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Recensione | La Casa di Cenere, di Angharad Walker

“A volte il dormitorio della Casa di Cenere dava l’impressione di essere una cosa viva. Forse era la vegetazione che a poco a poco lo invadeva, reclamandolo alla terra”.


Pensate anche voi che alcuni libri siano adatti per essere letti in un determinato periodo dell’anno? Per esempio, La mia famiglia e altri animali, di Gerald Durrell, io l’ho sempre associato all’estate, così come La fabbrica di cioccolato, di Roald Dahl, all’inverno.

Secondo me il periodo perfetto per potersi gustare al meglio La Casa di Cenere, lo Young Adult di Angharad Walker edito da Rizzoli, è l’autunno. Proprio adesso che sto scrivendo la recensione, ho l’immagine del protagonista che calpesta le foglie secche davanti alla casa di cenere insieme a Indi.

Ho parecchie cose da dire su questo libro – alcune positive, altre che non mi hanno convinto del tutto – ma parto subito ammettendo che, per la prima volta, mi trovo in difficoltà per varie ragioni. Forse non l’ho compreso appieno, forse avrei bisogno di una rilettura per afferrare le varie sfumature, non so… 

Facciamo così: intanto leggete la trama qui sotto per avere un’idea generale del libro; poi, insieme, proviamo a sbrogliare tutta la matassa dei pensieri che mi frullano per la testa.

Quando arriva alla Casa di Cenere, il ragazzo nuovo è in cerca di una cura per il male alla schiena che lo tormenta da tempo, ma anziché capitare nell’ennesima clinica si trova davanti a una dimora con le pareti di fumo e viene accolto da un gruppo di ragazzi che lo ribattezzano Sol, per Solitudine. Hanno nomi strani, come Concordia o Giustizia, e tengono in gran conto la Bontà. Sol impara a vivere con loro seguendo le regole dettate dal misterioso Direttore, di cui tutti aspettano il ritorno con ansia. Presto si accorge, però, che quella casa è l’opposto di un luogo dedicato alla cura. Non si può per alcun motivo essere malati né cercare di andarsene. Finché un giorno arriva il Dottore… “La Casa di Cenere è una storia di bambini soli e in gruppo, spaventati e coraggiosi, sottomessi e capaci di ribellarsi. Età di lettura: da 11 anni.


“Ammirò i muri che sfumavano nell’aria. Il contorno della casa si confondeva e si gonfiava mentre il vento la investiva. Il fumo vagava sopra l’erba lucida intrisa di pioggia, pervadendo il mondo dell’odore di falò”.


| LA CENERE.

La cenere è il residuo solido della combustione. In molte culture è considerata il simbolo della morte, della purificazione e della resurrezione. La cenere è anche l’elemento che ricorre costantemente in questo romanzo in modo prepotente e che lascia tanti dubbi al lettore. Dubbi che per lo più rimangono sospesi nell’aria e che rendono difficile una chiara interpretazione.

Come sapete, ci sono due tipi di scrittori: quelli che garantiscono al lettore di avere tutte le risposte a portata di mano e quelli che invece gioiscono nel lasciarlo con mille domande. Angharad Walker appartiene alla seconda categoria, perciò vi avviso: se cercate una lettura rassicurante, La Casa di Cenere non è roba per voi.

|A ME RICORDA MOLTO…

Solitudine arriva in un luogo misterioso in cui vivono dei ragazzi che non hanno mai vissuto nel mondo esterno. Ha una malattia che nessun ospedale sembra saper curare; inoltre ha un passato tragico: i suoi genitori sono morti in un incendio (che la casa di cenere sia in qualche modo collegata all’incidente?).

Tutt’intorno all’area c’è una specie di recinzione che non può essere oltrepassata (ma non ne conosciamo il motivo), sotto la casa vivono delle creature molto pericolose e il lago nella foresta ha dei poteri miracolosi.

Questi e tanti altri elementi mi hanno portato a riflettere su una cosa: all’autrice non interessa che il lettore riceva delle risposte; al contrario, la sua intenzione è quella di incuriosirlo, di trasmettergli ansia. Sicuramente è riuscita nel suo intento (io, per esempio, non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine) però sono rimasto col dubbio se ci abbia presi tutti in giro.

In rete non ho letto nessuna dichiarazione in merito a un eventuale sequel; perciò, dovrei supporre che questo sia stato concepito per essere un volume autoconclusivo. Se così fosse, mi sentirei tradito perché è troppo facile tirare il sasso e nascondere la mano. Avete presente Lost, partito col botto, che di puntata in puntata aggiungeva sempre più misteri ma che poi, alla fine, ha lasciato molti telespettatori con l’amaro in bocca? Ecco, non vorrei che l’autrice avesse preso come modello di riferimento proprio la serie di J.J. Abrams!

Se questo invece fosse il primo volume di una saga ritiro tutto quello che ho detto e chapeau all’autrice per essere riuscita a creare una storia così avvincente e piena di suspence.  Come vedete, sono parecchio confuso.

Se dovessi accostare La casa di cenere a una saga per ragazzi la prima che mi viene in mente è Maze Runner – Il Labirinto di James Dashner. Anche lì ci sono dei ragazzi che vivono in un luogo misterioso, in cui non ci sono adulti e da cui non è possibile scappare, e soprattutto anche lì ci sono delle creature (se non ricordo male dei ragni giganti) che tentano di ucciderli se solo loro provano a superare il confine. Direi che la trama tra i due è molto simile, anche se c’è da dire che, almeno per quel che mi riguarda, la qualità di uno scrittore si vede dal modo in cui si approccia alla scrittura. Pur partendo da una base simile, una storia può prendere una piega diversa a seconda dello stile e dal modo di saper narrare.


“Provare a guardare oltre il giorno in cui avesse smesso di provare dolore era difficile. Ma sperava che ci fosse qualcosa lì. Una bontà.”



Tratto dalla versione inglese del libro

| COSA MI È PIACIUTO?

Ci sono tanti motivi per cui mi sento di promuovere il libro. Innanzitutto, per i protagonisti. Oltre a Solitudine, ci sono tantissimi altri ragazzi che abitano la casa di cenere e tutti con un carattere ben definito. L’autrice riesce a scavare a fondo nelle varie personalità donandogli spessore. Io mi sono molto affezionato a Indipendenza perché ha un modo tutto suo di vedere il mondo, mentre non ho ben capito la storia del Dottore (no spoiler) e i motivi che lo spingono ad agire in quel modo.

Mi è piaciuta davvero tanto l’ambientazione inquietante (stile Tim Burton): l’edificio col muro di cenere, la serra marcescente dove dormono i ragazzi, la baracca che si sposta da un luogo a un altro (perché? Lost docet!) e la casa piena di misteri non ancora esplorata.

Infine, mi sono piaciuti gli Sgusci, le creature infernali che assomigliano a dei cani e che sembrano usciti da un libro di Stephen King.

|COSA MI È PIACIUTO MENO.

Come ho detto, le domande senza risposta mi hanno fatto storcere il naso. Senza entrare troppo nel dettaglio, la storia sembra la prima stagione di un telefilm. Cosa provate quando vi appassionate a una serie televisiva e poi scoprite che ha un finale aperto? Sicuramente non vedete l’ora di vedere le altre stagioni, no? E se invece non ci sono nuove stagioni ma finisce in quel modo? Non so voi, ma in questi casi io mi arrabbio tantissimo! Spero quindi che questo sia il primo volume di una saga e che non termini davvero in questo modo. Altrimenti, sarebbe come aver sprecato una bella occasione.

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  • Marchio: Rizzoli
  • Collana: Ragazzi
  • Prezzo: 17.00 €
  • Pagine: 348
  • Formato libro: 21.0×13.5×2.8
  • Tipologia: CARTONATO
  • Data di uscita: 07/09/2021
  • ISBN carta: 9788817154314
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Recensione “Millennials” di Fabio Cicolani

“Quando un rimedio non esiste, bisogna estirpare il male alla radice. È sempre stato così.”

Cosa succederebbe se un giorno ti svegliassi e scoprissi che tutto quello che sapevi di te stesso in realtà è una finzione, che sei solo il frutto di un esperimento genetico e che ci sono altre persone simili a te? Sicuramente avresti voglia di saperne di più, vorresti comprendere il perché ti ritrovi con dei poteri che ti rendono diverso dagli altri tuoi coetanei, anche a costo di fare del male alle persone a te care.

È quello che succede a Jennifer, una delle protagoniste di Millennials, il romanzo per ragazzi scritto da Fabio Cicolani e pubblicato da La Corte Editore, che ringrazio per questa collaborazione.

Questo libro mi ha conquistato sin da subito per l’ambientazione tutta italiana e per la scrittura molto precisa. Prima di procedere con la recensione, come di consueto partiamo con la quarta di copertina:

Cosa farebbero undici ragazzi in Italia, se scoprissero di avere dei superpoteri? Si infilerebbero davvero delle tutine, cercando di salvare il mondo? No, non i Millennials. Loro, che sono stati creati da un programma di ingegneria genetica, sono adolescenti senza genitori a cui rendere conto e senza particolari responsabilità. Ma il destino presenta sempre il conto, e quello per i Millennials sarà particolarmente salato. Si troveranno infatti costretti a districarsi tra i fili di una macchinazione che è stata tessuta intorno a loro e, tra inseguimenti nel tempo alla ricerca della verità, paradossi e loop temporali che potrebbero mettere a rischio la loro stessa esistenza, i Millennials dovranno imparare a collaborare e a capire il significato più vero di avere amici su cui contare e una casa a cui tornare. Età di lettura: da 11 anni.

Alcuni lettori hanno indicato i Millennials come la risposta italiana agli X-Men. In realtà, pur attingendo a piene mani dal sottobosco mutante, Fabio Cicolani riesce a imprimere una forte personalità al suo romanzo, data dagli obiettivi del tutto diversi dei protagonisti: se i mutanti infatti sono dei supereroi che combattono i malvagi per proteggere un mondo che li teme e li odia, al contrario, ai Millennials non frega proprio niente di mettere i loro poteri al servizio di un bene superiore, anzi, da questo punto di vista sono molto egoisti. A loro importa soltanto scoprire il perché sono nati con delle abilità particolari e senza una mamma e un papà, per cui si mettono alla ricerca delle loro vere origini, intralciando chiunque ostacoli il loro piano. Più che agli X-Men, in realtà io accosterei questo romanzo a Heroes, il telefilm americano andato in onda con successo nel lontano 2006. Ve lo ricordate? Raccontava di un gruppo di persone che scoprivano di avere dei poteri particolari e di come questi avessero effetto sulle loro vite. In special modo, mi ricordo di un persona giapponese, Hiro Nakamura, che aveva l’abilità di viaggiare nel passato e nel futuro ed era un po’ il collante dell’intera serie (ecco, ora mi è venuta la voglia di fare un bel rewatch). Anche in Millennials c’è un viaggiatore del tempo: si chiama Jikan Okawa e anche lui è asiatico (secondo me, è un chiaro riferimento a Heroes).

Inutile dire che Jikan è il mio personaggio preferito, in quanto sin da piccolo ho sempre desiderato andare avanti e indietro nel tempo per sistemare alcuni errori commessi. Ma si sa, meglio non giocare con il passato, non sai mai cosa potrebbe cambiare!

Teaser di Millennials

Infatti, come gli X-Men insegnano, modificando il passato si vengono a creare dei loop temporali in cui i protagonisti sono costretti a vivere lo stesso periodo di tempo in un ciclo continuo senza apparente via di uscita.

“Essere usato per far sparire i nemici e nasconderli nel tempo, è far parte di un piano criminale, vuol dire diventare un mostro che strappa una persona alla sua vita e ai suoi cari e io non voglio più starci”.

Ed è proprio grazie ai continui sbalzi temporali presenti nel libro che viene fuori tutta la bravura dello scrittore. Impegnato a tenere insieme la matassa da lui stesso creata, Fabio Cicolani, insegnante di scrittura creativa che ha già all’attivo diverse pubblicazioni, tra cui Il bambino dei draghi e la serie Monsters’ Park (che voglio assolutamente recuperare), riesce nell’arduo compito di non ingarbugliarsi tra le pieghe spazio-temporali, saltando da un punto di vista a un altro e facendo interagire ben undici personaggi, tutti diversi tra loro.

Vi dico la verità: a un certo punto, ho rischiato di perdere anche il filo del discorso, e precisamente quando alcuni dei personaggi vengono catapultati nel 1984, in Francia. State molto attenti a quella parte, perché io l’avevo presa sottogamba e alla fine invece si è rivelata la storyline più importante!

Se all’inizio il romanzo è ambientato nella Bologna del 2016 (scelta molto azzeccata tra l’altro, in quanto è raro leggere di ragazzi italiani con superpoteri) e ci presenta con molta calma i primi protagonisti – tra i quali Jennifer, la ragazza raffigurata in copertina, e Bennet, che ha il potere mentale di connettersi a qualsiasi rete internet – a mano a mano inizieremo a prendere confidenza con i salti nel tempo, e assisteremo anche alla nascita dell’anomalia avvenuta nel 31 Dicembre del 1999, quando il Millennium Bug aveva mandato in tilt i computer della GenHome che stavano elaborando un DNA ricombinante, capace di alterare i geni di un embrione in modo da renderlo immune alle malattie genetiche.

“I segreti sono come tessere del dominio allineate. Dai un colpo e tutti gli altri vengono giù senza sforzo”.

Ho trovato la penna di Fabio Cicolani asciutta e precisa, capace di esprimere senza giri di parole lo stato d’animo dei vari protagonisti, tutti con un carattere diverso ma tutti accomunati da un unico desiderio: trovare un posto da poter chiamare casa. Non hanno scelto loro di avere dei superpoteri, sono nati così. Non sono dei super eroi e non hanno alcuna voglia di fare i paladini della giustizia. Il loro unico scopo è quello di sconfiggere colui che li ha creati: il misterioso uomo chiamato Magnus Atlas, e per farlo non esiteranno a mettere a repentaglio la loro stessa vita.

Guardate anche il video che ho pubblicato su YouTube!

Promuovo questo libro a pieni voti e mi auguro che la storia dei ragazzi coi superpoteri non si esaurisca qui. L’epilogo infatti lascia uno spiraglio per un eventuale sequel, e io già non vedo l’ora di sapere quale nuova trama tirerà fuori il buon Fabio dal suo cilindro!

Se la recensione vi è piaciuta lasciate un like o condividetela sui vostri Social. Se invece anche voi avete letto il libro scrivetemi cosa ne pensate e se vi trovate d’accordo con me.

Noi ci vediamo alla prossima!