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Recensione | Come le cicale, di Fiore Manni

Teresa non sapeva dire quando sarebbe cresciuta, o meglio, quando avrebbe iniziato a crescere davvero.


Estate: sei calda come i baci che ho perduto, sei piena di un amore che è passato, che il cuore mio vorrebbe cancellar”. Se dovessi descrivervi Come le cicale attraverso il testo di una canzone, sceglierei sicuramente quella di Bruno Martino per la sua romantica malinconia.

Cos’è per voi l’estate? Per me è una vecchia auto che sfreccia tra campi gialli e l’erba bruciata dal sole. Dopo aver finito di leggere il nuovo libro di Fiore Manni edito da Rizzoli, mi sono preso del tempo prima di parlarvene. Non perché avessi difficoltà a farlo, anzi, è stata una lettura molto piacevole, ma volevo tenere un po’ per me tutte le emozioni che ho provato. Adesso sono pronto a condividerle con voi, ovviamente dopo aver letto insieme la quarta di copertina.


Il primo anno delle medie è terminato, eppure Teresa si sente ancora una bambina, con i capelli sempre arruffati e le ginocchia perennemente sbucciate. È come se fosse rimasta indietro. E quando arriva alla casa al mare dove ogni anno trascorre le vacanze, scopre con stupore e tristezza che anche lì è destinata a sentirsi quella fuori posto, inadeguata: le compagne di gioco di una vita ora sono interessate solo allo smalto e ai ragazzi, il rapporto con il suo migliore amico è improvvisamente complicato, e tutti sembrano essere cresciuti tranne lei. Dov’è la sfavillante Terry, la versione di sé sicura e matura, che aspetta da tempo?, si chiede ogni giorno guardandosi allo specchio. Ma proprio quando Teresa si è ormai rassegnata a trascorrere un’estate terribile, ecco comparire Agata. Dolce e forte al tempo stesso, sincera, gentile e bellissima, conquista subito l’affetto e la simpatia di Teresa. E molto più: le fa battere forte il cuore, sudare le mani, sognare il primo bacio… Un romanzo che con delicatezza e sincerità cattura la protagonista proprio mentre si trasforma e si cerca, divisa tra la paura di conoscersi e il desiderio fortissimo di emozionarsi.

  • Marchio: Rizzoli
  • Collana: Ragazzi
  • Prezzo: 16.00 €
  • Pagine: 156
  • Formato libro: 21.0×13.5×1.2
  • Tipologia: CARTONATO
  • Data di uscita: 25/05/2021
  • ISBN carta: 9788817156233

Sapete cos’è un romanzo di formazione? È un genere letterario che riguarda l’evoluzione del protagonista verso la maturazione attraverso le sue esperienze, i suoi errori e i suoi traguardi. Per lo più viene associato ai libri per ragazzi (Pinocchio, Cuore, Harry Potter) in quanto sono i giovani coloro che traggono più beneficio dalla lettura.

Come le cicale è un romanzo di formazione in piena regola che riesce a parlare in modo diretto al cuore dei lettori, riuscendo a superare la barriera dell’età. Definirlo un romanzo per bambini sarebbe riduttivo. Secondo me, alcuni libri vanno oltre la gabbia del target di appartenenza, un po’ come Peter Pan e Alice nel Paese delle Meraviglie (chi di voi non li ha letti anche da adulti?) divenendo dei romanzi evergreen, senza tempo.

Foto di Simon Berger da Pexels

Con questo libro, Fiore Manni dà un importante messaggio a tutti i ragazzi che la seguono: amare qualcuno, indipendentemente dal genere di appartenenza, non è qualcosa di sbagliato, anzi, è qualcosa che ci fa stare bene. E lo fa attraverso la storia di Teresa, un’adolescente alle prese con il primo batticuore. Chi di noi non è mai stato curioso di provare quell’emozione che tutti chiamano “amore”? Baciare qualcuno, toccarlo, passarci un po’ di tempo insieme. È una cosa naturale, che gli adolescenti vivono con trasporto e confusione.


Ora non aveva nessuna fretta di arrivare. Voleva stare così, accanto alla sua nuova amica, perché Agata la faceva sentire come se fosse già nel posto giusto.


Ambientato negli anni ’90, Come le Cicale ha il potere di rievocare ricordi sopiti nel tempo. Anche io, proprio come la protagonista, ho vissuto delle estati indimenticabili in un campeggio in Calabria ospite da un amico. Lì ho conosciuto persone che sento tuttora e ho vissuto la mia prima, sdolcinata cotta per una ragazzina (a proposito, chissà che fine avrà fatto?). A ben pensarci, se mi guardo indietro, sono stati proprio quegli anni a cambiarmi, anche nel mio modo di affrontare le situazioni. Così come succede a Teresa, che all’inizio non riesce a gestire il suo carattere insicuro ma che nel corso della storia imparerà ad amarsi per quella che è.

Lo stile di Fiore è semplice e scorrevole, adatto sicuramente alla tipologia del racconto. Se con Jack Bennet, la saga per ragazzi composta da due volumi, si è fatta conoscere per il suo mondo strambo pieno di ironia e divertimento, qui ci fa scoprire un suo lato inedito, forse più intimo, più sussurrato. All’inizio ero rimasto deluso dal numero esiguo delle pagine (circa centocinquanta), però, a fine lettura, mi sono reso conto che è perfetto così com’è. Probabilmente, se lo avesse allungato per esigenze commerciali non sarebbe stato lo stesso, per cui un plauso all’autrice per aver saputo mettere la parola fine al momento giusto.



Si è parlato molto della tematica LGBT presente nel libro, per cui non mi dilungherò più di tanto; quello che penso sia importante è come Teresa riesca a sbloccarsi e a reagire di fronte alle difficoltà. Probabilmente, crescendo si innamorerà di qualcun altro, tornerà sui suoi passi o, non so, resterà per sempre con Agata. A me del racconto ha conquistato la fotografia del momento, un’estate che Terry porterà sempre nel cuore. Quando sarà grande, si guarderà indietro e ripenserà con affetto alle chiacchierate fatte con Leo, alla gita in pedalò finita male, alle lunghe corse in bicicletta.

Mamma dice di non avere fretta. Se non hai fretta le cose accadono prima.

Ringrazio come sempre la Casa Editrice Rizzoli per avermi dato l’opportunità di recensire questo romanzo. Spero di poter leggere al più presto un nuovo libro di Fiore Manni e di scoprire cosa di nuovo avrà in serbo per noi lettori.


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Recensione: “Jack Bennet e il Viaggiatore dai mille volti” di Fiore Manni

Sembrava un normale sabato mattina, anche se c’era ben poco di normale in Jack Bennet. Da quando era diventato l’apprendista di Flixibelius, il Padre di Tutte le Cose, poteva ben dire di aver vissuto esperienze “fuori dal comune”.

Sarebbe bello possedere una chiave passe-partout e poter visitare grazie a essa un’infinità di mondi fantastici, popolati da animali parlanti, personaggi stravaganti e da tartarughe giganti. Ma se ciò non ci è permesso, nulla ci impedisce di fantasticare grazie alle avventure di Jack Bennet, la dilogia pubblicata da Rizzoli, che ringrazio per la collaborazione. Prima di parlarvi in modo approfondito del libro, leggiamo insieme la quarta di copertina:

Ogni sabato e ogni domenica Jack Bennet indossa un completo di velluto nero, si lega un odioso fiocco al collo e aspetta che alle nove in punto il suo maestro arrivi a prenderlo. È diventato l'apprendista del Padre di Tutte le Cose. Ma come si fa a imparare il mestiere dell'uomo che regge l'equilibrio dell'universo? Jack spera di tornare a viaggiare in Mondi straordinari come l'Oceano di Foglie o il Palazzo dell'Architetto dei Sogni, ma sembra che il Padre di Tutte le Cose abbia altri progetti per lui. Più percorrono insieme le piovose strade d'Inghilterra e più il ragazzo freme d'impazienza. Un sabato mattina il maestro non si presenta, e nemmeno il giorno dopo né quello dopo ancora. Jack ha con sé la chiave passe-partout per aprire ogni serratura, lo strumento magico per passare in altri Mondi, ma il Padre di Tutte le Cose gli ha raccomandato di non usarla senza il suo permesso. Che cosa fare, allora? Aspettare, magari all'infinito, o farsi coraggio e infilare quella chiave in una serratura che potrebbe portarlo in luoghi tenebrosi, dove il pericolo è in agguato e la vita sempre a rischio? Armato come sempre di gentilezza e curiosità, Jack Bennet torna, ci prende per mano e ci trascina in avventure mozzafiato, perché ora è pronto ad affrontare la paura e a confrontarsi con l'oscurità. Età di lettura: da 10 anni…

Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti è il secondo libro della saga di Jack Bennet, il personaggio creato dalla fervida mente di Fiore Manni, che forse tutti voi conoscete per aver condotto il programma per ragazzi “Camilla Store”. Ed è sempre ai ragazzi che Fiore si rivolge, stavolta però in veste di scrittrice.


Vi ho già parlato del primo libro, Jack Bennet e la chiave di tutte le cose, qualche mese fa (se volete recuperare la recensione cliccate qui) e, devo dire la verità, anche il sequel ha mantenuto le aspettative. Ho ritrovato lo stile fresco e pulito di Fiore Manni e le sue idee stravaganti. A dir la verità, però, mi è mancato quel non so che per farmelo amare davvero. Non so, spesso mentre leggevo pensavo tra me e me “Ma c’era davvero bisogno di fare un secondo volume?”. Mi spiego meglio, perché non vorrei risultare cattivo. Con il primo libro, l’autrice aveva dato vita a qualcosa di veramente bello, con dei personaggi molto caratteristici e con una storia che iniziava e finiva in un cerchio perfetto. Ricordo di aver amato ogni singola pagina di quel libro, e quando lo avevo finito avevo provato una gioia immensa. Sapete quando vi sentite davvero soddisfatti di un libro e non vedete l’ora di parlarne con tutti? Ecco, io ero proprio in quel mood.

Leggere il sequel di un libro che si è amato alla follia è sempre molto rischioso, perché è normale cmetterlo in paragone con il precedente ed è davvero difficile emozionarsi allo stesso modo. Non è impossibile, ci mancherebbe, ma è difficile.

Penso per esempio a Jurassic Park, il film del 1993 che è praticamente il mio preferito in assoluto e che avrò visto un centinaio di volte; purtroppo non posso dire lo stesso per i suoi sequel, che secondo me peccano un po’ per l’aspettativa troppo alta. Magari è un problema mio, non so. Fatemi sapere se voi la pensate in modo diverso.

Fatto sta che anche Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti secondo me pecca di non essere più una novità. Forse tutto quello che Fiore Manni doveva dire sulla storia l’ha già detta nel primo volume, forse lo ha voluto scrivere per l’inatteso successo del primo libro; ripeto, non lo so, ma a me non ha convinto fino in fondo.

Qualsiasi madre inglese avrebbe preferito sentire che suo figlio aveva trascorso il pomeriggio a bighellonare anziché a scalare una gigantesca tartaruga dorata alla ricerca di una porta per entrare nel suo carapace, in compagnia di una ciurma di pirati che navigava su un oceano di foglie…

A parte questa mia riflessione del tutto personale, vediamo di approfondire alcuni aspetti del libro che, tutto sommato, reputo comunque di ottima qualità, per tante cose.


Da un anno e mezzo a questa parte, Jack Bennet è diventato a tutti gli effetti l’apprendista di Flixibelius, il Padre di Tutte le Cose, colui che gli ha donato la chiave passe-partout per aprire ogni tipo di serratura. Cosa vuol dire questo? Che in futuro Jack sarà il garante dell’equilibrio dell’universo! Cosa non da poco, vero?

Per questo motivo, Jack viaggia in lungo e in largo con Flixibelius e visita nuovi mondi, ma sempre il sabato e la domenica, perché negli altri giorni continua ad andare a scuola come un qualunque ragazzo della sua età. Quando però il Padre di tutte le cose scompare, Jack decide di andarlo a cercare da solo, e da quel momento in poi verrà coinvolto in una serie di avventure che lo porteranno a scoprire cose che lo lasceranno a bocca aperta, tra cui la vera identità del viaggiatore dai mille volti. Chi è costui? E cosa vuole proprio da Jack?

Mentre leggevo il libro i miei pensieri andavano spesso a Doctor Who che, per chi non lo sapesse, è una famosissima serie televisiva inglese che ha per protagonista un Signore del Tempo che esplora l’universo a bordo del Tardis in compagnia di un umano, di solito una ragazza.

Ecco, più andavo avanti nella storia più avvertivo una forte somiglianza; il che è un bene, perché sono sicuro che Fiore Manni ami il Dottore quanto me e si sia ispirata a lui per la realizzazione dei personaggi. Se nel primo volume non avevo fatto caso a questo particolare, forse perché tutta la trama girava intorno a Jack, nel secondo invece, specie dopo che il ragazzino diventa a tutti gli effetti l’aiutante del Padre di tutte le Cose, si nota molto di più. Se fosse davvero una citazione ne sarei davvero felice, visto che Doctor Who è uno dei miei telefilm preferiti in assoluto!

Poi la butto lì: e se vi dicessi che ci ho visto anche qualche citazione de La Torre Nera di Stephen King? Specialmente in un passaggio, quando l’autrice scrive “Il Padre di tutte le Cose lo spinse con delicatezza oltre la soglia e Jack si ritrovò davanti una distesa di sabbia bianca e soffice”. A un certo punto mi aspettavo uscisse fuori qualche aragosta!Se davvero ci ho azzeccato e scopro che Fiore Manni ama sia il Dottore che il Re allora mi rimangio tutto quello che ho detto all’inizio!

Dobbiamo essere invisibili, ragazzo. Possiamo intervenire solo quando ve n’è il bisogno, dopodiché dobbiamo rimanere un ricordo vago e nebbioso nella mente della gente.

Per quanto riguarda lo stile, a differenza del primo libro, che ho trovato spassoso, colorato e bizzarro, in questo ho visto una maturazione nello stile dell’autrice, specie nelle intenzioni. Se nel primo c’era luce, in questo abbiamo ombre. Se nel primo c’erano nuvole fatte di sogni, qui il fumo denso e insidioso è composto da incubi.

Mi è piaciuta molto la contrapposizione tra l’Architetto dei Sogni e quello degli Incubi, il bene e il male che si fronteggiano, ma non tutto è come sembra.

Mi è piaciuta meno la parte del circo. Ecco, lì mi sono annoiato e di sicuro ne avrei fatto a meno. Pur se importante per l’economia della trama (ci sono delle rivelazioni sconcertanti) ho avvertito un senso di rallentamento, come se la stessa autrice provasse fatica a continuare la storia. Non so, forse sono io che mi aspettavo qualcos’altro, ma così è, anche se mi sento di dire che la qualità del libro rimane alta e sono sicuro che piacerà alla maggior parte di voi.

Video su YouTube!

In conclusione, Fiore Manni riprende gli stessi stilemi che hanno portato al successo il suo primo libro, senza però aggiungere davvero qualcosa di nuovo. Forse le mie aspettative erano troppo alte, forse sarebbe stato meglio per l’autrice prendersi più tempo per ragionarci sopra, non lo so. Nel dubbio, la promuovo comunque, anche se la lode la terrò da parte per il suo prossimo libro.

Fatemi sapere se la mia recensione vi è piaciuta e, se vi va, continuate a seguirmi!

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Recensione “Jack Bennet e la chiave di tutte le cose” di Fiore Manni

Gli ingranaggi, mio caro Jack, non sempre funzionano come dovrebbero. E farli funzionare è un lavoro così duro da risucchiarti tutte le energie.

Come dice la stessa autrice nei ringraziamenti alla fine del libro, vivere in un mondo tutto nostro non è una cosa negativa se possiamo estendere l’invito agli altri.

Penso che questa frase rappresenti in pieno lo spirito di  “Jack Bennet e la chiave di tutte le cose”, edito da Rizzoli, quello cioè di portare i lettori in mondi stravaganti, popolati da pappagalli parlanti, da libri non ancora scritti e da foglie su cui è possibile navigare.

Nutrivo molte aspettative nei confronti di questo libro poiché ne ho sempre sentito parlare bene e anche perché Fiore Manni ha una creatività fuori dal comune.

Per cui, come mai ho aspettato così tanto per leggerlo? Beh… sapete quando siete convinti che un libro sia davvero, ma davvero bello, però allo stesso tempo avete paura di leggerlo per non rimanere delusi? Ecco, io avevo il timore di offuscare la stima che ho nei confronti di Fiore “artista”, perciò ho sempre rimandato per non dover esprimere un’opinione su Fiore “scrittrice”. 

Dopo tanto tempo mi sono finalmente deciso a leggere il primo volume (era ora, eh?). Ebbene sì: L’ho letto! Ho un mia opinione! E, pensate un po’? Devo dire che non sono rimasto deluso, anzi: è anche meglio di quel che mi aspettavo!

Prima di parlarvi del romanzo, però, è sempre bene partire con la trama, anche per dare un benvenuto a chi ancora non ha avuto il piacere di leggerlo.

Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri, forse solo un pochino più basso e più magro della media. Ogni mattina si alza, si avvolge intorno al collo la lunga sciarpa a righe azzurre che gli ha lasciato suo padre ed esce per le fumose vie di Londra. Come molti ragazzi del suo tempo lavora in fabbrica, perché la mamma è malata, e in famiglia non c’è nessun altro che possa provvedere a loro. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo del tutto fuori luogo, con il suo elegante completo viola nel bel mezzo della grigia città. Jack lo osserva incuriosito e lo saluta educato, poi lo ascolta con attenzione. E fa bene, perché la più grande delle avventure può cominciare in un giorno qualunque. L’uomo gli consegna una chiave, e con quella Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, dove incontra pappagalli tipografi, libri magici per tutte le occasioni, navi pirata, una ragazzina spavalda ma non troppo, un drago che sputa vapore e colleziona tesori. E molto, molto altro. La storia di Jack ci risucchia e non ci molla; ci porta su mari senz’acqua e davanti a misteriose creature, facendoci palpitare, emozionare, e ridere anche, fino alla fine.

Jack Bennet e la chiave di tutte le cose, primo volume di una serie per ragazzi, è l’esempio perfetto di come sia ancora possibile trovare libri di ottima qualità scritti da autori italiani. Io dico sempre che dovremmo valorizzare di più i nostri scrittori. Insieme a Manlio Castagna, autore di Petrademone (che vi consiglio caldamente di leggere), Fiore Manni rappresenta sicuramente la nuova promessa dell’editoria per ragazzi.

Dopo aver condotto per anni il programma di successo chiamato Camilla Store, Fiore debutta con un libro per la Rizzoli in cui butta dentro tutto il suo mondo colorato e bizzarro.

Qualcuno potrebbe pensare che il libro non rappresenti una grossa novità nell’editoria per ragazzi. Alzi la mano chi non ha mai letto almeno una volta nella vita un libro in cui il protagonista varca una porta e si ritrova in un mondo magico (Le cronache di Narnia, per dirne uno). Secondo me il segreto di un buon libro non sta tanto nella storia in sé, ma di come viene raccontata. È lo stile che rende una storia memorabile o, ancora meglio, la potenza della scrittura. E Fiore Manni ha il dono di saper scrivere, altroché se lo sa fare.

Innanzitutto, già dalla presentazione, l’autrice augura al lettore un buon viaggio con una frase che a me è piaciuta molto nella sua semplicità: “I libri sono chiavi per visitare Mondi, quindi ecco qui la tua: buon viaggio”. Il lettore diventa quindi ufficialmente il proprietario del libro, fiero di poter leggere questa storia indirizzata direttamente a lui. 

Il testo, poi, ha una potenza visiva incredibile. Alcune parole si ripetono spesso,  in modo da rimanere più facilmente nella nostra testa. A fine lettura, per esempio, a me sono rimaste impresse “crostata di mirtilli”, “sciarpa a righe azzurre”, “cassetto (o lo schedario, o il baule)”.  Sono sicuro che quando passerò accanto alla mia libreria e getterò uno sguardo su questo volume, mi ricorderò con piacere di queste parole e sorriderò con nostalgia. 

Illustrazione interna di Fiore Manni

Il testo, all’apparenza semplice ma molto ricercato, è molto personale. Penso che nessun altro avrebbe potuto scrivere questa favola se non Fiore Manni. C’è la sua impronta, il suo marchio di fabbrica. Grazie al suo modo di porsi nella scrittura, usando un tono gentile e educato, ma anche ironico e strano, prende il lettore per mano e lo invita a vivere le avventure insieme al protagonista Jack, un bambino come tutti gli altri, forse un pochino più basso della media, che ama le torte di mele come qualsiasi bambino di dieci anni.

Quando una persona lascia definitivamente il proprio Mondo, liberiamo i sogni archiviati. Ecco cosa sono tutte quelle nuvole lassù, ed è per questo che sono così deliziose: sono un miscuglio dei sogni più belli di tutti i Mondi.

Sapete qual è la domanda più frequente che i lettori si pongono quando leggono storie di avventura? “Come mai l’autrice ha scelto proprio quel protagonista e non un altro? Qual è il suo talento?”

Beh, sicuramente Fiore Manni potrebbe rispondervi meglio di me, però, siccome ci sono io a scrivere la recensione, vi dico come la penso io.

La risposta secondo me è molto semplice. Jack rappresenta tutti noi, persone comuni,senza particolari abilità. Jack però ha molto coraggio e molta determinazione. Di fronte alle difficoltà lui non si tira mai indietro e il carattere lo porta a essere molto curioso e a voler sapere sempre di più. Io credo che Fiore abbia voluto dar vita a un personaggio in cui i ragazzi si potessero rispecchiare facilmente. E secondo me c’è riuscita alla grande.

Durante il suo viaggio, Jack Bennet visiterà mondi bizzarri popolati da personaggi ancora più bizzarri, si impegnerà al massimo per aiutare gli amici in difficoltà grazie alla sua spiccata intelligenza e cercherà di scoprire il mistero che si nasconde dietro la misteriosa chiave d’oro regalatagli dal Padre di Tutte le Cose. Del resto, come diceva sempre il papà di Jack al figlio, “quando ci sono i problemi noi abbiamo solo soluzioni”.

Nel libro, Fiore Manni mette in scena parecchi animali che interagiscono con il bambino.  Magari sono stati scelti a caso per far divertire i lettori, ma io mi sono divertito a ragionare sulla loro simbologia. Vediamo un po’ cosa ne è uscito fuori!

  • Jack e i pappagalli.

L’uccello indica un talento indiscusso e simboleggia il più delle volte l’intelligenza: come ho detto in precedenza, il bambino cerca di sfruttare la sua intelligenza per risolvere alcuni problemi che si trova davanti.

  • Jack e i conigli.

Il coniglio rappresenta il simbolo della crescita e della nuova vita, nonché del conforto e della vulnerabilità. In un passaggio, Jack sogna suo padre e inizia ad affrontare il tema della sua scomparsa. Pian piano, infatti, inizia a maturare la consapevolezza della sua assenza.

  • Jack e la tartaruga gigante.

La tartaruga rappresenta la tenacia e la forza, ma anche la saggezza. Direi che calza alla perfezione con il messaggio che l’autrice vuole dare ai suoi lettori: quello cioè di credere in se stessi e di lottare per raggiungere i propri obiettivi.

Se sguazzare nell’inchiostro non era affatto male, farsi aspirare l’arcobaleno di dosso faceva un gran solletico.

Più andavo avanti con la storia e più mi rendevo conto di quante cose in comune abbia questo libro con Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, il capolavoro di Lewis Carroll del 1865. Anche in quel libro infatti la protagonista si trova a vivere avventure al limite dell’assurdo e il tutto avviene con estrema genuinità. Altro riferimento al mondo della letteratura dell’infanzia è senza ombra di dubbio La Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl (sono abbastanza sicuro che l’autrice sia una sua fan, anche per il suo modo di scrivere). Inoltre, la tartaruga gigante che si vede verso la fine io l’ho immaginata come Morla, quella che si vede ne La Storia Infinita di Michael Ende; ve la ricordate?

Guardate il video su YouTube (e iscrivetevi al mio canale)

In conclusione, Jack Bennet mi è piaciuto da matti. Lo consiglierò a chiunque mi chiederà dei suggerimenti di lettura perché merita davvero. Ringrazio la Rizzoli per avermi dato l’opportunità di recensirlo e adesso non vedo l’ora di leggere il seguito della storia, Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti: sono convinto che sarà all’altezza del primo!

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Recensione “Gli Inadottabili” di Hana Tooke

Sotto le stelle ti ho trovata. Sotto la luna ti ho perduta.

Se qualcuno vi chiedesse: “Cos’è per voi la famiglia?”, voi cosa rispondereste? Molti di noi sono abituati ad associare la famiglia ai nostri genitori, ai nostri fratelli e sorelle, e diamo per scontato che anche per tutti gli altri sia questo il concetto assoluto del nucleo sociale. Non lo facciamo per insensibilità o egoismo, certo, però sarebbe bene avere in mente che la famiglia non è solo questo. Ci sono per esempio tanti bambini che vivono in orfanotrofio o nelle case famiglia, che potrebbero rispondere nei modi più disparati possibili. “Io non ho mai conosciuto la mia mamma e il mio papà”, dirà qualcuno, “La mia famiglia sono i miei amici”, dirà qualcun altro. E se ci pensate è così. Il nostro cuore identifica l’amore in tante forme diverse che non sempre rispondono ai canoni che la società ci impone.

Grazie a Gli Inadottabili, il libro di Hana Tooke edito da Rizzoli, ho imparato questa bella lezione. Dopo averlo letto, anch’io mi sono sentito speciale come i cinque orfanelli, perché in qualche modo grazie al libro si è creato un legame particolare tra me e loro, li ho adottati, sono entrati a far parte della mia famiglia. Mi sono sentito il cuore colmo di gioia. Questa è la magia dei libri per ragazzi, e questo è il motivo per cui continuo a leggerli anche se ho ormai superato i trent’anni.

La storia parte da un orfanotrofio chiamato Il Piccolo Tulipano. Siamo ad Amsterdam, nel 1880. Elinora Gassbeek, la direttrice dell’orfanotrofio, ha imposto tre semplici regole che le persone che vogliono abbandonare i neonati sono tenute a rispettare:

  • Il neonato dev’essere avvolto in un lenzuolino di cotone.
  • Il neonato dev’essere sistemato dentro un cesto di vimini.
  • Il neonato dev’essere lasciato sul gradino più alto.

In tutti i suoi anni di servizio, la direttrice non ha mai riscontrato problemi con le Regole per l’Abbandono finché, un giorno, iniziano ad arrivare cinque neonati nei modi più impensabili possibile. Questi orfanelli hanno tutti una caratteristica peculiare che li contraddistingue gli uni dagli altri ma che ‒ ahimè ‒ diventa un ostacolo per la loro adozione. Quando i pretendenti genitori arrivano all’istituto e si ritrovano davanti una bambina con sei dita per mano oppure un ragazzino con la pelle scura, preferiscono andare sul sicuro e acquistare (sì, esatto, perché nel libro i bambini vengono venduti proprio come oggetti) un bambino da loro considerato normale.

Ma gli inadottabili, così vengono chiamati proprio dalla perfida signora Gassbeck, non si perdono d’animo; un giorno, infatti, uno di loro ha un’idea geniale: se nessuno ci vuole, ci adotteremo da soli!

Milou rimise tutto nel cesto e prese il suo pupazzo, stringendoselo al cuore che le batteva forte. Da piccola, era stata certa che anche al gatto di pezza battesse il cuore.

La vera forza di questo libro sono sicuramente i giovani protagonisti, uniti tra di loro da un destino comune. Dita, Finny, Milou, Oval e Sem sono degli orfani che hanno ormai compiuto i dodici anni e sono ben coscienti che, se già è difficile che un bambino venga adottato, per loro, che hanno ormai superato l’età massima, è praticamente impossibile! L’unica occasione che sembra riaccendere in loro una speranza si presenta sotto forma di un ricco signore di nome Rotman, che all’apparenza sembrerebbe intenzionato ad adottarli addirittura in un unico pacchetto. Ma Milou, dotata di un senso speciale che l’avverte di un pericolo imminente, caratterizzato da un formicolio alle orecchie, sa che qualcosa non va e avverte i suoi compagni. Ed è da questo momento che ha inizio l’avventura, la loro occasione per essere liberi.

I ragazzini sono tutti caratterizzati ognuno in modo diverso e con una propria personalità; in fondo, l’amicizia è questo: accettarsi l’un l’altro per quello che si è, andare oltre le apparenze. Loro sono una famiglia, pronti a sostenersi a vicenda e ad affrontare le avversità con coraggio e determinazione.

Nel corso della storia, alcuni dei protagonisti si ritroveranno a fare i conti con il proprio passato mentre altri scopriranno la semplicità di un sorriso, troppo a lungo dimenticato.

Tra tutti, la mia preferita è senza ombra di dubbio Finny, la piccolina che non parla e che spesso è messa in ombra da personalità ben più ingombranti. Non so perché ma mi sono molto affezionato a lei, amante dei topolini e dei gufi, che riesce a comunicare coi suoi amici con dei semplici gesti.

“Non ho avuto altro che delusioni, finora, quindi che importa se ce ne sarà ancora qualcuna? Nel bene o nel male, io devo sapere come sono andate le cose. Ho bisogno di risposte”.

Al contrario, e qui so già che mi attirerò probabilmente l’antipatia di molti lettori, il personaggio che mi è piaciuto di meno è stranamente Milou, la protagonista indiscussa di tutto il romanzo. Come mai, vi chiederete voi? A causa delle sue orecchie! Sì, esatto, non sto scherzando!

Come ho scritto sopra, Milou ha questo “dono”, chiamamolo così, un prurito alle orecchie, che scatta quando c’è qualcosa che non va. Purtroppo, però, l’autrice tende a rimarcarlo troppo spesso, e se all’inizio questo formicolio può risultare anche divertente, dopo un po’ annoia. Mi ha ricordato molto un altro libro bellissimo, l’Attraversaspecchi, dove l’autrice ci ricordava ogni secondo di quanto il protagonista maschile fosse alto. Peccato, anche perché questa per me è comunque l’unica nota stonata che ho trovato.

Per il resto, ho amato ogni pagina di questo libro. Le atmosfere rurali di Amsterdam, il mulino di Bram Poppenmaker, i burattini, il gufo, anche la vita difficile all’orfanotrofio. Tutto è scritto in modo perfetto. Mi si è stretto il cuore quando mi sono accorto che mi stavo avvicinando alla fine. La particolarità di questo romanzo è quella di farci affezionare così tanto agli orfani che fa venire davvero la voglia di poterli adottare. Secondo me, chi avrà la fortuna di poterlo leggere, potrà orgogliosamente dire di aver preso anche lui parte alla loro storia.

I disegni, poi, meritano un elogio a parte. Ogni inizio capitolo ha una cornice al cui interno viene raffigurata una scena che il lettore andrà a leggere. Opera di Ayesha L. Rubio, le illustrazioni sono cupe, particolari, bizzarre. In una parola: magnifiche. Mi hanno ricordato molto il talento visivo di Tim Burton, un po’ “La sposa cadavere”un po’ “Frankenweenie”, ma non nello stile, quanto nelle intenzioni. Forse perché mentre leggevo il libro mi immaginavo un’eventuale trasposizione cinematografica e la mia testa passava in rassegna tutti i film del maestro. Fatemi sapere se anche voi avete avuto quest’impressione.

Vi ricordo che su YouTube potete anche trovare il video in cui continuo a parlarvi del libro. Se avete voglia di vedere come mi impappino, cliccate qui sotto:

Ringrazio di cuore la Casa editrice Rizzoli per avermi fatto scoprire questa meraviglia e per aver accettato di collaborare con me. Fatemi sapere se lo avete letto, se avete intenzione di farlo o, perché no, di regalarlo a qualcuno in vista del Natale!

Ci vediamo alla prossima!

Rizzoli: https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/gli-inadottabili/

  • Marchio: Rizzoli
  • Collana: Ragazzi
  • Prezzo: 17.00 €
  • Pagine: 416
  • Formato libro: 21.0×13.5×3.3
  • Tipologia: CARTONATO
  • Data di uscita: 01/09/2020
  • ISBN carta: 9788817146814