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Recensione: “Jack Bennet e il Viaggiatore dai mille volti” di Fiore Manni

Sembrava un normale sabato mattina, anche se c’era ben poco di normale in Jack Bennet. Da quando era diventato l’apprendista di Flixibelius, il Padre di Tutte le Cose, poteva ben dire di aver vissuto esperienze “fuori dal comune”.

Sarebbe bello possedere una chiave passe-partout e poter visitare grazie a essa un’infinità di mondi fantastici, popolati da animali parlanti, personaggi stravaganti e da tartarughe giganti. Ma se ciò non ci è permesso, nulla ci impedisce di fantasticare grazie alle avventure di Jack Bennet, la dilogia pubblicata da Rizzoli, che ringrazio per la collaborazione. Prima di parlarvi in modo approfondito del libro, leggiamo insieme la quarta di copertina:

Ogni sabato e ogni domenica Jack Bennet indossa un completo di velluto nero, si lega un odioso fiocco al collo e aspetta che alle nove in punto il suo maestro arrivi a prenderlo. È diventato l'apprendista del Padre di Tutte le Cose. Ma come si fa a imparare il mestiere dell'uomo che regge l'equilibrio dell'universo? Jack spera di tornare a viaggiare in Mondi straordinari come l'Oceano di Foglie o il Palazzo dell'Architetto dei Sogni, ma sembra che il Padre di Tutte le Cose abbia altri progetti per lui. Più percorrono insieme le piovose strade d'Inghilterra e più il ragazzo freme d'impazienza. Un sabato mattina il maestro non si presenta, e nemmeno il giorno dopo né quello dopo ancora. Jack ha con sé la chiave passe-partout per aprire ogni serratura, lo strumento magico per passare in altri Mondi, ma il Padre di Tutte le Cose gli ha raccomandato di non usarla senza il suo permesso. Che cosa fare, allora? Aspettare, magari all'infinito, o farsi coraggio e infilare quella chiave in una serratura che potrebbe portarlo in luoghi tenebrosi, dove il pericolo è in agguato e la vita sempre a rischio? Armato come sempre di gentilezza e curiosità, Jack Bennet torna, ci prende per mano e ci trascina in avventure mozzafiato, perché ora è pronto ad affrontare la paura e a confrontarsi con l'oscurità. Età di lettura: da 10 anni…

Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti è il secondo libro della saga di Jack Bennet, il personaggio creato dalla fervida mente di Fiore Manni, che forse tutti voi conoscete per aver condotto il programma per ragazzi “Camilla Store”. Ed è sempre ai ragazzi che Fiore si rivolge, stavolta però in veste di scrittrice.


Vi ho già parlato del primo libro, Jack Bennet e la chiave di tutte le cose, qualche mese fa (se volete recuperare la recensione cliccate qui) e, devo dire la verità, anche il sequel ha mantenuto le aspettative. Ho ritrovato lo stile fresco e pulito di Fiore Manni e le sue idee stravaganti. A dir la verità, però, mi è mancato quel non so che per farmelo amare davvero. Non so, spesso mentre leggevo pensavo tra me e me “Ma c’era davvero bisogno di fare un secondo volume?”. Mi spiego meglio, perché non vorrei risultare cattivo. Con il primo libro, l’autrice aveva dato vita a qualcosa di veramente bello, con dei personaggi molto caratteristici e con una storia che iniziava e finiva in un cerchio perfetto. Ricordo di aver amato ogni singola pagina di quel libro, e quando lo avevo finito avevo provato una gioia immensa. Sapete quando vi sentite davvero soddisfatti di un libro e non vedete l’ora di parlarne con tutti? Ecco, io ero proprio in quel mood.

Leggere il sequel di un libro che si è amato alla follia è sempre molto rischioso, perché è normale cmetterlo in paragone con il precedente ed è davvero difficile emozionarsi allo stesso modo. Non è impossibile, ci mancherebbe, ma è difficile.

Penso per esempio a Jurassic Park, il film del 1993 che è praticamente il mio preferito in assoluto e che avrò visto un centinaio di volte; purtroppo non posso dire lo stesso per i suoi sequel, che secondo me peccano un po’ per l’aspettativa troppo alta. Magari è un problema mio, non so. Fatemi sapere se voi la pensate in modo diverso.

Fatto sta che anche Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti secondo me pecca di non essere più una novità. Forse tutto quello che Fiore Manni doveva dire sulla storia l’ha già detta nel primo volume, forse lo ha voluto scrivere per l’inatteso successo del primo libro; ripeto, non lo so, ma a me non ha convinto fino in fondo.

Qualsiasi madre inglese avrebbe preferito sentire che suo figlio aveva trascorso il pomeriggio a bighellonare anziché a scalare una gigantesca tartaruga dorata alla ricerca di una porta per entrare nel suo carapace, in compagnia di una ciurma di pirati che navigava su un oceano di foglie…

A parte questa mia riflessione del tutto personale, vediamo di approfondire alcuni aspetti del libro che, tutto sommato, reputo comunque di ottima qualità, per tante cose.


Da un anno e mezzo a questa parte, Jack Bennet è diventato a tutti gli effetti l’apprendista di Flixibelius, il Padre di Tutte le Cose, colui che gli ha donato la chiave passe-partout per aprire ogni tipo di serratura. Cosa vuol dire questo? Che in futuro Jack sarà il garante dell’equilibrio dell’universo! Cosa non da poco, vero?

Per questo motivo, Jack viaggia in lungo e in largo con Flixibelius e visita nuovi mondi, ma sempre il sabato e la domenica, perché negli altri giorni continua ad andare a scuola come un qualunque ragazzo della sua età. Quando però il Padre di tutte le cose scompare, Jack decide di andarlo a cercare da solo, e da quel momento in poi verrà coinvolto in una serie di avventure che lo porteranno a scoprire cose che lo lasceranno a bocca aperta, tra cui la vera identità del viaggiatore dai mille volti. Chi è costui? E cosa vuole proprio da Jack?

Mentre leggevo il libro i miei pensieri andavano spesso a Doctor Who che, per chi non lo sapesse, è una famosissima serie televisiva inglese che ha per protagonista un Signore del Tempo che esplora l’universo a bordo del Tardis in compagnia di un umano, di solito una ragazza.

Ecco, più andavo avanti nella storia più avvertivo una forte somiglianza; il che è un bene, perché sono sicuro che Fiore Manni ami il Dottore quanto me e si sia ispirata a lui per la realizzazione dei personaggi. Se nel primo volume non avevo fatto caso a questo particolare, forse perché tutta la trama girava intorno a Jack, nel secondo invece, specie dopo che il ragazzino diventa a tutti gli effetti l’aiutante del Padre di tutte le Cose, si nota molto di più. Se fosse davvero una citazione ne sarei davvero felice, visto che Doctor Who è uno dei miei telefilm preferiti in assoluto!

Poi la butto lì: e se vi dicessi che ci ho visto anche qualche citazione de La Torre Nera di Stephen King? Specialmente in un passaggio, quando l’autrice scrive “Il Padre di tutte le Cose lo spinse con delicatezza oltre la soglia e Jack si ritrovò davanti una distesa di sabbia bianca e soffice”. A un certo punto mi aspettavo uscisse fuori qualche aragosta!Se davvero ci ho azzeccato e scopro che Fiore Manni ama sia il Dottore che il Re allora mi rimangio tutto quello che ho detto all’inizio!

Dobbiamo essere invisibili, ragazzo. Possiamo intervenire solo quando ve n’è il bisogno, dopodiché dobbiamo rimanere un ricordo vago e nebbioso nella mente della gente.

Per quanto riguarda lo stile, a differenza del primo libro, che ho trovato spassoso, colorato e bizzarro, in questo ho visto una maturazione nello stile dell’autrice, specie nelle intenzioni. Se nel primo c’era luce, in questo abbiamo ombre. Se nel primo c’erano nuvole fatte di sogni, qui il fumo denso e insidioso è composto da incubi.

Mi è piaciuta molto la contrapposizione tra l’Architetto dei Sogni e quello degli Incubi, il bene e il male che si fronteggiano, ma non tutto è come sembra.

Mi è piaciuta meno la parte del circo. Ecco, lì mi sono annoiato e di sicuro ne avrei fatto a meno. Pur se importante per l’economia della trama (ci sono delle rivelazioni sconcertanti) ho avvertito un senso di rallentamento, come se la stessa autrice provasse fatica a continuare la storia. Non so, forse sono io che mi aspettavo qualcos’altro, ma così è, anche se mi sento di dire che la qualità del libro rimane alta e sono sicuro che piacerà alla maggior parte di voi.

Video su YouTube!

In conclusione, Fiore Manni riprende gli stessi stilemi che hanno portato al successo il suo primo libro, senza però aggiungere davvero qualcosa di nuovo. Forse le mie aspettative erano troppo alte, forse sarebbe stato meglio per l’autrice prendersi più tempo per ragionarci sopra, non lo so. Nel dubbio, la promuovo comunque, anche se la lode la terrò da parte per il suo prossimo libro.

Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta e, se vi va, continuate a seguirmi!