

Il primo, per esempio, è di lei sfiancata che parla su Instragram di quanto sia difficile scegliere una bara economica per suo padre e di tutte le pratiche burocratiche che sta sbrigando. Il secondo, invece, è di lei corrucciata che parla del mercato della mafia nei parcheggi che inquina il turismo della sua amata Sicilia.

Sono istantanee di fotografie che magari, lì per lì, mentre la ascoltavo parlare, non ci ho neanche fatto caso; quei discorsi poi si sono sedimentati in me, sono diventati parte integrante dei miei ricordi, il mio vissuto.

Questo è il significato che Sara ha voluto dare al suo nuovo libro, intitolato Clinamen. La nostra vita è fatta di tante piccole istantanee cui non facciamo nemmeno caso: il nostro vicino di casa che urla dalla gioia, un tamponamento a cui assistiamo mentre andiamo a fare la spesa, il nostro collega che inventa una scusa al capo per giustificare la sua assenza. Sono quelle che ci rimangono nel cuore.

Un aspetto del romanzo che mi ha colpito molto è che l’autrice non ci rivela né il nome della protagonista, né quello degli altri personaggi secondari. All’inizio avevo pensato che avesse scelto questo escamotage per tutelare la sua privacy; cioè, mi ero auto convinto che il suo libro fosse una sorta di autobiografia. E in effetti ci sono degli indizi che portano a pensare proprio questo: lei, che dalla Sicilia giunge a Milano e che come professione corregge romanzi, che affronta la perdita del padre, che si ingozza di sushi …  Però, a pensarci bene, posso immaginare che la scelta sia stata fatta per aiutare i lettori a identificarsi meglio con i personaggi del libro. A un certo punto, dopo aver finito di leggere un capitolo, mi sono fermato, ho preso il cellulare e ho mandato un messaggio a Sara: “Ma lo sai che anche a me è successo? Ho fatto un colloquio per un lavoro e mi sono ritrovato a fare il porta a porta con degli sconosciuti. Proprio come la tua protagonista!”  Lei è scoppiata a ridere: “Credo sia successo a chiunque abbia cercato lavoro”.

Sono sicuro che chiunque leggerà il libro, infatti, ritroverà un pò di sè in alcuni capitoli. Sara ha la capacità di dare valore alle piccole cose, e lo fa con uno stile preciso. Senza fronzoli. Diretto.

In alcuni punti, mi è sembrato di rivedere lo stile di Elena Ferrante, coi suoi dialoghi asciutti e la sua potenza narrativa.

La seguo con lo sguardo mentre, indaffarata, sistema la moka sul fornello. Guardo le sue spalle. È così piccola, mia madre, nella cucina pensata per una famiglia intera. Forse tutte le famiglie finiscono in questo modo: perdono pezzi, man mano, e alla fine rimangono solo le cose della notte.

E azzardo un altro accostamento con un grande della letteratura italiana. In alcuni punti, Clinamen mi ha riportato alla mente “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani. In quel libro, l’autore ha avuto l’abilità di mettere in evidenza le piccole cose della vita, portando il lettore a porsi delle domande grazie alla sua scrittura colta e mai banale. Quel libro è un gioiellino di saggezza e semplicità, così come lo è stato per me Clinamen.

Se dovessi proprio trovare una mancanza, direi che, a differenza del libro preso in esame la volta scorsa, Dreamscapers di Dario Orilio, il quale era riuscito a farmi dimenticare la “faccia dell’autore”, grazie al ritmo incalzante della sua storia, in questo, invece, si sente la personalità importante dell’autrice. Eccome se si sente. Sara è presente in ogni pagina, in ogni riga. Mentre leggevo, non riuscivo proprio a staccarmi dalla testa l’immagine di lei, e questo, secondo me, ha reso il suo libro troppo personale. Non so se mi spiego: Sarebbe stato molto più interessante vedere l’autrice fuori dalla sua comfort zone, con una protagonista col carattere completamente diverso dal suo. Però, c’è da dire una cosa: se quello di Dario è un libro di avventura, e quindi ci sta che l’autore si metta da parte per dare spazio alla storia e ai suoi protagonisti, quello di Sara invece è un libro introspettivo, fatto di attimi.

Per capire meglio la sua scrittura, ho in programma di leggere “Un certo tipo di tristezza”, il suo primo libro pubblicato. Sono sicuro che dopo riuscirò a sbrogliare questo dubbio.

A parte questo, consiglio a tutti di leggere Clinamen perché è un libro che merita. Io ho adorato ogni singola pagina. Ci sono stati dei capitoli che mi hanno commosso, in special modo quando la protagonista parla del suo rapporto con la madre. Se lo leggerete (o se lo avete già fatto), ricordatevi di dirmi cosa ne pensate. Sono davvero curioso.

A presto!