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Recensione | Biblion, di Merilù Lanziani

“Ci vanno impegno e pazienza per scrivere un buon libro, non è mica una passeggiata.”

| CHI SCRIVE LA NOSTRA STORIA?

Cosa fareste se vi fosse data la possibilità di scrivere il destino di ogni abitante della terra? Accettereste, bramosi di potere, o avreste il timore di non essere all’altezza?

Gli scrittori possono disporre della vita dei loro personaggi come più desiderano, determinando le loro scelte in base al loro piacere personale. Nessuno però si è mai spinto oltre. Nessuno ha mai giocato con la vita degli esseri umani. Perlomeno, è quello che ho creduto finora.

Immagina che alla tua morte ti sia data una seconda possibilità. Un’occasione unica, irripetibile, concessa solo a pochi eletti: quella di diventare un Esordiente di Biblion, e di poter scrivere la vita di chiunque stia per nascere sulla Terra, affiancando il dio-scrittore, l’Ingobbito, nel decretare i destini dell’intera umanità. Chiudi gli occhi. Riesci ad accarezzare l’idea? Dimmi, non ti senti mancare il fiato? E ora immagina, ancora: una cattedrale di romanzi senza fine, con migliaia di scaffalature, ascensori dorati, volumi polverosi e stanze suggestive quanto segrete, in cui s’innalzano in volo libri alati, draghi di carta e getti d’inchiostro multicolore…Questa è Biblion, la Biblioteca Universale. E al suo interno, tra misteri, omicidi e storie di sangue, tutti gli indizi portano a un’unica, grande domanda: chi sta scrivendo davvero la tua storia?


|LA POTENZA NARRATIVA.

Alcuni scrittori hanno il dono di saper dar vita a personaggi così memorabili e sfaccettati che a noi lettori appaiono quasi reali. Sapete che da piccolino ero convinto che Sherlock Holmes fosse davvero esistito e che d’Artagnan fosse stato realmente un cavaliere francese? Quanti di voi si sono chiesti se, nella saga de L’amica Geniale, l’autrice stesse raccontando una storia fittizia o un’autobiografia?

La potenza narrativa è quella capacità di far credere a noi lettori che il libro che stiamo leggendo risulti vero.

La stessa sensazione l’ho provata leggendo il libro di Merilù Lanziani, una valida autrice      self-published. Durante la lettura di Biblion mi sono spesso dimenticato di essere seduto sul balcone di casa (con questo caldo è l’unico posto dove ancora  si può leggere, quando non picchia il sole) e non ho neanche fatto caso al vociare dei bambini in cortile o al rumore delle macchine in strada, tanto ero immerso nella storia complicata di Arianna Hiemis e di Altair. Sembrava di vederli davanti a me, mentre discutevano su cosa dire a Rastaban o a pensare a come diventare i preferiti dell’Ingobbito. La scrittura di Merilù, così articolata e pregevole, ci fa dimenticare del mondo che ci circonda e ci trasporta in una storia dove i protagonisti sono degli scrittori con tanta voglia di emergere.

“Siamo stati convocati a Biblion per questo, no? Scrivere. Io desidero farlo, qualsiasi sia il prezzo da pagare.”


| SE LA SCRITTURA DIVENTA BRAMA DI POTERE.

Mi è piaciuta molto l’idea del parallelismo che intercorre tra i protagonisti del libro di Merilù, chiamati Esordienti, tutti ambiziosi e affamati di gloria, e gli autori emergenti della vita reale, che, a essere sincero, spesso non sono da meno. Essendo anche io uno scrittore emergente so quanto sia difficile riuscire a crearsi una reputazione in editoria senza sgomitare e senza sotterfugi. Alcuni ci riescono, per fortuna, ma molti rimangono nell’anonimato, ignorati dai lettori. Chi ha l’ossessione di diventare uno scrittore di successo non ci pensa due volte a fare carte false pur di raggiungere lo scopo. Chi è troppo sicuro di sé non si accontenta di quello che ha, ma vuole sempre di più. E questo è quello che succede anche a Biblion, la Biblioteca Universale dove vengono spediti gli scrittori più ambiziosi dopo il loro trapasso e che racchiude la storia della vita di ogni singola persona che sia mai esistita e mai esisterà sulla Terra. Il compito degli Esordienti è quello di scrivere la vita delle persone sulla terra, dalla loro nascita alla loro fine. Sono loro, dunque, coloro che determinano le nostre azioni. Noi non abbiamo libero arbitrio, in quanto il nostro destino è già scritto e non c’è niente che possiamo fare per cambiarlo.

Questo tema mi affascina molto perché anche io spesso mi sono chiesto se la nostra vita sia stata già decisa in partenza da qualcuno un po’ più in alto di noi, o se abbiamo la possibilità di cambiare il corso degli eventi in base alle nostre scelte.

Cosa succederebbe però se gli autori di Biblion      decidessero di ribellarsi e di modificare questo meccanismo?


| UN LIBRO IMPEGNATIVO.

Vi dico la verità: per quanto la storia sia intrigante e ben scritta, ho fatto fatica a leggere il libro, non tanto per la sua mole, quattrocento pagine, ma per la scelta dell’impaginazione. Secondo me l’autrice avrebbe dovuto far respirare le pagine, magari impostando i margini in un altro modo, perché leggendolo ho provato un senso di soffocamento. Troppo fitte, troppo piene. Presumo però che quella che ho ricevuto io sia solo una copia campione (anche perché non ho trovato il prezzo da nessuna parte…) per cui dovrei chiedere maggiori      informazioni all’autrice. In caso il romanzo in vendita non abbia questo problema, saltate pure questa mia puntualizzazione.

Dicevo, ho fatto un po’ di fatica a leggerlo in tempi brevi ma non mi sono fatto scoraggiare e alla fine posso dire che ne sia valsa la pena. Credo che Biblion sia un romanzo che tutti gli amanti dei libri dovrebbero leggere. Oltre a essere scritto in modo forbito e senza alcun errore ortografico, la trama è originale e ambiziosa.

“Se un tuo libro è veramente lodevole, l’Ingobbito ti attribuirà una tiratura elevata, ma se si rivela banale la tiratura sarà bassissima o nulla”.


| UNA SCELTA CORAGGIOSA.

La protagonista è antipatica. Non trovo altri termini adatti per descriverla. Arrivista e arrogante, Camelia non si fa problemi ad auto-proclamarsi la più brava scrittrice di tutta Biblion e pretende che anche gli altri si accorgano del suo “indiscutibile” talento. All’inizio mi sono anche chiesto come mai Merilù abbia scelto di dar vita a un personaggio così detestabile. Di solito, i lettori tendono a simpatizzare coi protagonisti dei romanzi, no? Mentre così è un po’ come darsi la zappa sui piedi! Andando avanti con la storia, però, ho compreso a poco a poco il perché di questa scelta. Con Camelia, l’autrice è riuscita a creare un personaggio realistico, con un carattere a tutto tondo, ben definito, che puoi amare o non amare. Quanti di voi hanno incontrato delle persone che a pelle non vi hanno suscitano simpatia? Potete prenderne le distanze, accettarle così come sono, ma sicuramente non potete cambiare il loro carattere!

Quanti di voi si sentono superiori ad altri, pensano cattiverie sui colleghi o non sono sicuri neanche di loro stessi? Molti, immagino. Siamo tutti diversi gli uni dagli altri ed è giusto che sia così. Quindi perché un’autrice dovrebbe snaturare un suo personaggio solo per andare incontro al gusto dei lettori? Sarebbe un gesto estremamente egoista, innanzitutto per lei − che così si ritroverebbe con un personaggio artefatto − ma soprattutto per noi lettori, che leggeremmo solo quello che ci fa comodo.

Sono quindi soddisfatto di aver potuto conoscere un personaggio così sfaccettato e antipatico perché me lo ha reso umano. Alla fine, una parte di Camelia mi è rimasta dentro, sono riuscita a capirla.


| Credo che il libro non sia di facile collocazione. È troppo elaborato e maturo per poter essere definito un semplice libro per ragazzi. Non che i giovani siamo limitati, eh? Non fraintendetemi. Credo che in questo caso il tipo di scrittura, la complessità della trama e l’intenzione di fondo non si presti a quel pubblico specifico (poi ovviamente non c’è un’età specifica per leggere cosa si vuole). Penso però che Biblion possa essere apprezzato maggiormente dagli adulti e da coloro che hanno provato a scrivere un romanzo o hanno intenzione di farlo.

Ringrazio di cuore Merilù Lanziani per avermi fatto conoscere la sua scrittura. Mi aveva già sorpreso con La Figlia delle Fate, ma con questo libro si è superata. Non vedo l’ora di poter leggere qualcos’altro di suo.

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Il Canto dei Nove: Sguardo di Tenebra di Nicola Foschini

Era un mondo violento, e lei era divenuta violenta a sua volta, non poteva fare altro, uccideva per sopravvivere, come fanno le bestie selvagge

Vi dico la verità: sono molto felice di poter recensire Sguardo di tenebra, il primo volume della saga epic fantasy intitolata Il canto dei Nove di Nicola Foschini e pubblicata da Genesis Publishing, per vari motivi.

Innanzitutto, perché questo libro inaugura la mia collaborazione diretta con gli autori italiani senza il tramite degli uffici stampa delle case editrici. Per me è un passaggio molto importante perché vuol dire che gli scrittori iniziano ad avere fiducia in me e nelle mie recensioni. Spero di ripagare l’aspettativa, ovviamente!

Inoltre, era da tempo che volevo iniziare a parlare anche di libri fantasy indirizzati a un pubblico più maturo. La mia intenzione è stata sin dall’inizio quella di parlare di libri per ragazzi, ma anche dai 16 anni in su si è ancora ragazzi, no? Anzi, secondo me questo genere è molto ampio e va ad abbracciare un’età che va fino ai 30 anni. Per questo motivo, da un po’ di tempo pensavo di iniziare a recensire anche libri per i più grandicelli, e l’occasione mi si è presentata con questo gioiellino scritto da un autore emergente.

Chiariamo subito: il libro che andrò a recensire non segna l’esordio di Nicola Foschini, nato in provincia di Ravenna e appassionato di film di fantascienza e di videogiochi, in quanto nel 2018 lo scrittore ha già pubblicato, sempre per la Genesis Publishing, il volume autoconclusivo Black and White – Morte e Rinascita. Però Il Canto dei Nove è la sua prima saga fantasy –mi sembra di aver letto l’intenzione di produrre una pentalogia, potrei sbagliarmi – e in un certo qual modo rappresenta anche una responsabilità non indifferente.

Black and White – Morte e Rinascita (2018)

Ma di cosa parla Sguardo di Tenebra?

È una storia di riscatto e di speranza. La protagonista è una giovane elfa di diciassette anni, Shaira, che da piccola ha assistito impotente al massacro della sua famiglia e in cui lei stessa è stata menomata agli occhi. Da allora, ha dovuto imparare a cavarsela da sola, divenendo un mercenario grazie a un potere chiamato “sguardo di tenebra” che le consente di vedere solo di notte. Quando viene presa in un’imboscata da degli uomini-corvo, la giovane viene soccorsa da Thoma, un cacciatore, che la prende sotto la sua ala protettrice per molto tempo. I due si innamorano, tanto che Shaira pensa addirittura di poter voltare pagina e smetterla di essere un’assassina. Ma il passato torna prepotentemente a galla. Per una serie di coincidenze, Shaira si troverà al cospetto del Re degli Elfi Scuri che le rivelerà le sue vere origini e le affiderà una missione: uccidere il sovrano degli Elfi Chiari e scatenare una guerra. Tra giochi di potere, inganni, magie e delusioni, Shaira si ritroverà a prendere importanti decisioni che potrebbero capovolgere l’intera Mytharell.

Di notte si sentiva capace di qualsiasi cosa, nulla la spaventava, nemmeno la paura della morte. Alcune notti invece la bramava, in modo da cancellare per sempre il continuo assillo delle ombre del passato.

Partiamo dal worldbuilding. Per uno scrittore fantasy è molto difficile saper costruire un mondo nuovo di zecca usando solo la sua immaginazione. Non solo bisogna ideare una mappa per tracciare la geografia del luogo, ma anche inventare le città, i popoli, le religioni, le tradizioni. Riuscire a rendere vero un mondo che in realtà non esiste è il passo più importante per risultare credibili agli occhi dei lettori.

Secondo me, in questo Nicola è stato molto bravo. Nel corso della storia infatti l’autore ci presenta una geografia precisa che segue le sue regole e la sua storia. Niente è lasciato al caso e io – che sono un amante del fantasy puro – ho adorato viaggiare in lungo e in largo in questo nuovo mondo, esplorando i luoghi al di là della Fenditura, correndo nelle praterie delle Terre Libere e visitando la splendente città di Alabasta oltre il mare splendente.

Unica pecca? L’assenza della mappa. Ora: io so che in realtà esiste (l’ho richiesta a Nicola e lui me l’ha gentilmente inviata), ma da appassionato di carte geografiche quale sono, l’avrei voluta avere stampata all’interno del libro. Sarò strano io, ma per me un fantasy senza mappa è come un gelato senza panna, o come una pizza senza coca-cola (e non mi venite a dire che voi ne riuscite a fare a meno, eh eh). Per dire: io quando vado in libreria e mi fiondo nella sezione dedicata al fantasy, la prima cosa che faccio è vedere se dentro vi è la mappa. Se non c’è, rimetto a posto il libro e passo oltre.

Altra cosa che ho apprezzato molto sono stati i personaggi che incontriamo lungo la storia, tanti e ognuno con una propria storia alle spalle. Grazie alle avventure di Shaira, faremo la conoscenza di Raphael (il Re degli Elfi Chiari), di Reven (una delle mie preferite), di Valant, di Zagora e di tanti altri. L’autore ha voluto dare spazio non solo alla protagonista, ma anche ai personaggi secondari, e questa secondo me è una scelta ammirevole e per niente scontata.

A volte, da soli, non si riesce ad andare avanti. Questo mondo è troppo brutale, non si può rispondere alla violenza con altra violenza per cambiare le cose, non credi?

Leggendo questo primo volume, non ho potuto fare a meno di accostarlo a dei capisaldi del fantasy, quali Shannara, Game of Thrones e soprattutto Le Guerre del Mondo Emerso di Licia Troisi. Ho rivisto vari omaggi e percepito un amore smisurato per questo genere. Ora sarei curioso di sapere se Nicola effettivamente abbia letto una di queste opere e se ci ho azzeccato. In particolare Sharia mi ha ricordato molto Dubhe (delle Guerre del Mondo Emerso) per il suo carattere forte e il suo passato turbolento.

Una scelta che mi ha stupito (in positivo) è stata quella di scrivere di un personaggio femminile e di portare avanti la sua storia. Come molti scrittori sapranno bene, di solito si tende a creare personaggi appartenenti al proprio sesso, per questioni sia di comodità sia di “conoscenza”, per evitare di stereotipare la donna (o viceversa, cadere nei cliché coi  personaggi maschili). L’autore, in questo caso, riesce nell’impresa creando un personaggio femminile di spessore: forte, coraggioso ma anche bisognoso di affetto.

Veniamo ora alle note negative.

Essendo questa una recensione, non posso fare a meno di parlare dell’editing. Credo che la colpa in questo caso non sia imputabile all’autore, però io in quanto bookblogger devo fare presente che il testo presenta molti refusi, la punteggiatura e la grammatica da rivedere in modo più accurato (per esempio l’articolo “gli” riferito a lei e a loro in modo frequente). Devo dire che Nicola è stato molto umile in questo e mi ha ringraziato dicendomi che provvederà a parlare con la sua editor, quindi non posso che fargli i complimenti per la sua classe. 

A parte questo, trovo che il romanzo sia degno di nota e lo consiglio a tutti, proprio perché si vede la passione e il lavoro dell’autore.

Se vi va, cliccate qui sotto per vedere la video recensione che ho caricato su YouTube.

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Inoltre, avete altri epic fantasy da suggerirmi? Sono molto curioso di leggerne altri!

Ci vediamo alla prossima!

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